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Cino Del Duca, garibaldino generoso

Dal romanzetto “la classe” di Francesco Forlani

Cino del Duca nel 1970 Negli anni trenta, in pieno fascismo, molti italiani lasciarono il Belpaese per dirigersi chi oltralpe, chi negli Stati Uniti. I più coraggiosi integrarono le Brigate Internazionali per battersi in Spagna contro Franco.
Con un grande spirito di solidarietà, gli italiani che risiedevano già in Francia accoglievano gli ultimi arrivati mettendo a disposizione lo stretto necessario per sopravvivere nel migliore dei modi, nelle bidonville alle porte delle città dove la maggior parte era stata evacuata.
L’appartenenza a quella grande comunità antifascista e che comprendeva comunisti e liberali, laici e cattolici, bastava perché i più fortunati, rappresentanti delle grandi famiglie borghesi invise al fascismo, si adoperassero in favore di operai e figli d’operai per la maggior parte iscritti al partito comunista. Furono costituite delle mense per tutti e si cercò di assicurare l’istruzione ai più piccoli.
E quella stessa comunità che avrebbe visto anno dopo anno cadere le proprie teste migliori, come i fratelli Rosselli per mano delle frange fasciste francesi, quelli della “Cagoule”, si ritrovò in prima linea durante l’occupazione di Valbeneunamessa a combattere i nazisti.
In una di queste reti clandestine operavano per esempio i Garibaldini, composti per la maggior parte da comunisti della prima ora e spalleggiati da un aristocratico che avrebbe fatto fortuna negli anni cinquanta nel mondo dell’editoria, Cino Del Duca.
Furono loro, pagando il prezzo di giovani vite umane spezzate, a liberare nel quarantaquattro la caserma della piazza della République, impresa grazie alla quale furono insigniti della Légion d’Honneur e medaglia d’oro al valore.
Ora, nell’immediato dopoguerra, quegli stessi italiani avevano, e con molta fatica, racimolato quanto necessario per affittare nella rue des vinaigriers un locale, perché ci si potesse incontrare e per accogliere quanti altri, emigrati e per ragioni assolutamente economiche, avrebbero a partire del dopoguerra, nella grande crisi, preparato le valigie in cartone per respirare la polvere nera delle miniere o il cemento armato che la Francia riversava nelle proprie città per avviare la ricostruzione.
Ed immediatamente la scarsezza di fondi e di mezzi li obbligava a far fronte a delle spese di ricostruzione diventate insostenibili. Il comandante della sezione, di bella statura, compagno di squadra del celebre Bacigalupo negli anni trenta, aveva così deciso un giorno di varcare la soglia del vecchio compagno d’arme confidando nella sua generosità, nel non oblio di un passato recente.
Cino del Duca, dopo averlo fatto sedere alla scrivania gigantesca gli aveva domandato il perché di quella tanto gradita quanto imprevista visita. Il compagno d’arme gli aveva allora esposto le difficoltà in cui si ritrovavano, di come si rendesse necessario un suo aiuto, minimo s’intende, per poter avviare i primi lavori.
Questi senza esitare aprì un cassetto e in contanti gli rifilò quanto sarebbe bastato, certo, ma ad acquistare i locali, ed ancora oggi camminando lungo il canale ci si può imbattere sul circolo dei Vieux Garibaldiens dove un gruppo di anziani sarà pronto ad accogliervi il sabato per fare quattro chiacchiere bevendo spumante rigorosamente caldo, essendo, la sede, sprovvista di frigorifero.
Vi si parla d’amore e d’amicizia, di storie indimenticabili e sconosciute all’ombra dei due ritratti, l’ispiratore Garibaldi, e il mecenate combattente Del Duca.

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dimanche 7 juin 2009, par Francesco Forlani