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Donne ai tempi di Berlusconi

Sono anni che mi sento chiedere ma perché le donne italiane accettano di essere trattate così? In realtà ci provano a ribellarsi ma devono fare i conti con il muro mediatico creato da Berlusconi. Il movimento del 13 febbraio e la creazione di “Se non ora quando”, però, hanno aperto una breccia, dando risonanza ad un malessere che durava da decenni. Il problema è ora battere il Berlusconismo.

Negli anni ‘70, gli unici in cui le donne hanno occupato la scena, il movimento femminista ha voluto imporre un modello unico di donna sottovalutando l’importanza che ha per ogni donna il sentirsi unica e diversa. Negli anni ’80, stanche di questo modello e illudendosi di aver conquistato per sempre certi diritti, le donne italiane si sono rilassate. Ed è qui che Berlusconi ha la trovata geniale: usare i media per imporre un nuovo modello femminile senza che le destinatarie si accorgano di essere state prese in giro …. Eh sì, là dove l’ideologia femminista aveva “mortificato” il desiderio di essere graziosa e in ordine, si è insinuato l’ammaliatore delle televisioni berlusconiane.
Ci sono voluti quasi 30 anni per fare in modo che le donne italiane si riprendessero la scena grazie allo sforzo congiunto di tutte le associazioni femminili. L’imponente manifestazione del 13 febbraio 2011 ha coinvolto un milione di persone, in maggioranza donne, ma anche molti uomini. Ed è sulla base di questo successo che si è creato il comitato “Se non ora quando” che ha voluto organizzare a Siena, il 9 e il 10 luglio, gli stati generali della condizione femminile.
Più di 1000 donne sono venute da tutta Italia, in rappresentanza dei comitati locali e di alcune associazioni. Tra gli inteventi: Rosy Bindi e Giulia Buongiorno, Susanna Camusso e Silvia Costa. Con un desiderio comune: lanciare una proposta forte, concreta, trasversale e bipartisan al mondo politico. Di cosa si è parlato? Delle dimissioni in bianco per la lavoratrice, della mancanza di strutture per poter lasciare i figli quando si vuole lavorare, della mancanza di centri per occuparsi degli anziani poiché sembra che solo le donne siano in grado di accudire e curare, di violenza contro le donne all’interno della famiglia, di istruzione, di stipendi inferiori a quelli degli uomini, di pensioni, di donne che tutto sono e tutto vogliono fuorché riconoscersi nel modello televisivo o pubblicitario imposto che ci vuole belle, sceme, silenziose e dal corpo dirompente.
Si è anche dato spazio mediatico ai “Lavori in corso: 30 anni CEDAW”: le raccomandazioni del Comitato ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti della donna, che ha ribadito lo stato disastroso della condizione della donna in Italia.
E in Francia come vanno le cose? Intanto esiste lo Stato e lo stato sociale, due elementi mancanti nel quadro italiano. Lo Stato francese garantisce la scuola libera e gratuita, senza costi aggiuntivi di tasse d’iscrizione o di libri scolastici; il tempo pieno è una realtà costante del sistema d’istruzione, dalla materna alle superiori; esiste anche il doposcuola dietro il pagamento di una quota minima. E poi esistono congedi per maternità ma anche per paternità, trattamenti speciali per chi vuole fare la mamma a tempo pieno. Si capisce meglio, allora, perché qui in Francia ci sia stato dal 2000 un nuovo baby boom.
All’interno dello stato sociale esiste un organismo chiamato Caf (che sta per “Cassa allocazioni Familiari” e non ha niente a che vedere con il Fisco), che provvede a versare contributi alle famiglie per far crescere i figli, pagare le spese scolastiche, aiutare le famiglie monoparentali, e fornire ai ragazzi un contributo per fare sport o andare in vacanza.
Per gli italiani una vera manna dal cielo, per i francesi un bene prezioso che difendono dai continui e ripetuti attacchi dei governi che in tempo di crisi vogliono tagliare tutto, accanendosi, guarda caso, sullo stato sociale.
A conti fatti alle donne e soprattutto alle mamme per ora conviene restare in Francia ma non bisogna smettere di lottare e incoraggiare amiche e parenti rimaste in Italia perché credo che questo sia il solo tema su cui federarsi per cambiare realmente le cose in patria… Magari creando un comitato SNOQ qui a Parigi, che ne dite?

martedì 4 ottobre 2011, di Tiziana Jacoponi