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Parco Nazionale Appennino Tosco Emiliano

Dall’Appennino si vede l’Uomo

Il territorio del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano abbraccia una vasta zona a cavallo tra due regioni e diverse province : l’area reggiana, l’area parmense, quella della Lunigiana e quella della Garfagnana. Un territorio caratterizzato da neve e boschi, pendici e radure, torbiere e strade forestali, un paesaggio di emozioni, ricco di specie animali e vegetali, e soprattutto una frontiera climatica. Una significativa biodiversità che lo ha portato a diventare sito “Uomo e Biosfera” dell’UNESCO.
Quando si parla di “montagne” italiane si pensa subito alle Alpi, più alte, più imponenti. Però, come scrive il Premio Strega Maurizio Maggiani (peraltro ligure) : “Dall’Alpe si vede l’Universo, forse anche Dio, ma dall’Appennino si vedono gli uomini, e si vede il mare”.

Già, l’Uomo, l’Uomo e la Biosfera, quello spazio di vita che accoglie “attività umane che non consumano risorse e i valori naturali e basi territoriali e risorse naturali che servono allo sviluppo delle risorse umane e di stili di vita, di qualità della vita, di lavoro, anche di reddito, ma soprattutto di benessere”, spiega il presidente del Parco dell’Appennino tosco-emiliano, Fausto Giovanelli. Queste le motivazioni per entrare a far parte della rete mondiale dei siti MAB (Man and the Biosphere), cui si aggiunge, naturalmente, la biodiversità dei territori che vantano specie rare di fauna e flora, e una particolarità del Parco, quella di essere tra la pianura padana, la Garfagnana e le Alpi Apuane, una criniera di frontiera climatica euro-mediterranea, sito ideale quindi per la ricerca sui cambiamenti climatici.
Se l’Appennino Tosco-Emiliano può vantare i pregi e le qualità naturalistiche ed ambientali dei territori del Parco, non si può dimenticare che molto si deve alla sua cultura, cioè al felice abbinamento tra “procedure e saperi consolidati - naturali, puliti e sostenibili - e aggregazioni sociali piuttosto piccole che fanno comunità”, dice Giovanelli. Una cultura che si è conservata fino a noi, generata dalla storia di queste terre e protetta nella memoria dei luoghi e delle genti che li abitano da secoli, dagli antichi liguri alle popolazioni apuane, fino ai giorni nostri. Gli antichi mestieri dei boscaioli, dei carbonai, dei "picciarìn", dei pastori, dei "cavallari" e dei contadini, con il proprio fare quotidiano hanno alimentato il paesaggio caratteristico dell’Appennino.
Le tradizioni ed il folklore, nel loro ripetersi semplice e rituale, hanno costituito il collante tra le persone e tra le persone ed il territorio, mentre i dialetti ed il nome dei luoghi svelano a chi li indaga i dettagli del passato. Tutto questo arricchito dagli elementi di pregio artistico diffusi sul territorio, quali le numerose chiese, pievi, maestà, borghi, castelli e torri, che nella persistenza della pietra ci hanno regalato i frammenti di una storia vissuta. Il tutto impreziosito dalla forza secolare delle parole di quei poeti che in questi territori sono nati, hanno vissuto o semplice sono passati, trovandovi ragione di cantarne le virtù, primo fra tutti Dante.

Far restare i giovani

Come tutti, l’Appennino, deve far fronte al problema dell’esodo dei giovani verso lidi esteri con vere potenzialità lavorative, aumentato dallo spopolamento storico degli spazi rurali verso le città. “Cerchiamo di creare un senso di appartenenza dei giovani al territorio, fondato sulla conoscenza approfondita delle sue qualità, delle sue potenzialità per contrastare l’abbandono ovvero l’omologazione a modelli urbani industriali”, afferma Fausto Giovanelli riferendosi al progetto “Parco nel Mondo” e in particolare “Orizzonti circolari”. Con internet, si può “riconnettere la comunità o pezzi di comunità che la Storia del ‘900 ha separato”. Oltre alle tradizionali feste del ritorno, che si svolgono un po’ ovunque nei mesi di luglio ed agosto, i Comuni del parco conferiscono anche una cittadinanza affettiva, con tanto di cerimonia in presenza del Presidente del Parco e del Sindaco locale, un riconoscimento per quello che hanno fatto nel mondo.
Di “Orizzonti circolari” ci parlano il dirigente dell’Unione Comuni della Garfagnana, Francesco Pinagli e la responsabile del progetto, Martina Moriconi : “Inizialmente è stata una ricerca anagrafica per capire veramente chi e dove fossero andati i migranti di queste zone, poi è diventata una vera e propria rete, e siamo ormai alla terza e quarta generazione”, dice Martina Moriconi. “Da qui abbiamo creato una banca dati dell’identità e della memoria garfagnina per conservare la memoria del luogo, storica, culturale, sociale, del lavoro, della produzione, del territorio, sempre nell’obiettivo di non disperdere questo patrimonio con le persone che se ne vanno”, aggiunge Francesco Pinagli. Uno dei primi risultati è stata una collana editoriale che ha coinvolto tante persone e che, a 10 anni dal suo debutto, nel 2014, contava già un catalogo di 70 titoli, dalle tradizioni orale, alla guerra, alla Resistenza passando per canti popolari e cibi tradizionali … e pietra miliare, il dizionario di garfagnino.
Quasi subito si sono aggiunti i progetti con le scuole, in collaborazione con il dipartimento di Sociologia dell’Università di Pisa che intende leggere il territorio attraverso i giovani. E infine il progetto “Orizzonti circolari”, al suo quinto anno, che si rivolge a giovani residenti all’estero che vengono formati in loco, visitando, anzi vivendo, i quattro angoli del Parco dell’Appennino prima di diventare “Ambasciatori affettivi del Parco” (ad oggi ce ne sono 85). Una strategia per sviluppare il turismo di ritorno alle radici verso il Parco, fortemente sostenuta dalle regioni Emilia-Romagna e Toscana.

Sapori dell’Appennino

L’Appennino Tosco-Emiliano è stato una formidabile cerniera tra il Nord padano, la penisola e il mare di Luni. Ed è proprio andando a sollevare il velo della cultura materiale ancora ben viva e presente a cavallo della terra toscana e quella emiliana, che è possibile percepire che cosa unisce oggi i popoli residenti nel Parco Nazionale, riconoscere a tavola quali sono stati i travasi secolari in termini di enogastronomia e di tradizioni. Componenti cardine di questa tavola sono la "cultura del Parmigiano-Reggiano" di montagna per il versante emiliano, la "cultura del castagno" ampiamente rappresentata nei versanti di Garfagnana e Lunigiana, e la "cultura del testo", il disco piatto utilizzato per la cottura sul fuoco che caratterizza la cucina appenninica dell’alta Toscana.
Una conferma della straordinaria ricchezza di prodotti agroalimentari di qualità in questo territorio è rappresentata dall’elenco di prodotti a marchio DOP e IGP, di valore nazionale ed europeo, dei prodotti agroalimentari tradizionali e dai Presidi Slow Food.
La Cooperativa l’Ovile, presente a Italia sostenibile, ha fatto (ri)scoprire prodotti ormai noti in tutto il mondo, come il parmigiano e l’aceto balsamico (quest’ultimo, “Il Principe Nero”, detto anche “Stravecchio di Cervarezza Terme”, è creato ed invecchiato secondo antiche ricette di famiglia risalenti al 1700), ma anche il “Farro della Garfagnana”, coltivato secondo metodi di coltivazione biologica nell’area dei comuni della Comunità Montana della Garfagnana, ad una quota compresa tra i 300 e i 1.000 m. s.l.m. ; le confetture biologiche di frutta fresca o raccolta nei boschi allo stato spontaneo, con aggiunta di zucchero di canna e il miele della Lunigiana.

Per saperne di più :
www.parcoappennino.it
www.garfagnanaidentitaememoria.it

mardi 4 août 2015, par Patrizia Molteni