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Ex-voto

Ex-voto. In omaggio al voto che anche gli expat potranno esprimere. Expat. Ex-patria ? Una patria che non lo è più (come gli ex-mariti, gli ex-allievi, gli ex-fumatori) o che è lontana, vissuta da fuori ? O ex-voto come quelli che si offrono alla Madonna, pegno di privazione o di sacrificio in nome di una causa ? Potrebbe essere la Patria la causa ?
Oppure è l’effetto di un antichissimo patriarcato ?

In questo periodo di campagna elettorale, come da copione improntata alle campagne marketing televisive cui Sua Emittenza Berlusconi ci ha abituato, mi hanno colpito (tutt’altro che positivamente) due cose. La prima, una Giorgia Meloni, leader di “Fratelli d’Italia”, partito di “centro”-destra con un 90% di politici provenienti dell’MSI, fondato da esponenti del partito fascista nel 1946 poi addolcito nei toni prima da Gianfranco Fini e adesso dalla Marine Le Pen nostrana (look a parte). Ebbene la leader, a cui viene chiesto in una trasmissione che cosa vorrebbe sua figlia dicesse di lei, risponde commossa : “Ho paura che mia figlia dica che sua madre è una patriota ma l’ha vista poco”. Secondo episodio : un cranio pelato con tatuaggio zanna di lupo sul sopracciglio e bandiera italiana a mo’ di scialle, percorre in auto la città di Macerata sparando su gruppi di neri. Si farà arrestare davanti al movimento dei caduti, tricolore sempre sulle spalle e mano alzata nel saluto fascista. Il solito “centro” destra ha subito le solite giustificazioni : il ragazzo è malato, era il fidanzato di una ragazza violentata da un nigeriano in un comune vicino (in realtà la ragazza non la conosceva neanche) fino al “certo di fronte a questa invasione di migranti è naturale che uno vada fuori di testa” e il solito “ghe pensi mi” dell’ormai lugubre Cavaliere che spara di poter espellere 600.000 migranti se eletto. Quasi niente sul fatto che fosse candidato per la Lega Nord e che avesse a casa tutta una collezione di libri e cimeli fascisti e che l’apologia del fascismo sia costituzionalmente fuori legge.

Proviamo a ribaltare la cosa : un arabo percorre la città in macchina e spara sui dei bianchi a caso, magari a un mercatino di Natale. Immediatamente si griderebbe al terrorismo islamico - che il gesto sia rivendicato da Daesh o meno - si aggiungerebbero reati aggravanti, qualcuno proverà a dire che era malato (come se si potesse non esserlo e fare una cosa così) ma verrebbe messo a tacere della macchina dell’odio e della sua soluzione a tutti i mali : rimandiamoli a casa loro.

Che sia aspirazione (il riconoscimento della figlia) o portare sulle spalle il simbolo della propria missione (il tricolore del leghista maceratese) queste persone sono tutt’altro che stupide e malate : sanno manipolare il popolo usando simboli e valori di facile identificazione : la Patria. Che in parole povere si traduce con “Prima gli italiani !” (In trumpese, “Americans first !”), e il sotteso “noi” contro “loro”.

La neo-mamma e il neo-nazi hanno la stessa patria mia ? E perché la Patria e il tricolore vengono sempre sbandierati a destra ? La patria è di destra o di sinistra ? Difenderla vuol dire necessariamente guerre e violenza ? E se si cambia territorio ? E’ sempre Patria ? E la mia patria di ex-patriato, è uguale alla Patria di un migrante, che viva nella mia o nella sua terra ? Come definire la Patria, visto che al contrario di Nazione, Stato o Tricolore non è una cosa concreta ? Tutte domande che ci poniamo in questo numero.
Christophe Mileschi, recensendo il Pro-Patria di Ascanio Celestini, sostiene la teoria dell’autore secondo la quale la Patria (“o Nazione che dir si voglia, la distinzione tra i due termini-concetti lascia il tempo che trova”) non esiste più, è una sorta di Carcere gigantesco che coincide con il territorio nazionale, si sussume nelle legge e nasce da un tradimento.

Altra lingua altro tradimento, lo dimostra con verve Francesco Forlani attraverso le canzoni di Adamo o Boris Vian, fino alla traduzione in un idioletto sconosciuto (ma contaminato dal napoletano) de l’Etranger di Charles Baudelaire (dove è anche questione di Patria, questa sconosciuta).

Da expat, Maria Chiara Prodi, cerca di definire cosa è diventato il concetto di “patria” : siamo diventati glocal senza passare dal via ? E’ una città ? Uno stile di vita ? Una scelta, un desiderio, come la considerano i giovani che “gravitano” in Europa ?
La diatriba linguistico concettuale rilanciata dalla scrittrice sarda Michela Murgia dalle colonne de L’Espresso, e ripresa da Igiaba Scego, scrittrice e giornalista di origine somala, ci fanno riflettere sul significato di “patria” e sulla necessità di trovare un concetto e una definizione nuova : Matria per la prima, Fratria per la seconda. Patria, letteralmente, è la terra dei padri, una trasmissione in cui è l’uomo che riconosce i figli e dà loro un patrimonio, la terra. E per difendere il proprio patrimonio si è pronti a combattere il “nemico”. La madre invece è relazione, apertura, gratitudine, il cordone ombelicale spezzato quando ci si allontana, la Matria include dove la Patria esclude. Lungi dall’essere una diatriba detta “femminista”, si tratta di categorie politiche ben diverse che sfociano in leggi (non fatte) sui diritti civili, come lo ius soli o lo ius sanguinis.

Accompagnano questa carrellata di idee, le immagini di Massimo Baldini tratte dalla sua mostra “Italianités” (esposta a Parigi in novembre alla Maison d’Italie) : scorci d’Italia che a guardarli bene rivelano un accostamento bizzarro, un dettaglio, un punto di vista e ci si rende conto che ha immortalato quello “spirito” che ci portiamo sempre dietro, dovunque noi siamo. Una sorta di patria visuale, insomma.

GLI ARTICOLI DI QUESTO PRIMO PIANO

- Patrie vecchie e nuove di Matrizia Polteni
- Pro Patria, senz’altro ma quale ? di Christophe Mileschi
- Patria, Matria e Spiritus Solis di Matrizia Polteni
- Né Patria né Matria di Igiaba Scego
- La Patria degli Expat di Maria Chiara Prodi
- Eurovisioni di Francesco Forlani
- Massimo Baldini, fotografo di Valérie Lacroix

vendredi 16 février 2018, par Patrizia Molteni