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Di che morte moriremo ?

Che un giorno o l’altro tutti dobbiamo morire, è una delle poche certezze della vita : come, quando e perché non si sa ma che la “morte verrà e avrà i tuoi occhi” come scriveva Pavese, è sicuro. Meno certe le profezie di un’imminente fine del mondo, spostata regolarmenente dal 992 (secondo Bernardo di Turingia) al 2012 p.v. C’è già anche una data di riserva, il 2036, nel caso che anche questa volta la grande profezia si risolva in un fiasco. Ma perché, con tutte le paure reali o realistiche (la morte, gli incidenti, le catastrofi naturali e via soffrendo), la gente si ostina a crearsi ulteriori motivi di preoccupazione ?

Di rado si dice di un defunto : “è morto”. Si tende piuttosto ad usare frasi come “il fu”, “la buon’anima”, “ci ha lasciato”, “se n’è andato”. Si evita la parola per evitare il concetto, fonte di estrema paura. Sì, perché nonostante i racconti fittizi che letteratura e cinema continuano a propinarci, dall’aldilà nessuno è mai tornato per raccontarci com’è. Sarà come lo descriveva Dante, con un Inferno, un Purgatorio e un Paradiso ? Per fortuna che il sommo poeta non aveva previsto un girone per i fessi che per contrappasso passano il tempo ad oziare coperti di soldi che non possono usare. Sarà semplicemente una sorta di vita serena, come pensano molte religioni in cui si continua a fare quasi tutto quello che si fa di qua ma in un universo senza problemi ? E chi ci assicura che alcuni politici non vengano a rovinare anche quel mondo idilliaco di pace e tranquillità ? Sarà, come pensano i buddisti e gli induisti un’altra vita, reincarnati sotto altre spoglie ? E se ci ritroviamo reincarnati in un bradipo o in Umberto Bossi ? Sarà il nulla più totale ?
Certo, che non ci sia proprio niente è deludente : ci si arrabatta per 60 anni e più per sopravvivere, per metter su famiglia, per farsi una posizione, ci si batte per le idee e per le grandi cause e poi più niente ? Molti trovano un senso a questo vuoto nella religione, qualunque essa sia, che, appunto, considera il nostro passaggio sulla terra come una transizione, spesso dolorosa e piena di ostacoli, verso una vita migliore. Altri cercano di lasciare un segno del loro passaggio : scritti, pensieri, opere d’arte. Rimane però un senso di ingiustizia : perché adesso ? O perché io prima di un altro ? E di un percorso incompiuto : vorrei giusto vedere mio figlio laureato, no, adesso no, che tra un po’ mi nasce il nipotino…
La paura della fine del mondo, pur essendo molto più irrazionale, almeno è democratica : moriamo tutti insieme, nessun invidioso.
La prima profezia fu quella di Bernardo di Turingia (peraltro conosciuto solo per questo madornale errore) che prevedeva la fine del mondo nel 992. Poco dopo, alla soglia del X secolo, viene in mente il “mille e non più mille” che Gesù aveva detto dopo l’Apocalisse. Non ci fu nessun Giudizio Universale ma è l’inizio di una serie di “rivoluzioni” (demografica, agricola, edilizia, commerciale….) che faranno uscire l’Occidente dal periodo cosiddetto “barbarico”. Prova che le paure possono anche essere produttive e benefiche.
Nei secoli sono seguite una trentina di profezie fino al 1999 quando ci si ricordò che Michel de Notre-Dame, in arte Nostradamus, predisse la fine del mondo proprio in quell’anno. Ora questo personaggio, cui sono stati attribuite le profezie dell’ascesa di Hitler, della bomba atomica, dell’11 settembre o altro, scriveva quartine che calzavano a pennello ad almeno tre miliardi di catastrofi naturali e/o provocate dall’uomo. In pratica è una chiaroveggenza retroattiva, usa e getta a seconda dei disastri. Le uniche volte che si spinse fino a dare una data precisa, le scagliò clamorosamente : una persecuzione religiosa nel 1792 e un disastro megagalattico per il 1999, mai visti.
Ci hanno provato anche nel 2000, a ritirare fuori Nostradamus, per il famoso Millennium Bug, che doveva spegnere tutti i computer, sfalsare tutti gli orologi, far saltare tutte le macchine e riportare la tecnologia ai primi del ‘900. Una bufala ma chi non ha spento il computer il 31 dicembre e l’ha riacceso con una certa apprensione il 1° gennaio ? Ditte ed uffici pubblici hanno passato ore a salvaguare il contenuto dei loro computer. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.

Oddio : il 21 dicembre 2012

 !

L’ultima moda è quella del 21 dicembre 2012, che secondo i Maya corrispondeva alla fine e all’inizio di un’era e che sarebbe sopravvenuta al solstizio d’inverno del 2012. A questa profezia si è aggiunta la storia (infondata) secondo la quale un presunto pianeta scoperto dai Sumeri, Nibiru, sarebbe diretto verso la terra. Non solo : un allineamento del sole con il centro galattico andrebbe a confermare la teoria Maya dell’inizio di una nuova era.
Se nel 2000 le imprese di informatica fecero fortuna, i primi a trarre profitto dall’imminente 2012 sono stati Roland Emmerich e la Columbia Pictures, con il film 2012, uscito l’11 settembre 2009 (tanto per usare una data fortunata per il lancio).
Il film tra l’altro prevede che la figlia del Presidente degli Stati Uniti cerchi, insieme al consigliere scientifico della Casa bianca, di mettere in salvo beni ed opere d’arte in Svizzera (vabbé che è fuori dall’Europa ma è neutrale anche per la fine del mondo ?). In gran segreto le potenze mondiali organizzano un piano di salvataggio di una parte ristrettissima della popolazione (i vertici politici, i miliardari, gli scienziati…), mediante la costruzione in Cina di colossali scialuppe di salvataggio, delle Arche di Noé tecnologiche in cui invece di preservare una coppia di ogni specie, si salvano solo i “cattivi” (scienziati a parte naturalmente).
Quello che è interessante è che il trailer del film mostrava un’onda di marea che scavalcava l’Himalaya con queste parole : “Come farebbero i governi del nostro pianeta a preparare sei miliardi di persone per la fine del mondo ? (pausa) Non lo farebbero (pausa). Scoprite la Verità.
Cercate 2012 su Google”. Avevano persino creato un falso sito scientifico (Institute For Human Continuity), che incoraggia la gente a registrarsi per partecipare a una lotteria per selezionare coloro che verranno salvati. Non ho provato a registrarmi perché pare che, se accettata, avrei dovuto pagare fino ad un miliardo di euro e avevo paura che mi leggessero nel pensiero il numero della mia carta di credito. Ma il sito c’è ed è attivo, pare sia una tecnica pubblicitaria che viene chiamata “marketing virale”. In effetti bisogna proprio essere malati per farlo !

L’inizio di una nuova era

Ma non tutti reagiscono nello stesso modo. Secondo studiosi che fanno capo al “Progetto Gaia”, che ho scoperto attraverso la bellissima mostra di Giacomo Miceli chez Guy Martin, non c’è da aver paura : “si tratta della fine di un certo mondo e dell’inizio di uno nuovo, più luminoso, trasparente, orientato verso l’armonia, la pace, la tolleranza, la giustizia”. Non è un Giudizio Universale, insomma, ma una presa di coscienza dell’Uomo che per sopravvivere in armonia bisogna assumere comportamenti diversi dal materialismo e l’egoismo vigenti.
Che dovessimo cambiare completamente il nostro modo di vita nel rispetto di ogni essere vivente, lasciando dietro di noi questi anni bui dell’odio, del materialismo, delle guerre tra poveri, era chiaro anche a me, che non temo il 2012. Ma che la paura serva a creare un mondo migliore piuttosto che ad arricchirsi, mi sembra già un buon inizio.
P.M.

mardi 6 avril 2010, par Patrizia Molteni