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Autori per grandi, lettori piccoli

Non sono mai mancate le incursioni degli scrittori per adulti nel territorio per ragazzi. Anzi, spesso la linea di confine tra i libri per adulti e libri per ragazzi è molto sottile. Un ragazzino di 10-12 anni può benissimo leggere grandi classici della letteratura italiana come la la trilogia I nostri antenati di Calvino, qualche racconto di Buzzati, o alcuni dei romanzi di autori più contemporanei come Nicolò Ammaniti, Stefano Benni o Mauro Corona. Da sempre gli autori “per grandi” hanno scritto uno o più testi concepiti per i ragazzi : si pensi alla Famosa invasione degli orsi in Sicilia di Buzzati, al Mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante, a Compagno orsetto di Mario Rigoni Stern, a Cuore di ciccia o al Grande Albero di Susanna Tamaro.
Una collana delle edizioni EL, dal titolo “Frontiere”, ha spinto oltre questa riflessione chiedendo ad alcuni scrittori per adulti di scrivere un romanzo sulla frontiera tra l’infanzia e l’età adulta, testi che aiutino il bambino a crescere in un momento, quello dell’adolescenza, che è pieno di dubbi e di domande.
Tra gli autori, oltre ad Angela Nanetti (I randagi) e Francesco D’Adamo (Mille pezzi al giorno), già esperti nella sfera della letteratura per ragazzi, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Simona Vinci, due giallisti e una giovane scrittrice che parla sì di bambini ma di solito in modo molto duro e crudo. Cosa ne è venuto fuori ? Dei gialli avvicenti come sono capaci di scrivere Carlotto e Lucarelli, scritti in uno stile che rimane il loro ma accessibile anche ad un pubblico giovane per semplicità e “purezza” (a Carlotto sfugge qualche parolaccia in Jimmy della Collina ma minima e assolutamente adeguata al contesto). Attraverso la trama del giallo affrontano temi che toccano il mondo dell’infanzia ma anche quello terribile degli adulti che sui bambini ci vivono. In Il giorno in cui Gabriel scoprì di chiamarsi Miguel Ange, un bambino ricco, figlio di un ufficiale della marina cilena scopre di essere il figlio di due desaparecidos della cui “sparizione” è proprio il padre ad essere responsabile. In Jimmy della Collina, sempre di Carlotto, il ragazzo è un giovane deliquente condannato per una rapina perché “lavorare è da scemi” o così pensava finché non viene a contatto con i volontari di una comunità di recupero. La Febbre gialla di Lucarelli è quella di un poliziotto che rincorre un bambino asiatico e che scopre, nel tentativo di aiutarlo, un losco affare di sfruttamento del lavoro minorile. Ne Il trillo del Diavolo, Lucarelli affronta un altro tema a lui caro, il fascismo, attraverso un giovane musicista che può cambiare il corso della storia d’Europa e una strana partitura che quando viene eseguita sembra avere il potere di far accadere qualcosa.
E se la Nikita di Lucarelli è la punk più bella che abbiate mai visto e in fin dei conti non così “dura” come ami far credere, la protagonista di Corri Matilda, di Simona Vinci, ha una sola idea in testa : essere “tosta” come il suo modello, la campionessa di Kickbox. Il suo allenatore ha voglia a spiegarle che si è forti solo quando si fa qualcosa per se stessi e non per l’apparenza, lo capirà solo quando si troverà costretta ad attraversare la città con un gruppo di bulli alle calcagna per salvare il figlio di uno spacciatore tunisino minacciato di morte a soli 8 anni.
Storie appassionanti in cui il “messaggio” è ben presente ma mai spiegato, mai didascalico e che comunque possono aiutare i giovani (anche stranieri e perché no ? studenti di italiano) ad affrontare una serie di temi di triste attualità.

lundi 19 octobre 2009, par Patrizia Molteni