FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Home > Primo Piano > Speciale Politiche 2013 > Franco Narducci, candidato per la ripartizione Europa

Interviste ai candidati

Franco Narducci, candidato per la ripartizione Europa


Onorevole Narducci, può spiegare ai lettori di FOCUS-IN come vede la situazione politica alla vigilia delle imminenti elezioni italiane?

Si è da poco conclusa una Legislatura caratterizzata dall’emergenza del risanamento ed in cui non si è riusciti a fare le riforme elettorali necessarie per dare valore maggiore all’espressione democratica che contraddistingue il nostro Paese. Abbiamo assistito alle ultime gesta del berlusconismo che tenta tuttavia di ripresentarsi con promesse stantie e populistiche. Noi del PD abbiamo garantito l’avvio del risanamento e ora siamo pronti a migliorare quanto fatto nell’anno del Governo Monti.

Nella recentissima classifica di Openpolis, Lei è risultato il più “produttivo” dei parlamentari eletti all’estero ed il secondo, su 630 onorevoli, di tutto il Parlamento italiano: ci parla di questo suo impegno?

Personalmente mi sono speso affinché gli italiani all’estero avessero un ruolo nell’internazionalizzazione del sistema Paese. Nella conversione in legge del decreto crescita mi sono battuto per migliorare il nuovo impianto organizzativo dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese, tracciato dal decreto-legge n. 98/2011, in maniera tale che la prevista “cabina di regia” possa funzionare bene e il prodotto italiano di qualità possa essere adeguatamente promosso.
La costante del mio impegno parlamentare, tuttavia, è stata quella di lavorare per migliorare i servizi consolari, rafforzare la promozione della lingua e della cultura italiana nel mondo e tutelare i diritti degli italiani residenti all’estero contro i numerosi propositi di ridimensionamento di ogni forma d’intervento a loro favore. L’ho fatto anche promuovendo convegni sulla certificazione di qualità della lingua italiana e con progetti di legge come quello sulla riforma della legge 153 del 1971 e quello per la riforma degli istituti italiani di cultura.

A proposito della Lingua e Cultura italiana: va lasciata in mano agli Istituti di cultura e alle Dante Alighieri quando fanno l’1% del lavoro di promozione e diffusione? Cosa fare degli istituti di cultura?

La promozione della lingua e della cultura non può essere disgiunta da una revisione del quadro normativo per l’insegnamento all’estero, revisione che deve recepire i cambiamenti avvenuti in seno alle comunità negli ultimi quarant’anni. Si tratta, inoltre, di dare risposte a una domanda linguistica di qualità che arriva dai tanti cittadini non italiani appassionati della lingua di Dante. Infatti, i Paesi che competono con l’Italia nello scenario dei mercati mondiali adeguano continuamente le proprie strategie culturali e lo fanno investendo più risorse per sviluppare una vera e propria diplomazia culturale, sotto il vessillo degli istituti da cui sono rappresentati.
La Germania investe milioni di euro nelle attività del Goethe Institut e così fanno gli spagnoli con il Cervantes, gli inglesi con il British Council e la Francia con il nuovo Institut Victor Hugo, simbolo di una politica culturale che in giro per il mondo interessa oltre 150 Paesi.
L’Italia può contare sul lavoro degli Istituti Italiani di Cultura, sull’estesa presenza della Società Dante Alighieri nel mondo, sulle scuole italiane all’estero e sugli Enti che gestiscono i corsi di lingua e cultura italiana per i figli dei cittadini italiani e dei discendenti, Enti che sono divenuti fondamentali per la diffusione della nostra lingua. Negli ultimi anni, inoltre, sono state promosse forme di cooperazione tra università italiane e straniere. Purtroppo, rispetto agli altri Paesi, manca una strategia sistemica, una filosofia d’intervento stabile e un unico centro decisionale, un aspetto che le rappresentanze delle comunità emigrate criticano, inutilmente, da anni. Tutto ciò, insieme alla riduzione drastica dei finanziamenti, ha portato ad un progressivo indebolimento delle attività del nostro Stato per promuovere il nostro patrimonio culturale e la nostra lingua.
Nel lavoro parlamentare mi sono battuto per una politica culturale fondata anche sulla valorizzazione delle risorse umane in loco, frutto di una comunità matura e alla luce della nuova mobilità transnazionale. Ho operato per introdurre il controllo di qualità, adeguare le strategie alle specificità continentali e superare la precarietà che da molti anni caratterizza lo status degli operatori scolastici in forza agli Enti gestori che, non dimentichiamolo, dal 1993 hanno sopperito ampiamente all’assenza di strategie da parte dello Stato.
Sempre in tema di politiche culturali, ho promosso un’indagine conoscitiva – congiunta, Commissione affari steri e Commissione cultura, scienza e istruzione - sulla promozione della cultura italiana nel mondo.

On. Narducci, gli Italiani all’estero avvertono sempre di più un certo disinteresse dell’Italia verso i propri diritti: ad esempio l’imposizione da parte di molti Comuni dell’IMU come seconda casa per i proprietari iscritti all’AIRE, il non riconoscimento dei diritti per i giovani in mobilità, la chiusura progressiva dei consolati, ecc..

Oltre l’80% dei Comuni italiani ha deciso di tassare come “abitazione secondaria” la casa posseduta in Italia dai nostri connazionali residenti all’estero, anche quando detta casa è palesemente “abitazione principale”. Ciò significa dover pagare l’imposta con l’aliquota nazionale più alta, spesso aumentata ulteriormente dai Comuni. Contro tale ingiustizia, dopo vari tentativi a livello parlamentare, il sen. Micheloni ed io siamo intervenuti, rivolgendoci al TAR, ricorrendo contro i Regolamenti Comunali che impongono ai nostri connazionali emigrati di pagare le aliquote IMU come seconda casa - nonostante le condizioni siano del tutto analoghe a chi risiede nel Comune stesso – ravvisando in tali regolamenti aspetti d’incostituzionalità e un’evidente discriminazione nei confronti dei connazionali all’estero. Inoltre, a nostro avviso, le suddette delibere violano i Trattati UE, per cui abbiamo preparato un esposto alla Commissione UE che gli interessati potranno scaricare dal sito www.e-avvocato.com e inviarlo al destinatario.
Vorrei inoltre ricordare anche l’importante indagine conoscitiva promossa dalle Commissioni affari esteri di Camera e Senato, grazie all’impegno mio e del senatore Micheloni, sullo stato della rete diplomatica e consolare, che ha rappresentato uno strumento prezioso per mettere sotto i riflettori le criticità della rete e i disservizi causati dai tagli alle strutture italiane all’estero.

Franco Narducci con Jacques Delors Negli ultimi due anni è ripreso il fenomeno dell’emigrazione all’estero degli italiani, verso i Paesi del Nord Europa, quale è la Sua opinione?

Oggi, si affrontano le tematiche dei cambiamenti nel mondo del lavoro alla luce della crisi economica e della situazione occupazionale che riguarda milioni di italiani, una situazione drammatica soprattutto per i giovani che, in assenza di prospettive, si stanno dirigendo numerosi all’estero. Su questa preoccupante situazione, anche il Capo dello Stato è intervenuto incessantemente per richiamare le istituzioni e l’economia ad affrontare la situazione occupazionale dei giovani ammonendo che nel Paese c’è “una seria disoccupazione e inoccupazione giovanile che pesa sulle famiglie, una mancanza di prospettive di occupazione per i giovani”.
Di fronte a questo scenario gli italiani hanno ripreso la valigia, non solo i giovani ma anche famiglie che qualche anno fa erano rientrate in Italia, come si sta verificando in Germania. La ripresa del flusso migratorio avviene in un contesto più difficile che in passato, vista la drastica riduzione della rete consolare. I Comites e la rete associazionistica all’estero si devono fare carico di tale nuova realtà per aiutare e indirizzare (basti pensare ai problemi di conoscenza della lingua locale), sapendo che non vi sono solo storie soddisfacenti, vi sono anche i giovani laureati che finiscono a lavorare con mansioni umili, non corrispondenti alla loro formazione.

A proposito di giovani, si parla ormai di “fuga di cervelli” dall’Italia: come affrontare i nodi del lavoro e della ricerca scientifica?

Il nodo della ricerca scientifica è da anni al centro del dibattito, senza che ne esca un progetto concreto, attuabile e in linea con quanto fanno i Paesi all’avanguardia in questo delicato settore. È vero che la crisi tende a frenare lo slancio innovatore e a enfatizzare i nodi non sciolti del sistema produttivo italiano, tuttavia può essere l’occasione per puntare con più decisione sulla ristrutturazione. Uno sforzo che avrà successo solo se accompagnato da politiche economiche opportune e dalla rimozione di quegli ostacoli che impediscono alla ricerca pubblica italiana di competere alla pari con gli altri Paesi europei avanzati, arrestando la deriva negativa che rischia di provocare l’estinzione della ricerca in Italia. Pertanto è necessario che il prossimo Governo tracci una “roadmap” che consenta all’Italia di tornare, al fianco degli altri Paesi europei, a occupare un ruolo di primo piano, coinvolgendo anche la rete dei ricercatori italiani all’estero in maniera costruttiva ed efficace. Avviare politiche adeguate sul versante della ricerca, che contemplino un forte ruolo del pubblico assieme a quello del privato, sarebbe un passo fondamentale per la crescita e l’occupazione, che richiede un coinvolgimento al massimo livello e la mobilitazione di tutte le parti interessate.

A fronte del “disarmo” delle rappresentanze pubbliche italiane, la rete delle associazioni degli Italiani all’estero si stanno impegnando nel promozione, assistenza e solidarietà, cosa si può fare per riconoscere loro questo ruolo?

All’inizio della Legislatura ho presentato in Parlamento la Proposta di legge di modifica alla 383/2000 per permetterne l’applicazione alle associazioni attive per le comunità italiane all’estero. La proposta prevede l’estensione dei benefici derivanti dalla 383/2000 anche per le associazioni operanti all’estero per gli italiani ivi residenti.
Per oltre un secolo, l’associazionismo italiano all’estero ha assunto di volta in volta il ruolo di punto di aggregazione e partecipazione, di promotore della nostra cultura e della nostra lingua, di società di mutuo soccorso e di ispiratore di opere sociali e di solidarietà di cui restano segni tangibili come, per esempio, gli ospedali italiani.
Per questo ritengo che estendere alle associazioni rappresentative degli italiani all’estero i benefici previsti dalla legge 383 del 2000, sia una questione di civiltà e di rispetto del fondamentale diritto di uguaglianza stabilito dall’art. 3 della Costituzione, poiché il beneficio accordato ai corpi intermedi rappresentativi di tali cittadini è da intendersi, come fruito in ultima istanza, dai medesimi, in ossequio al principio di sussidiarietà. La modifica della legge 383 si prefigge dunque di salvaguardare il patrimonio associazionistico italiano nel mondo, frutto del lavoro instancabile di generazioni di emigrati e che avrà un ruolo decisivo in “termini di rete” anche in futuro.

In conclusione, On. Narducci, dopo il voto, quale maggioranza ci potrà essere?

Ci troviamo ancora in una situazione di transizione che pone domande che non hanno avuto ancora risposte, ma soprattutto ci ricorda l’importanza di promuovere un’adeguata cultura politica nel nostro Paese e un civismo in grado di saper guardare al futuro anche in un momento di crisi. Oggi però dobbiamo augurarci che il Paese sia attraversato da un’autentica svolta in grado di consentire l’uscita da quella “Repubblica indistinta” che è succeduta alla Prima Repubblica crollata sotto le macerie di Tangentopoli.
Dopo un ventennio di egemonia della videocrazia e di dittatura dell’immagine è importante riportare il processo politico alla realtà del fare per il bene comune. Certamente l’impegno di Governo dovrà fare i conti con il consenso e vincere l’ondata di populismo che dilaga. Se il realismo e l’impegno del PD per il Governo del Paese e per uno sviluppo sostenibile che abbia al centro la persona sapranno dare fiducia agli italiani, allora saremo riusciti a costruire un nuovo senso della cultura di Governo e ad assicurare la governabilità con la nostra vittoria. Ma anche a dare un futuro europeo, ancorato ai nostri valori, e a un’Italia che saprà essere punto di riferimento a livello internazionale. Io mi sto impegnando a tal fine e per questo chiedo ai miei connazionali all’estero di darmi fiducia per costruire insieme un’Italia più forte e più grande, in cui gli italiani all’estero hanno un ruolo importante.

FRANCO NARDUCCI
Nato a S. Maria del Molise (Isernia) nel 1947, diploma di istituto tecnico per geometri. Esperto di formazione e sindacalista. Dal 1970 vive in Svizzera dove partecipa attivamente alla vita associativa degli italiani immigrati. Dal 1998 Segretario Generale del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), ha dato un forte impulso, fin dalla 1° Conferenza degli Italiani nel Mondo, alla riflessione sulle giovani generazioni italiane all’estero. Dal 2004 al 2006 - anno in cui è stato eletto per la prima volta alla Camera - è stato presidente nazionale delle ACLI Svizzera e dal 2007 Presidente dell’Unione Nazionale delle Associazioni Immigrati ed Emigrati. Vicepresidente della commissione Affari esteri. Eletto nella Circoscrizione A Europa.

Il sito di Franco Narducci: www.franconarducci.com
Il sito del PD Francia: http://partitodemocraticoparigi.org/blog/

martedì 5 febbraio 2013, di Patrizia Molteni