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Benvenuti nel magico mondo dell’Education Nationale

Per i francesi la rentrée, termine intraducibile in italiano se non con una perifrasi - “primo giorno di scuola” - è un vero avvenimento che coinvolge al 100% la vita quotidiana dei francesi e investe tutti i settori della vita culturale e artistica, non solo quella scolastica.

Vivendo qui da ormai 14 anni mi sono sempre chiesta perché. Avevo formulato varie ipotesi ma non ne avevo capito sino in fondo la portata fino a quando anch’io (viva l’Europa che lo permette) sono entrata a far parte del magico mondo dell’Education Nationale alias il Ministero della Pubblica (dis)Istruzione.
Eh sì, miei cari lettori, la vostra “Persiana” è entrata far parte del corpo professorale francese. Si tratta di una sorta di vera e propria iniziazione che ho voglia di raccontarvi.
In Italia la rentrée non esiste anzi, il povero e ormai, devo dire, fortunato collega che entra in ruolo è lasciato a se stesso e abbandonato in mezzo a colleghi che neanche lo salutano, indaffarati come sono a preparare gli esami di riparazione o a litigare per i posti di collaboratore della presidenza.
Ma andiamo con ordine.
I neoassunti (e paradossalmente - dopo 25 anni di insegnamento - era il mio caso) sono invitati a partecipare presso il loro Provveditorato di riferimento (Rectorat) alla giornata di pré-rentrée, che noi dovremmo chiamare, se ci fosse “la vigilia del primo giorno”. E’ una sorta di istruzioni per l’uso destinate ai nuovi colleghi che stanno per affrontare l’anno di prova. Per farlo nelle migliori condizioni sono assunti per 18 ore settimanali ma ne lavoreranno solo 15 per potersi formare adeguatamente. In Italia questo tipo di formazione viene dispensato alla fine dell’anno, concentrato in una settimana convulsa di riunioni e seminari o diluito in incontri pomeridiani mensili, naturalmente a partire da gennaio….
Inutile dirvi la mia sorpresa quando arrivando al Provveditorato di Créteil ho visto un vero e proprio comitato d’accoglienza con tanto di tavolo con le bibite. Per i nuovi arrivati cartellina nominativa e buono pasto. Mi ricordo ancora l’incubo della fila chilometrica in un corridoio lungo e buio, in piedi, ad aspettare insieme ad altri 100 fortunati colleghi la nomina in ruolo. Tutt’altra cosa.
Ovviamente ognuno di noi già conosceva la sede di destinazione, non tutti erano felici ma almeno sapevano da circa una settimana dove sarebbero andati a lavorare e la “composizione” della loro cattedra.
Quel giorno, il 27 agosto, sono rimasta strabiliata dal fatto che Vincent Peillon in persona, Ministro dell’Education Nationale si sia scomodato per augurarci un buon anno scolastico. Non solo, ha detto una frase, a mio parere importantissima: “che chiunque vi critichi come insegnanti provi almeno una volta ad entrare in classe e a lavorare con una classe per tre ore e poi vediamo se oserà ancora criticarvi perché siete stanchi”.
In confronto alla lettera che questa estate il ministro Profumo ha indirizzato a docenti e amministrativi per informarli dei progressi del nostro Ministero, senza mai accennare - anche solo vagamente - alla difficoltà del mestiere, un tocco di classe notevole.
Ovviamente da brava docente anzianotta (ah sì, dettaglio importante: rispetto all’Italia i neoassunti hanno un’età tra i 25 e i 35 anni al massimo), mi chiedevo cosa nascondesse tutto questo sfarzo? Cosa si cela dietro tutta questa cerimonia di benvenuto? Alle parole corrisponderanno poi i fatti? Vedremo in trincea, mi rispondo.
Arriviamo al 3 settembre, fatidico giorno della rentrée dei prof.
In Italia quel giorno c’è un rumoroso e scoglionato collegio docenti in cui ci si ritrova e si discute in maniera più o meno approfondita del POF (progetto d’istituto) approvato a giugno e si organizza il lavoro collegiale del prossimo anno scolastico. Si esprimono i desiderata per l’orario provvisorio… e si conosce infine l’orario di cattedra cioè in quali classi e sezioni si insegnerà. Se il dirigente è attento dà il benvenuto ai nuovi colleghi elencandoli in ordine alfabetico e invitandoli a far parte delle commissioni che regolano la vita dell’ istituto.
In Francia il Proviseur o la Proviseure (preside), inizia questa riunione dando il benvenuto e presentando a tutti i nuovi colleghi che sono invitati ad alzarsi e a farsi vedere, poi presenta il programma della giornata, mostra i risultati di riuscita al diploma di terza media e alla maturità. Elenca i lavori fatti nell’Istituto e augura un buon inizio anno a tutti. Dopodichè foto di gruppo e pranzo di benvenuto. Nel pomeriggio c’è il lavoro in commissione, cioè una riunione tra i colleghi che insegnano la stessa materia. Il giorno dopo, le prime riunioni di “accoglienza” degli alunni, gestite dai coordinatori (detti “professeur principal”) in cui voi fate capolino e vi presentate poi saltellate da un consiglio di classe all’altro.
E l’orario mi direte voi? E’ già stato fatto e distribuito a tutti i docenti nell’apposita cartellina nominativa, comprensiva di calendario scolastico e penna quadricolore (questi offerti da una banca per i prof) prima del pranzo….. e ogni docente ha la possibilità fino al 21 settembre di chiedere giustificate modifiche.
Ovviamente io, semi-profana di linguaggio liceal-burocratese, chiedo spiegazioni su strane sigle o figure didattiche inesistenti nel panorama italiano tipo la “colle” che non è la colla ma la punizione data dal profesore all’allievo indisciplinato che se disturba (e ‘avoglia se lo fa) la lezione viene mandato in punizione dal CPE. Questo è una figura magica che in Italia non esiste: è una sorta di vicepreside destinato a sorvegliare gli studenti, a far loro ramanzine, a contattare le famiglie in caso di necessità, insomma per noi prof italiani abituati a gestire da soli in classe tutte le difficoltà una vera manna.
L’altra manna sono le figure degli “assistants pédagogiques”, delle specie di bidelli che sorvegliano gli studenti all’entrata e all’uscita dal liceo e durante la ricreazione.
Ecco la differenza fondamentale: qui il prof fa il prof. Prepara le lezioni, corregge montagne di compiti e cerca di non farsi travolgere da 30-35 studenti poco propensi a seguire lezioni. Almeno in questo non c’è differenza tra studenti italiani o francesi: a scuola ci si va non per imparare ma per vedere gli amici e divertirsi.
Dimenticavo un dettaglio importante: in sala professori la fotocopiatrice è a disposizione, un miraggio inaudito per i docenti italiani.

martedì 16 ottobre 2012, di Tiziana Jacoponi