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Dimmi come parli e ti dirò che politico sei

I geni della comunicazione politica continuano a (re)inventare termini che diventano in breve slogan di partito. Berlusconi era «sceso» in campo (da presidente del Milan AC aveva fatto una scelta calcistica), nel 2008 si «correva», spesso da soli, ancora una metafora sportiva. Monti invece è «salito» in politica, come si sale al Colle (dove sta il Presidente della Repubblica) o all’Olimpo degli Dèi… ha voluto cioè dare una certa altezza alla politica, allontandosi però dal terreno dove vive - piuttosto prostrata dalle sue riforme - la gente comune.
Da lassù ha introdotto l’«Agenda» che ha sostituito anche per tanti altri il desueto «programma». L’agenda è più sicura: ci si scrivono le cose da fare, già decise (se no si mettono a matita), non per niente viene da «agire», come «agitazione» che è sicuramente quello che l’aspetta se continua di questo passo. Il «programma» è un progetto, delle idee che si scrivono e si dicutono prima, tra persone che condivono gli stessi valori.
L’uso più assurdo delle parole lo troviamo nei nomi di partito. Già Berlusconi aveva privato milioni di tifosi del grido «Forza Italia», da quest’anno c’è un nuovo schieramento, «Fratelli d’Italia» (i dissidenti di Forza Italia per l’appunto) che riprende il titolo dell’inno di Mameli. Qualcuno ha twittato che mancava solo che si desse a un partito il nome di un avverbio tipo «Dunque». Un avverbio no, ma un verbo c’è: è il partito «Fare» di Oscar Giannino, che vuole così esprimere la necessità di fare più, cioè peggio, di Monti (e fare a meno degli italiani che a quel punto si estingueranno nella miseria più totale). Sempre tra le figure retoriche, che dire dell’ossimoro «Moderati italiani in rivoluzione» (coalizione di Berlusconi) ? A quando i rivoluzionari pantofolai?
Tra i 178 simboli delle liste consegnate in Italia, spiccano per originalità, anche linguistica, alcuni partiti, gli anti-tasse («Liberi da Equitalia», «Forza evasori-Stato ladro», «Come ci hanno ridotto»), gli anti-voto («Io non voto», che di per sé è un assurdo), i cibernetici («Il partito internettiano»), i pirati («Il partito pirata»), i briganti («Giovanni dalle Bande Nere», giuro) i santi («Militia Christi»), i poeti («Movimento poeti in azione») e i navigatori («Il veliero»). Non mancano i salutisti «Staminali d’Italia (Energia – Vitalité –Rinnovamento)» e gli osé («Il movimento bunga bunga» o «D.NA. - Democrazia – Natura – Amore», alias il ritorno della Cicciolina!). Considerato che la lingua è pensiero, non voglio sapere a cosa pensano i leader di questi partiti, per fortuna noi all’estero siamo esenti da questa creatività.

martedì 5 febbraio 2013, di Patrizia Molteni