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Crisi : come nel ’29 ?

Insistono a parlarci del crack del ’29…da quando è scoppiata la crisi economica che stiamo vivendo. Sembra quasi che vogliano terrorizzarci con questa similitudine. Se proprio si vuole si riescono a trovare delle analogie, ma bisogna proprio cercarle.

Vignette Jef Martinez 08 La speculazione ad esempio. Solo che all’epoca si trattava di sopravvalutazione di titoli azionari mentre oggi, con la crisi dei subprimes si tratta di crisi immobiliare negli USA. Qualcosa deve pur far scaturire una crisi o creare un crack. Anche Tremonti ha trovato delle analogie con il crack del ’29 scrivendo che in entrambi i periodi c’era “un’illusione di ricchezza”. Da Ministro dell’Economia avrà forse avuto quest’illusione o speranza di ricchezza mentre da tempo le varie economie europee sono fragili e si vede. La globalizzazione, che ai tempi del ’29 non esisteva ancora, non ha aiutato perché mal organizzata, mal gestita, anzi, per nulla gestita. I paesi della “vecchia” Europa sono quelli che hanno retto meno al recente crack americano perché già in crescita zero o con cifre “sotto lo zero”. Hanno retto un po’ meglio alcuni paesi dell’Est che da qualche anno a questa parte, anche grazie all’ingresso nell’Unione Europea, presentano economie in crescita dopo aver vissuto decenni sotto coppe dittatoriali, ma anche loro ne risentono. Noi invece cominciavamo già a scendere la china.
Regole ? Quali regole ?
Oggi si parla di mancanza di regole e 70 anni fa non ce n’erano di più. Ma chi l’ha detto poi che non ci sono regole ora ? Non ci sono ad alti livelli, dove si possono permettere speculazioni a nove zeri, dove si specula al rialzo, al ribasso, si comprano e si vendono pacchetti azionari sulla base di pure cifre e non in funzione della salute delle società. Verso il basso invece di regole ne sono state imposte.-Infatti i vari governi, i G20 diciamo (che a volte sono G7 a volte 8…) si riuniscono per trovare il modo di regolarizzare i sistemi bancari ad alto livello. I risparmiatori subiscono già i dettami di regole che non sempre aiutano l’economia. La gestione del rischio bancario chiude i rubinetti ai privati che ormai da tempo si lamentano di non riuscire a far quadrare i conti : gli stipendi coprono solo un terzo del mese col problema della famosa quarta settimana. Per ottenere un mutuo, un fido, una possibilità di scoperto bisogna presentare il triplo delle garanzie di un tempo in nome appunto del risk management. Gli affitti salgono mentre le vendite di alloggi sono scese dal 20 al 40% per la difficoltà di ottenere i mutui. Le derrate alimentari pure sono rincarate. Ora il cibo comincia a scendere un pochino, grazie all’avvento dei discount ma il picco del prezzo del petrolio ci ha dato una mazzata. Ed è questo che Tremonti chiama “un’illusione di ricchezza ?”.

Il lunedi nero del 1987


E prima di tornare agli anni venti con i quali tanto ci raffrontiamo, non dimentichiamo che nel frattempo di crisi ce ne sono state. Il Black Monday, o lunedì nero, dell’ottobre 1987 quando il Dow Jones perse di colpo oltre il 22% trascinandosi dietro le Borse mondiali. Su 23 piazze borsistiche 19 crollarono ed anche quest’evento può far pensare al “Giovedì nero” dell’ottobre del 1929. Nel 1987 gli economisti fecero fatica ad isolare le cause del crollo che quella volta iniziò sui mercati dell’Estremo Oriente per arrivare come un’ondata fino a New York. Si pensò alle notizie giunte dal Medio Oriente dove due navi statunitensi colpirono una piattaforma iraniana nel Golfo Persico. Basta una goccia per far traboccare il vaso.

Arriviamo al ’29, seppure in retromarcia


USA nel 1929 ©Costa/Leemage Nel 1929 invece si viveva ancora l’effervescenza degli anni venti. Anni in cui gli Stati Uniti avevano scoperto l’utilità dell’automobile, i nuovi benestanti lasciavano le città ai poveri per andare ad abitare in quartieri chic, c’era l’elettricità, apparivano i primi mostri sacri del cinema. Gli americani si lanciavano negli affari comprando azioni e titoli che rivendevano con grandi benefici. Il rovescio della medaglia era il gangsterismo, col proibizionismo e la corruzione della polizia. Ma il paese non era più debitore bensì creditore nei confronti dell’Europa di cui sosteneva la ricostruzione post-bellica. Ed il famoso crack fu appunto scatenato da un’isteria borsistica, da speculazioni scellerate che hanno travolto a catena anche le economie oltreoceano, ancora fragili dopo la prima guerra mondiale. In Europa vigeva infatti un’instabilità politica che prestava facilmente il fianco ad una crisi che una certa stabilità avrebbe forse potuto attutire. Ecco, ora non si può dire che l’Europa sia in stato di ricostruzione post-bellica, l’economia è diventata mondiale. Noi guardiamo il mercato americano, che guarda quello cinese, che guarda quello asiatico, che guarda noi…e si aggiustano i tassi di cambio, si parla di Fondo Monetario Internazionale… No, io l’analogia non la vedo !
E vorrei aggiungere solo che dovremmo smetterla di cercare sempre analogie talvolta spaventose, talvolta rassicuranti. E’ vero che gli esempi del passato possono, anzi, potrebbero evitare i “ripetita” ma raramente i fatti si svolgono per le stesse ragioni. Teniamo a mente soltanto il pericolo che appare in ogni periodo di crisi, recessione, depressione : la paura dell’altro, la paura dell’immigrato che si teme freghi il posto di lavoro, la tendenza agli estremismi, l’intolleranza, la ricerca del capro espiatorio…

jeudi 5 février 2009, par Luisa Pace