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Buongiorno Parigi, buonanotte Roma

ovvero il treno che non c’è più.

Per andare da Roma a Parigi o viceversa, per chi voleva prendeva il treno, c’era il mitico Palatino. Un treno dissestato e sgarruppato ma che svolgeva il suo servizio tra vetture sfasciate, carrozze o troppo fredde o troppo calde, copertine sncf e i lenzuoli-sacco a pelo bianchi, impossibili da far restare al loro posto. Controllori socievoli o odiosi, che potevano risolverti il problema della notte o fregarsene altamente se non c’era il riscaldamento o l’aria condizionata o se al contrario funzionavano a palla nella stagione sbagliata. La carrozza ristorante era carissima e spesso sfornita, pagare con la carta di credito era un’impresa. E poi i i furti che avvenivano di notte e le leggende su fantomatici Arsène Lupin che spruzzavano gas soporifici nel buco della serratura, di modo da poter svaligiare indisturbati interi scompartimenti. E le ore alle frontiere, perché c’erano dei clandestini, perché un passaporto era scaduto o semplicemente perché la polizia era particolarmente zelante (quella svizzera poi...!).
Però diciamolo: il viaggio in treno, di notte, era sempre ricco di incontri, di emozioni, di arrabbiature, insomma una sorta di viatico per chi violesse recarsi in Italia. Io ho incontrato scrittori ed artisti, ho stretto amicizie che durano ancora, qualcuno ci ha pure incontrato l’anima gemella.
Si saliva a Roma la sera e la mattina, spesso dopo una notte di piacevoli chiacchere, si scendeva alla Gare de Lyon, con l’annuncio “le train provenant de Rome est arrivé quai numéro...” e l’odore dei croissant (ultimamente alla Gare de Bercy l’impatto francese era meno evidente). Stessa cosa al ritorno (all’andata?): si saliva a Parigi e ci si ritrovava nell’allegro casino di Roma Termini, caffé e cornetto che aspettavano al bar della stazione.
Aveva sostituito, nel 1969, il Roma Express, inaugurato nel 1949, che ci metteva la bellezza di 26 ore e 15 minuti. La Stampa del 25 settembre 1969 esultava: “Un nuovo treno direttissimo entra in servizio domenica sulla Roma-Torino-Parigi. Si chiama Palatino e riduce sensibilmente i tempi di viaggio sulla linea internazionale. Parte da Roma alle 17.43, sosta a Porta Nuova dalle 0.29 alle 0.39 e arriva a Parigi alle 9.24 dell’indomani”. In tutto una quindicina d’ore.
Poi bruscamente, senza nessun preavviso, il treno è stato soppresso, l’ultimo viaggio, immortalato anche su youtube è stato effettuato in dicembre scorso. Eh sì, Trenitalia ha deciso che è meglio farci viaggiare a prezzi stastoferici via TGV e freccia argento, piuttosto che mantenere un servizio socialmente e culturalmente utile. Mettendo anche in cassa integrazione o licenziando i lavoratori. Anche nel freddo siberiano che ha colpito Roma nelle ultime settimane, Olivero e Stanislao, due di questi lavoratori che protestano da mesi dall’alto della Torre Centrale della stazione Termini, sono rimasti lì, circondati a terra dai loro sostenitori. Persino Vinicio Capossela è venuto a far loro una “senerenata” di un’ora e mezza dal binario 21 della stessa stazione, canzoni studiate apposta tra cui, ovviamente, “Il treno”, mai cantata in pubblico da Vinicio. Alla fine ha ringraziato lui i due scioperanti: “Grazie a voi”, ha detto, “ci state facendo capire che prima di migliorare quel che abbiamo dobbiamo lottare per quello che ci hanno tolto”.
Qual è lo scopo adesso? Per emigrare o per tornare a casa dobbiamo essere ricchi? O ci dobbiamo spostare solo in aereo? Uniformarci al trolley-unico dei low-cost, che se compri tre libri in più non li puoi portare a bordo? Per i milanesi e i veneti thello.com sta cercando di sostituire i rispettivi miti ferroviari.
Quel che è certo è che a me, e ai romani, hanno tolto un pezzo di memoria e di storia....

domenica 11 marzo 2012, di Tiziana Jacoponi