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Aspettando che questo Paese cambi... un’occasione (persa) per cambiare Paese

ovvero... Il concorso MAE per insegnare all’Estero

Di ritorno da una delle esperienze più agghiaccianti e surreali della mia vita (non solo professionale), sento la necessità e il dovere di testimoniare a colleghi e amici la cronaca di quanto accaduto a Roma tra il 1° e il 6 dicembre, in occasione del Concorso indetto dal Ministero degli Affari Esteri (MAE), per il personale docente e ATA da inviare nelle sedi consolari dislocate in tutto il mondo.

I fatti che proverò a raccontare sono tanti, si intersecano su piani diversi (personale, professionale, tecnico, sociale, politico), impongono riflessioni complesse sullo stato attuale della nostra professione di insegnanti in Italia, ma ancor più sullo stato di salute della nostra etica nazionale e sul livello di degrado in cui versano le nostre stesse Istituzioni.
Nell’attesa che qualcuno più capace e più determinato agisca ad altri livelli in modo incisivo, proverò a fornire la mia versione, stando attento a distinguere quanti più aspetti della faccenda sono emersi ai miei occhi. Ringrazio fin da ora chi avrà la voglia e la pazienza di leggere queste pagine, che non vogliono essere solo uno sfogo personale bensì anche un invito ad una comune riflessione.

Insegnare all’Estero


Il Ministero degli Esteri bandisce periodicamente questo concorso rivolto ad insegnanti e personale ATA; gli ultimi bandi prima del 2011 sono stati quelli del 2006 e del 2002.
Per gli insegnanti, le tipologie di lavoro messe a concorso sono sostanzialmente tre:
- lettorato di italiano (per insegnanti di lettere e lingue straniere);
- posto nelle scuole italiane all’Estero (equivalente al ruolo svolto in Italia);
- posto nelle sezioni italiane delle Scuole Europee.
Lo stipendio di chi è inviato all’Estero, a seconda del corso e della sede di destinazione, può variare da oltre 3000 a oltre 7000 euro mensili (assegni familiari esclusi) e, nel contempo, si acquisiscono diversi privilegi tra cui il famoso “passaporto diplomatico” (in quanto si diventa ufficialmente funzionari dello Stato Italiano in rappresentanza all’Estero). In passato il mandato all’Estero dava perfino diritto al doppio del punteggio ai fini pensionistici (beh, comincia forse ad essere un po’ troppo, non vi pare?).
Le uniche prove selettive per accedere alle graduatorie sono costituite dall’accertamento delle competenze linguistiche (in spagnolo, francese, inglese e tedesco, su test a risposta multipla, le famose “crocette”), mentre le graduatorie tengono conto dell’anzianità di servizio e di altri titoli.

Fino agli anni ’90 partecipava ai concorsi uno sparuto gruppo di insegnanti, l’evento era poco pubblicizzato e, in genere, l’intraprendenza personale e la dimostrazione di una conoscenza di base di una lingua straniera erano requisiti sufficienti ad intraprendere il percorso dell’insegnamento all’Estero.
Negli anni 2000, la maggiore diffusione delle notizie relative al concorso, dovuta al dilagare di Internet, ha spinto, sempre più insegnanti a giocarsi questa carta, attirati dal trattamento economico davvero esorbitante rispetto ai nostri parametri nazionali, ma anche da un crescente “desiderio di espatrio”, in parte dovuto alla condizione politica e culturale in cui versa il nostro Paese.
Ebbene, al concorso 2011 si sono iscritte circa 37.000 persone!

Le prove di lingua


Il bando del concorso stabilisce i livelli di padronanza linguistica richiesta: C1 (avanzato) per lettorati e Scuole Europee e B2 (intermedio alto) per le Scuole Italiane all’Estero e alcuni altri corsi.
Qui interviene la prima anomalia del sistema di selezione italiano: per accedere al concorso non è considerata pre-requisito la certificazione linguistica, quindi chiunque può partecipare... saranno poi le prove a discriminare in base ai risultati ottenuti (!!!!!!!!).
ANOMALIA ITALIANA n°1: Ci si chiede chi possa avere interesse a non considerare un criterio così elementare di pre-selezione, che tra l’altro è presente in tutti i bandi analoghi di altri Paesi più civili.
La prima risposta che viene in mente a tutti è che si voglia favorire qualcuno in particolare (qualche candidato senza titoli che possa aver ricevuto una soffiata sui test?), ma, pensandoci bene, l’ipotesi non regge troppo alla logica. Non si monta una baracca del genere per favorire una manciata di raccomandati, suvvia!

Certo, non è nemmeno tanto logico che il Ministero butti via una quantità di denaro enorme, eppoi in un periodo di crisi nera, per organizzare un concorsone sovradimensionato (Recita la mail di benvenuto ai candidati: la Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del Ministero degli Affari Esteri, malgrado la difficile congiuntura economica che sta attraversando l’Italia, nell’organizzare queste prove di accertamento linguistico, ha voluto tener fede agli impegni che le norme contrattuali le impongono nella consapevolezza di dover rendere ai cittadini ed alle scuole italiane all’estero un servizio di primaria importanza).

Se è vero che si partecipa in tanti, è anche vero che la maggior parte dei candidati non conosce bene le lingue e va lì per provarci (chi non lo farebbe? E se poi è vero quel che si dice, che è così facile copiare? Magari ci scappa una vacanza di 9 anni a Parigi con uno stipendio da favola...altro che pagare il mutuo, io ci provo....).
Ecco, ora non cominciamo a criticare gli insegnanti, se l’opportunità è data, è giusto che chiunque ci provi, no? Se poi insegniamo ai nostri alunni che non si deve copiare, non è mica in ballo un bell’assegno ad ogni verifica di geografia o di matematica, no?

Ecco, ho cominciato a divagare, ...a che punto ero arrivato? Ah si, cercavo la logica in questo spreco di denaro pubblico (docenti in permesso da sostituire e organizzazione stessa del concorso da parte del MAE), per non parlare del denaro privato (treni, aerei, alberghi e ristoranti, a spese dei candidati).
Andiamo per gradi: limitatamente alla spesa sostenuta dal Ministero, dobbiamo davvero considerarlo denaro buttato via? O piuttosto, elargito a qualcuno? E tanto turismo concorsuale, non è forse una boccata d’ossigeno per l’economia romana? Seguitemi un attimo nel ragionamento, vi prego, che le cose sono intricate.
Poniamoci la domanda giusta... chi ci sta guadagnando?
Beh, senza ombra di dubbio FORMEZ ITALIA, l’Agenzia di Formazione e Selezione del Personale per la pubblica amministrazione voluta da Brunetta con lo slogan “meritocrazia e trasparenza”.
E poi? Beh, albergatori e ristoratori ringraziano, soprattutto l’Hotel Ergife, sede di tanti concorsi e congressi, a cominciare da quelli di Craxi degli anni ’80. A questo proposito, un concorso fissato per giovedì, venerdì e ….lunedì, forse, rende di più che se i giorni fossero stati consecutivi e senza weekend nel mezzo (d’altra parte anch’io stavo programmando il mio fine settimana romano...ma questa è un’altra storia). Tornerò dopo sulla questione di FORMEZ ITALIA, restiamo un attimo sui fatti.

Già nel 2006, l’elevato numero di partecipanti aveva fatto sollevare polemiche di vario genere, su alcuni aspetti:
- la facilità con cui si riusciva a comunicare durante le prove;
- l’anacronismo di non accettare le certificazioni linguistiche internazionali come pre-requisito dell’iscrizione al concorso;
- l’inadeguatezza di un’unica sede nazionale per svolgere le prove;
- il disagio vissuto dai partecipanti negli spostamenti per raggiungere Roma e nelle lunghe attese nei giorni delle prove (tipico di tanti concorsi sovraffollati).

Ebbene, quest’anno è successo molto....ma molto....ma molto di più!

I fatti di giovedì 1° dicembre


Alcuni giornali e notiziari hanno diffuso le notizie del primo giorno del concorso (riservato ai lettorati), mettendo in evidenza alcuni aspetti giornalisticamente interessanti ma scarsamente rilevanti nel complesso.
La prima prova (francese), doveva cominciare alle 8.00 del mattino (la seconda sarebbe stata alle 10, le altre due nel pomeriggio). Una folla di diverse migliaia di persone ha aspettato per ore fuori dai cancelli prima che cominciassero a far entrare e ad identificare i candidati. In tarda mattinata (verso mezzogiorno) è stato comunicato che la prova avrebbe contenuto un numero di domande superiore rispetto a quanto dichiarato nel bando, visto l’elevato numero di partecipanti (ANOMALIA n°2: ma come, sarà mica lecito cambiare le carte in tavola?)
Dopo ore di attesa sfibrante, qualcuno ha cominciato a protestare, lo scontro è diventato più acceso.
Qualcuno ha aperto i volumi azzurri delle prove (tenete a mente il colore, che anche questa è bella), col fine esplicito di invalidarle. La prova è stata dichiarata annullata dalla commissione e in tanti hanno sottratto i libroni blu destinati al macero e se li sono portati in albergo come lettura per conciliare il sonno (ANOMALIA n°3: ore dopo la commissione ha riconvocato la stessa prova nel pomeriggio; e quelli che erano andati via? Infine la stessa prova è stata rimandata al martedì successivo, certo, non al sabato che cadeva nel mezzo di tutte le giornate concorsuali; come rovinare il weekend a organizzatori e docenti in villeggiatura? Meglio che qualcuno rinunci a partecipare o prenoti una notte in più in albergo dopo aver spostato il volo di ritorno...). Fatto sta, questo è successo e questo si è saputo fuori dai cancelli. _ Qualcuno ha parlato di docenti sovversivi o instabili psicologicamente, altri hanno insinuato che si trattava di ex-vincitori del concorso, che avrebbero tratto beneficio dall’annullamento di queste prove per vedersi allungare il mandato di permanenza all’Estero. Molti, infine, hanno sostenuto le ragioni degli indignati, sottoposti a ore di fila e sbeffeggiati da un cambio di regolamento all’ultimo secondo. Ad ogni modo questa storia finisce qui, e qui si sono spenti i riflettori. Peccato, perché è molto più divertente ciò che sarebbe cominciato solo successivamente.

Il giallo dei libroni colorati


Il volume blu, sottratto dopo l’annullamento della prova di francese, è stato ritrovato ovunque, nei bar, nei tunnel della metropolitana, filmato da giornalisti professionisti e dilettanti. Chi l’ha abbandonato in strada, poi se ne sarà anche pentito, per una serie di sorprendenti ragioni....
RAGIONE n°1 (o ANOMALIA n°4): i docenti che avevano partecipato al concorso da Dirigente Scolastico, hanno riconosciuto gli stessi test (che oltretutto già circolano liberamente ovunque). Beh, se questo vi sembra che possa passare liscio, leggete il resto...
RAGIONE n°2 (o ANOMALIA n°5): nel librone azzurro c’erano domande di tutte le lingue, non solo di francese. Quindi forse buone per chi avrebbe dovuto sostenere poi le prove di inglese, spagnolo o tedesco? O forse anche quelle sarebbero andate “al macero”? Ma poi, rifletteteci un attimo, che qui scatta l’ANOMALIA n°5bis, mettiamo che un candidato punti soprattutto all’ultima prova (spagnolo) e che si presenti alle altre solo per provarci; ebbene, a questo punto, se i test di lettorato fossero stati svolti in modo “regolare” (insomma, meglio “senza il disturbo dei sovversivi”), allora tal candidato avrebbe potuto spendere il tempo delle prove precedenti a leggersi comodamente i testi di spagnolo, non credete? Beh, tanto di guadagnato, in tutti i casi...soprattutto rispetto a chi, invece, avesse svolto regolarmente il proprio compito.
RAGIONE n°3 (o ANOMALIE n°6, 6bis, 6ter, e 6quater): reggetevi forte, questa è grossa grossa.... non solo i test erano in tutte e quattro le lingue ma anche i testi di comprensione e le relative domande erano uguali!!!!.
Un momento, vediamo se questo è chiaro: devo leggere e comprendere 4 brani in francese e rispondere alle relative domande, ma me la cavo meglio in inglese, allora svolgo direttamente il test in inglese nella prova di francese, facile, no?
RAGIONE n°4 (o ANOMALIA n°7): come si spiega che i testi di comprensione siano in tutte le lingue? Il livello C1 di competenza linguistica richiede che si comprendano testi complessi di vario genere e originali o adattati da testi originali (nel 2006 i testi riportavano la fonte bibliografica o sitografica!).
In questo caso, in quattro giorni di concorso, abbiamo letto imparato invece a: pulire l’aspirapolvere, usare un frullatore, montare una libreria, denunciare uno smarrimento (di un cane o di un paio di scarpe), decodificare i segnali acustici della stazione dei treni, leggere le istruzioni sui bagagli a mano negli aeroporti..... un’apoteosi di testi regolativi, di livello infimo e complessità zero.
RAGIONE n°5 (o ANOMALIA n° 8): e i test di grammatica? Beh, distinguere una forma coniugata al presente da un infinito dovrebbe corrispondere a 4 livelli di difficoltà più bassi rispetto a un C1. I nostri migliori alunni di terza media avrebbero risposto bene quanto noi (dico, noi che il livello C1 ce l’abbiamo già certificato, in un cassetto).
RAGIONE n°6 (o ANOMALIA n° 9): ma chi ha fatto le domande? FORMEZ ITALIA, certo, ma la domanda stavolta è: chi le ha materialmente scritte? Dozzine di domande erano fasulle perché tutti i distrattori (cioè, le alternative) erano sbagliate: mancanza di accenti o di s finali, espressioni inesistenti, refusi, ripetizioni (due alternative identiche, talvolta anche corrette), omissioni di parole-chiave nei testi di comprensione. A questo punto, provate un attimo a mettervi nei miei panni, la situazione è questa: io ho un livello C2 di spagnolo (il livello più alto per un non-madrelingua); bene, leggo il testo sulle istruzioni da seguire per il bagaglio a mano ed è banale. In una domanda, tuttavia, ci sono due risposte completamente accettabili, cosa fare? Ebbene, poche pagine più in là lo stesso testo in inglese e in francese rivela che la traduzione in spagnolo ha omesso alcuni dettagli necessari per escludere un distrattore. Ecco che qui si rivela la vera competenza richiesta per superare il concorso: l’abilità nello studio comparato di versioni diverse, o, più concretamente, la capacità di individuare quali errori ha commesso lo stagista annoiato di turno alla FORMEZ ITALIA nel riportare le istruzioni sull’uso del frullatore.
RAGIONE n°7 (o ANOMALIE n° 10 e oltre): qui veniamo a un altro punto topico. Altro che macero per i test di francese oggetto di vilipendio! Bastava presentarsi alla prova successiva (12 prove in tutto per i docenti, 8 per gli ATA) per ritrovare lo stesso identico volume, le stesse domande dello stesso livello (infimo), stessi testi da comprendere (e da correggere), in tutte le lingue. Però si, una cosa cambiava: il colore della copertina. Non sempre a rotazione, ma cambiava. Io ho svolto 6 prove e le copertine sono state: azzurra, rossa, gialla, rossa, rossa, azzurra. Si diceva in giro che quella azzurra portasse sfiga, ma non sono superstizioso.
RAGIONE n°8 (o ANOMALIA n° enne): Voi direte, cosa aggiungere a questo punto? Beh, sarà il caso dell’estrazione (quella era sempre fatta a modino, coi testimoni e il notaio), ma uscivano sempre gli stessi testi (e anche le stesse domande di grammatica): su 18 comprensioni mi sono capitati 5 brani per più di una volta.

Il comportamento della commissione (e altre amenità)


La commissione esaminatrice era costituita da molta gente, dipendenti della FORMEZ ITALIA o del Ministero degli Esteri o di quello dell’Istruzione (oltre che da ragazzini con il giubbotto rosso STAFF, con l’aria da precario e l’unica funzione di distribuire i fogli delle istruzioni).
Io non ho assistito ai tumulti del primo giorno, ma ho visto le interviste dei telegiornali; la commissione rispondeva impettita e offesa che la prova era comunque valida. Beh, dentro non era proprio così; i personaggi erano tanti in ogni sala piena di migliaia di banchi, c’era il commissario che diceva di “impallinare” il foglio a lettura ottica e sbagliava i congiuntivi (diciamo che era abbastanza divertente capitare con lui, almeno si passava il tempo ad ascoltarlo). Gli altri erano più noiosi, e poi ti capitava quello che, per un buchino nel cellophane del volume con la copertina colorata, ti cambiava il volume e ti offendeva (tu magari volevi dirgli che l’avevi già aperto 11 volte quel volume, che ci avevi passato il weekend a segnare tutti gli strafalcioni, ma la serietà è serietà, e doveva rimanere inviolato fino al VIA.
Ti capitava il Presidente che ci teneva a dire che le prove erano diverse per la fila A e la fila B e quello a cui scappava detto che le prove erano proprio le stesse, in ordine diverso (così magari chiedevi aiuto non solo a quello davanti ma anche ai colleghi a destra e a sinistra...).
Poi c’erano le tipe che giravano tra i banchi e cicalavano per intimare il silenzio e facevano sssshhh-ssshhh di continuo, finché il suono non diventava un sottofondo propizio alla concentrazione.

La storia delle matite copiative ve la devo raccontare: l’ultimo giorno, nella mia sala, le matite, a un certo punto, erano finite. Come fare? Ce la menavano sull’uso di quelle matite, indispensabili quanto incancellabili. Le tre ore d’attesa sono diventate quattro per colpa delle matite che non arrivavano.
A un certo punto il Presidente della commissione ci dice che possiamo usare la nostra matita e anche la biro. Ma come? E le matite indispensabili? Ebbene, non lo erano più. E se poi ci annullano la prova? E se poi la biro sbava sul foglio a lettura ottica? Insomma, ci rifiutiamo di cominciare senza matite copiative e infine queste arrivano. I primi candidati allungano la mano e ne prendono manciate da distribuire agli affamati; quando è il mio turno ne chiedo due, visto che il mio amico fotofobico stava avendo una crisi di emicrania per quelle luci al neon e la mancanza d’ossigeno del locale. Ecco che rispunta la serietà della commissione: che il mio collega venga a prendersi la sua matita da solo, la matita è personale.
Volete sapere anche quella dei controlli a campione? Ebbene, a me è toccato. Una commissaria dal fondo della sala è venuta verso di me in una prova di spagnolo intimandomi di tirar fuori la carta d’identità. Certo, visto e considerato che potevano esserci degli infiltrati madrelingua nella sala, e che io potrei essere preso per uno spagnolo, magari sperava di beccare il truffatore. Peccato però che il controllo si è limitato a verificare che la mia faccia corrispondesse a quella della foto del documento e che non abbia poi controllato che lo stesso nome fosse impresso sul tagliandino identificativo della prova. Io ero io, non c’era dubbio, ma potevo essere anche là a sostenere il concorso al posto di qualcun altro...

Infine, qualche parola sul comportamento dei candidati non vogliamo sprecarla?
Se i commissari sono stati surreali nella loro finzione della normalità e della correttezza della prova, beh, i colleghi docenti non sono certo stati dei santi. Si è copiato? Si, si è copiato. Si è parlato? Si, si è parlato.
Si sono formati gruppi strategici, con quello bravo in prima fila e gli altri dietro a sbirciare a catena.
Perfino i telefonini squillavano in continuazione perché in tanti ce l’avevano acceso in tasca.
Non credo che queste dinamiche (che ci sono state anche nelle passate edizioni) abbiano alcuna rilevanza, a questo punto. Molti di quelli che non hanno copiato conoscevano già tutti i testi e tutte le risposte. Nell’attesa di aprire i volumi si discutevano già liberamente le domande che sarebbero, con molta probabilità, ricapitate.

Per completare, tra le tante note “di colore” (è proprio il caso di dirlo), a proposito dei volumi con la copertina colorata, su ogni copia era riportata una dicitura che garantiva l’utilizzo di carta riciclata.
Forse, se, al posto del campionario completo di bestialità per ogni prova di ogni candidato, si fossero stampati due fogli A4 di prima qualità con le 40 domande (come nelle precedenti edizioni), anche l’ambiente ne avrebbe giovato.

Alcune conclusioni (amare)


Non so se, a questo punto, partiranno tutti i ricorsi per l’annullamento del concorso.
Non so se gli organizzatori di questo carnevale davvero credano di poter continuare ad affermare che tutto si è svolto nella massima correttezza.
Non so nemmeno se sia interesse degli organizzatori che il concorso sia considerato valido (insomma, l’appalto alla FORMEZ ITALIA, intanto, è stato dato).
Giravano indiscrezioni e malignità tra i candidati, si faceva riferimento ad un articolo apparso sull’Espresso a firma di Angela Camusso, che ha messo in relazione le amicizie dell’ex-ministro Brunetta con i capi di questa Agenzia SpA (ci sono collusioni con la camorra e altre belle storie, leggete questo: http://liberalvox.blogspot.com/2011/11/formez-italia-spa-lultima-di-brunetta.html). A quanto pare, in passato, il tempo tra l’iscrizione al concorso ed il concorso stesso era molto più lungo delle 3 settimane stabilite in questa edizione; ma è pur vero che il precedente governo sentiva odore di crisi e forse doveva affrettarsi a concludere l’assegnazione dell’appalto. Malignità.
Resta la delusione di chi, questo concorso lo stava davvero aspettando da tempo, e nel frattempo si era anche preparato, conseguendo certificazioni linguistiche di validità internazionale.
Se il concorso resterà valido non vinceranno forse i peggiori, ma non certo i migliori (ricordate il motto Gelmini-Brunetta “meritocrazia e trasparenza”?), e sicuramente non quelli con la minore anzianità da far valere nelle graduatorie.
Mio padre mi dice: “non ti angustiare, tu il posto di lavoro ce l’hai, pensa a quelli che concorrono per il primo incarico e che devono mantenere una famiglia”.
Mio padre ha ragione, in fondo si concorreva per un privilegio, girare il mondo vivendo nel lusso, per fare lo stesso lavoro che mi tocca in Italia.
Ma forse è proprio questo il tarlo che mi porto a casa da Roma.... il lavoro che mi tocca in Italia....l’Italia....
Io sono un insegnante in Italia.... Qual è il prezzo della nostra dignità? Molto basso, credo, è merce scaduta.
Forse non si aprirà uno scandalo per quel che è successo, perché in fondo il nostro peso specifico è davvero irrisorio, pensate, non ci sarà nemmeno una puntata di Report su questa storia, o su FORMEZ ITALIA, o forse si, ma solo perché i test di FORMEZ ITALIA sono gli stessi del concorso da Dirigente Scolastico... mah....
Anni di brunettismo ci hanno dipinto come parassiti e fannulloni, qualcuno vorrebbe metterci i tornelli per andare a lavorare, il nostro compito qui forse è davvero solo quello di ripetere una storia sempre uguale a orecchie che non ci stanno a sentire.
Quando i ragazzi crescono nelle nostre aule, è sempre più difficile dire loro che lo studio apre le porte della vita, risuona sempre più incredibile alle nostre stesse orecchie. Ragazzi, non si copia!

Il lavoro che mi tocca in Italia.... In Italia? Io adoro il mio lavoro, ma.... per forza in Italia?
Io le lingue le parlo e le scrivo davvero...... e allora perché per forza in Italia?
I miei titoli valgono davvero anche fuori dall’Italia.......
Si, ma ho un padre anziano in Italia.... Però ci sono anche voli economici per l’Italia....
L’Italia è finita....
Ciao Italia!

Breve nota a margine


Ho parlato di me, lo sapevo che non sarei riuscito ad evitarlo, e me ne scuso.
A questo punto, però, entro più nel dettaglio.
Mi chiamo Marco Pelillo, ho 37 anni, sono di Taranto, insegno matematica e scienze alle medie, a Bologna; guadagno 1250 euro netti; ho una laurea in Chimica, un master in Spagna, un dottorato italiano speso in parte in Francia, due abilitazioni per l’insegnamento; ho studiato a Pisa e a Bologna, ho lavorato in tutta l’Italia, in Belgio, Lussemburgo e Spagna; ho fatto il portapizze, l’operaio, ho dato lezioni private, sono stato rappresentante, teleoperatore in tre lingue, insegnante di Italiano in Spagna, traduttore, cameriere, consulente in subappalto per il ministero degli Esteri, sono tornato in Italia dopo quattro anni in giro per l’Europa per fare l’insegnante.
Ho il certificato C1 in francese e il certificato C2 in spagnolo, per l’inglese, a Roma, diciamo che sono andato solo “per provare”.
Per andare al concorso MAE a Roma ho speso 121 euro per 5 notti in un albergo economico in zona Termini frequentato da prostitute, qualcosa per mangiare, 240 euro di treno. La spesa del treno è molto più alta di quanto sarebbe stato strettamente necessario, lo so. Perché? Perché ho lavorato appena prima di arrivare e appena dopo essere rientrato, quindi ho dovuto viaggiare in Alta Velocità. Inoltre il viaggio è stato doppio perché non mi è stato “concesso” il permesso lavorativo per il sabato a cavallo delle prove e quel giorno ho dovuto lavorare a Bologna per sole 2 ore. Il mio contratto di lavoro prevede che il “permesso per concorso”, includa anche il viaggio, ma il permesso, inizialmente concesso dalla Dirigenza, mi è stato fatto “ritrattare” dall’Amministrazione (negazione di un diritto o “interpretazione restrittiva”? Che importa, volevo forse utilizzare la scusa del concorso per andare a farmi una vacanza a Roma? Si sa che i prof le provano tutte per lavorare poco...)
A Roma ho passato 8 ore in fila, 12 ore dietro un cancello ad aspettare sotto la pioggia, 4 ore e mezza per sostenere 6 prove di lingua (40 domande in 45 minuti per ciascuna); da Roma sono tornato col mal di schiena e il raffreddore. A Roma ho rivisto vecchi amici e ho conosciuto centinaia di colleghi nelle lunghe file, colleghi di ogni ordine e grado, simpatici, odiosi, quelli furbi e quelli onesti, quelli che andavano lì solo per provare e quelli che hanno girato il mondo e non capiscono più l’Italia.

domenica 11 marzo 2012, di Marco Pelillo