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Italia in Rete e la COP 21

Eco-gesti per Convincere, Organizzarsi, Partecipare

Dal 30 novembre all’11 dicembre 2015 la Francia accoglierà la 21° Conferenza ONU sul clima, Paris Climat 2015 (COP 21), sui cambiamenti climatici. Una scadenza cruciale che segnerà una tappa decisiva nei negoziati del futuro accordo internazionale per il “dopo 2020”, impegnando tutti i paesi in un accordo universale costrittivo sul clima come deciso a Durban. La Francia svolgerà un ruolo di primo piano per facilitare il consenso delle Nazioni Unite e dell’Europa per raggiungere l’obiettivo di riduzione del riscaldamento della terra di almeno due gradi. Esso dovrà trovare un equilibrio tra l’approccio di Kyoto e quello di Copenhagen attraverso una divisione matematica degli impegni di riduzione delle emissioni, a partire da un comune limite massimo consentito, e un insieme di impegni nazionali dei singoli stati.
In quest’ottica il Comune di Parigi il 26 marzo scorso ha già siglato un accordo in presenza di tutti i Sindaci delle capitali e grandi città d’Europa. Anne Hidalgo, Sindaco di Parigi, ha dichiarato di voler assumere così pienamente la responsabilità di lanciare un coordinamento tra città e governi locali per promuovere gli investimenti nei trasporti elettrici e energie rinnovabili.
L’accordo che deriverà da COP21 sarà finalizzato ad attuare un vero cambiamento. La “sfida climatica” rappresenta un’opportunità di creazione di nuovi posti di lavoro e di ricchezza e di rinnovo dei modelli produttivi e di consumo.

Il progetto “COP 21 : Eco-gesti per Convincere, Organizzarsi, Partecipare”.

In questo quadro che vede la città di Parigi totalmente orientata allo sviluppo sostenibile, Italia in Rete e l’associazione Jardins numériques hanno presentato il progetto “COP 21 : Eco-gesti per Convincere, Organizzarsi, Partecipare” che ha già ottenuto il Label Paris Climat 2015. Le iniziative hanno fatto parte degli eventi collaterali della “Settimana dello europea dello sviluppo sostenibile” in
maggio, di Italia Sostenibile e della festa di quartiere dei centri sociali Noguès (14° arr.) e “13 pour tous” (13° arr.) in giugno e continueranno in autunno in tutta la regione parigina, in scuole, licei, centri sociali, forum delle associazioni e anche in luoghi di aggregazione insoliti. Si sta lavorando per esempio ad un’iniziativa in contemporanea con la Fête de la Gastronomie (27 settembre), manifestazione voluta dal Ministero dell’Economia francese che coinvolgerà 14e arrondissement di Parigi e le città limitrofe Malakoff e Vanves e cercherà di dare nuovo impulso alla “festa dei 3 comuni” (PVM, Paris, Vanves, Malakoff) caduta nel dimenticatoio qualche anno fa.
Atelier, spettacoli e animazioni sono concepiti per sfatare i miti legati ai comportamenti ecologici, spesso considerati un passatempo da (ex)fricchettoni benestanti che mangiano tuberi e alghe lamentandosi sullo stato del pianeta e cantando lagne incredibili intorno a una chitarra. Una caricatura un po’ estrema ma gli italiani all’estero sanno bene che i cliché hanno una durata di vita che va oltre generazioni e razionalità. Il progetto “Eco-gesti”, conciliando cultura e sostenibilità, intende mostrare che il riciclo e la lotta agli sprechi sono, oltre che necessari, poetici e belli.

Cuochi d’artista Galleria in divenire

Concepito dall’artista bolognese Laura Ranuzzi, e co-animato dalla ceramista Fiammetta Lipparini, l’atelier consiste nel creare dei ritratti del cuoco di merende tanto buone quanto strampalate, ispirandosi alle opere di Enrico Baj, pittore milanese « libertario e anarco-patafisico », frequentatore di Marcel Duchamp e André Breton. La caratteristica di Baj, oltre all’anticonformismo, è l’utilizzo di elementi come pezzi di vetro, gomitoli di lana, quadranti di orologi e altri oggetti di uso quotidiano, tutti meritevoli di entrare nel mondo della bellezza e dell’arte. Il concetto di “libertà”, ripreso poi anche dagli autori dell’Oulipo (Queneau, Perec, Calvino…) e dagli artisti dell’Oupeinpo (Ouvroir de Peinture Pontentielle), porta con se anche quello di “contrainte”, una serie di regole imposte che fungono da liberatori di creatività : sembra impossibile, ma così è. Quando ai bambini si propongono oggetti in quantità, tendono ad usare tutti gli stessi, nei canoni della “normalità” (gli occhi sono uguali, i capelli biondi o castani…) mentre quando li si obbliga, dando loro oggetti unici, a comporre con quello che si ha, le soluzioni sono ancora più creative. Questo è anche il concetto del comportamento sostenibile : se vedessimo la bellezza (e la bontà) anche dentro frutta e verdura non perfettamente scolpita dalla mano dell’uomo e “dipinta” per somigliare a una natura ideale, sarebbe un piccolo passo avanti contro gli sprechi alimentari, per esempio.
Durante l’atelier - ideato dall’artista bolognese Laura Ranuzzi e co-animato da Fiammetta Lipparini, ceramista toscana – gli artisti in erba danno forma al cuoco che prepara la loro merenda preferita. I quadri realizzati in Place Frenay il 13 e 14 giugno, e ai centri sociali Mom’ Frenay (12° arr.) Maurice Nogues (14° arr.) e “13 pour tous” (13° arr.) insieme alle opere di atelier che si svolgeranno a Parigi e regione in autunno fanno parte di una galleria in divenire itinerante che verso novembre-dicembre troverà un luogo espositivo all’altezza di questo progetto.
Altra animazione, sempre ideata dalle artisti bolognesi Laura Ranuzzi e Manila Cavallari : il “Gioco di Peppona, oca non-sprecona” che combina anch’esso sostenibilità e cultura : quadri famosi per scoprire la frutta e verdura di stagione, dipinti e collage realizzati con materiali di riciclo in cui i gesti quotidiani come non chiudere l’acqua, non spegnere la luce o buttare una bottiglia di plastica su una spiaggia, provocano l’ira dell’oca Peppona, mentre il contrario fa avanzare di qualche casella. Per i vincitori, una doggy-bag per non sprecare quello che non si è riusciti a mangiare al ristorante, anche quella con l’immagine di Peppona, l’oca non sprecona. Un gioco che ha riscosso un notevole successo con i bambini di Place Frenay, ma che non è dispiaciuto per nulla neanche agli adulti.
Tra gli altri atelier di questo progetto, da segnalare anche la dimostrazione di “Jerry”, il computer ri-assemblato in una tanica (jerrycane, per l’appunto) da Yann Vandeputte, uno dei fondatori dei Jardins numériques, a dimostrazione del fatto che i computer possono trovare involucri meno problematici da dismettere e smaltire, come una tanica o una valigia di cartone. Oppure l’atelier, animato da Maria-Grazia Veneziale (associazione Ita-liens), di pasta fatta con farina di grani antichi, la cui tradizione è ripresa da associazioni e cooperative (soprattutto del Sud Italia) : “ritornare al concetto che il pane nasce dalla terra è uno dei principi fondamentali della sostenibilità”, sostiene la Veneziale, che ha fatto venire per l’occasione farine tumminia, percia a sacchi, russello e biancolilla macinate a pietra dal Mulino del Ponte di Castelvetrano (Trapani).
Infine fa parte del progetto Eco-gesti anche il film “Varvilla”, vincitore del Festival du Film de l’Environnement 2015, che ha partecipato alla Settimana dello Sviluppo Sostenibile francese con una proiezione-dibattito il 4 giugno alla Maison des Associations del 12e arrondissement.
Atelier e animazioni continueranno fino a giugno 2016. Per organizzarne uno “près de chez vous”, contattare :
patrizia.molteni@focus-in.info

Varvilla, un paese perduto e ritrovato

Premio della Giuria al Festival Internazionale sull’Ambiente a Parigi (FIFA 2015), Varvilla, film di Valerio Gnesini, racconta la storia di una « cooperativa di comunità » a Succiso, sull’appennino tosco-emiliano.
Come molti altri paesi, Succiso rischia lo spopolamento : gli abitanti sono costretti a trasferirsi nelle città o migrare all’estero. Alcuni abitanti però decidono di creare una cooperativa coinvolgendo tutta la comunità.
Attraverso la vita quotidiana di Albaro, Dario, Emilio, Giovanni, Piera e Michela, persone che dedicano il loro tempo alla comunità, svolgendo tutto l’anno lavori utili al paese e alla collettività, scopriamo un « mosaico che si mimetizza con il luogo, con le spoglie di un paese perduto ed un paese ritrovato, tra l’Appennino e la sua storia, tra le sue leggende, tra la terra e gli animali », dice il regista.
La cooperativa, che porta l’evocativo nome di « Valle dei Cavalieri », oggi gestisce un bar, un agriturismo, un negozio di generi alimentari, si occupa di allevamento di ovini ed è attiva nel turismo e nella salvaguardia del territorio e nella gestione del Centro Visite del Parco Nazionale dell’Appennino. E’ inoltre oggetto di studio di Naori Tsuda, Professore di Economia all’Università di Osaka, essendo l’unico caso al mondo (oltre a un modello simile in Australia).
Varvilla, verosimilmente “vers la ville”, omaggio al passato francese del Granducato di Parma e Piacenza, è quel pezzo d terra dove i pastori andavano o pascolare le pecore. Ce lo racconta in dettaglio, uno dei protagonisti, all’epoca orfano e poverissimo ma aiutato da tutti gli abitanti del paese. Lui, come gli altri “anziani”, evocano un periodo di assoluta povertà ma di grande gioia, fatto di feste, di canti, di solidarietà, mentre le due giovani del paese rivendicano con orgoglio la loro appartenenza al paese. Gnesini ci fa riflettere sull’attaccamento alla terra, su cooperazione e impegno civile come possibili risposte alla crisi e allo spopolamento delle zone rurali.
« Vedremo cosa significa inventarsi un lavoro pur di non migrare dalle proprie radici. Cosa significa far parte di una cooperativa di paese, in cui l’associazione è volontaria e la proprietà è comune, un esempio perfettamente esportabile all’estero », afferma il regista.
Attualmente Gnesini lavora al progetto “Transumanza Tour”, un docu-film in sei puntate per raccontare, dalla Liguria alla Basilicata, le nuove forme di ruralità, i nuovi fenomeni sociali, sospinti e innestati dai temi della decrescita, il ritorno all’antico, alla terra e ai suoi ritmi naturali, in compagnia di un gruppo musicale “Vito e le Orchestrine”. Un tipo di transumanza che è sempre esistito ma che ora è una comunità mondiale (il wwoof, con i suoi wwoofers) che mette in contatto volontari e progetti rurali naturali, senza che in questo scambio ci siano transazioni finanziarie. E’ sempre successo che lavoratori agricoli lavorassero in cambio di vitto e alloggio, la novità è la relazione che si va ad instaurare tra ospitante e ospitato e soprattutto il progetto e i valori che sottendono l’iniziativa. A suivre…

Varvilla
Regia, soggetto, sceneggiatura Valerio Gnesini
Aiuto Regia Alessandro Paci
Direttore Fotografia Alessio Valori
Assistente Fotografia Mattia Barbati
Montaggio Diego Berré
Fonico Damiano Fontanabona
Sound Designer Giovanni Frezza
Grafico Mattia Donati
Produttore Luca Mussoni
Produttore Esecutivo Valentina Damiani
Produzione Kaleidoscope Factory, Gadoev, con il sostegno dell’Emilia Romagna Film Commission, Provincia di Reggio Emilia e Cineteca di Bologna
Origine Italia, 2014, 75’

mardi 4 août 2015, par Patrizia Molteni