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Contestazione : dagli anni ’60 al Media-evo

Anni di lotte e di conquiste degli studenti per migliorare la vita dell’Università.

Gius GargiuloBaia di San Francisco, anno accademico 1964-1965, Mario Savio uno studente figlio di emigranti siciliani apre la stagione della contestazione dando vita al « Free Speech Movement » (Movimento per la Libertà di Parola) sul campus nell’Università di Berkeley in California, sedotta dalla critica alla società di Herbert Marcuse. Per la prima volta fanno la loro comparsa dei leader studenteschi come Savio, seguito poi da Steve Weissman, e Art Goldberg, a capo di un movimento di contestazione, inedito fino a quel momento, che protesta contro il divieto di fare politica sul campus. Questo movimento avrà lunga vita non solo all’Università di Berkeley e sarà il detonatore dei movimenti studenteschi degli anni Sessanta in lotta per i diritti civili soprattutto degli afroamericani e degli amerindiani, per la democrazia diretta sui campus, per il potere studentesco e contro l’autoritarismo accademico. La voglia di partecipazione e di accesso alla parola per tutti che sarà poi la marca unificante delle varie anime del 68, si propaga alle Università europee. Il movimento della contestazione studentesca trova i suoi leader storici come Rudi Dutschke in Germania Federale, Daniel Cohn-Bendit in Francia e Mario Capanna in Italia. Malgrado le tensioni della guerra fredda e gli anni di piombo in Germania e in Italia, l’incremento del livello culturale e la maturazione della società permisero al movimento degli studenti medi ed universitari di chiedere delle riforme e di ottenere maggiore partecipazione alle decisioni che riguardavano la vita universitaria e a migliorare la collaborazione tra scuola e società. Oggi nelle Università occidentali i rappresentanti degli studenti siedono nei consigli di amministrazione, in quelli scientifici come nelle commissioni disciplinari, partecipano attivamente insieme ai professori e agli amministrativi a quel miglioramento della vita universitaria fatta di apertura di nuovi insegnamenti, di incremento delle coopeazioni tra Università nazionali ed estere, di sviluppo della ricerca per l’inserzione professionale in relazione allo sviluppo dinamico ma asimmetrico della società. Anche attraverso Internet, nato in ambito universitario, gli studenti hanno fatto sentire la loro voce contribuendo ad un salto di livello delle rivendicazioni e delle proposte tese ad offrire un accesso e una partecipazione alla cultura e alle formazioni di punta per le fasce di giovani dai redditi mediobassi. I corsi on line e poi l’e-learning, istituiti nelle Università americane e in un primo momento destinati, per i costi elevati, alla formazione dei giovani laureati reclutati dalle grandi aziende che potevano finanziarli, oggi cominciano a diventare una realtà nelle Università europee come in Francia e in Italia, anche con l’apporto delle proposte dei movimenti studenteschi in sinergia con insegnanti e ricercatori per individuare delle soluzioni tecnologiche a basso costo. Studenti fuori sede in altre regioni o all’estero possono seguire i corsi a distanza a partire dalla connessione al sito dell’Università a cui sono iscritti.
Resta ancora molto da fare e da lottare per gli studenti di questo primo decennio del nuovo secolo. Non solo devono difendere i diritti acquisiti in passato, spesso a prezzo di dure lotte, ma devono contribuire all’evoluzione di una struttura complessa come l’Università attaverso la ricerca e l’insegnamento che non vanno divisi ma devono alimentarsi reciprocamente. L’una non può avere risultati qualitativi se non ha l’apporto di una formazione pedagogicamente elevata che le fornisce la materia grigia e nello stesso tempo crea diplomati collocabili sul mercato del lavoro.
L’Università è un’istituzione antichissima e modernissima, giunta sino a noi con tutta la sua vitalità per la sua ricchezza primaria fatta di studenti e di professori. Dal loro dialogo pedagogico costante, appassionato e talvolta aspro quando si cerca la soluzione vincente per l’avanzamento del sapere, si rigenera dall’interno prima di tutto l’Università stessa e poi la società come dimostrano le grandi rivoluzione scientifiche, tecnologiche e sociali di questi ultimi decenni, elaborate e sperimentate prima nel grande laboratorio che sono i campus. Nel Medioevo gli studenti pagavano il professore alla fine della lezione solo se erano rimasti soddisfatti e quelli insodisfatti si spostavano in tutta Europa per poter seguire i corsi che ritenevano più utili alla loro formazione ed erano per questo chiamati Clerici vagantes. Oggi nel nostro “Media-evo” tecnologico e globalizzato il programma di scambi di studenti e insegnanti tra Università europee dell’Erasmus (European Region Action Scheme for the Mobility of University Students) e quello di armonizzazione dei sistemi europei di istruzione superiore, nato nel 1999 noto come la “Dichiarazione di Bologna”, mirano ad una migliore spendibilità del titolo di studio nel mercato del lavoro all’interno di tutta l’area europea e potenziano la mobilità come ricerca del lavoro ovunque. La lunga marcia degli studenti della globalizzazione continua.

Gius GARGIULO
Maître de Conférences HDR all’Université di Paris Ouest Nanterre La Défense
e presso il laboratorio MoDyCo CNRS/ Paris Ouest

vendredi 8 octobre 2010