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Fratelli d’Italia e d’altrove

Benedetto Nicolini Benni, 1° premio della Sezione Illustrazione del Concorso “Fratelli d'Italia” organizzato dalla Regione Sardegna. In mostra alla Mairie del 13° arrondissement di Parigi dal 18 al 25 giugno“Prima e indispensabile dote nei candidati è quell’onestà personale e pubblica che fa di un uomo politico un apostolo, di un’opinione una credenza, di un partito una religione. Noi vogliamo uomini che sentano quello che dicono. Noi vogliamo la verità : crediamo che in lei sola stia la forza. Noi facciamo poco conto delle parole, moltissimo della vita di un individuo ; non appoggeremo che i nomi di coloro il cui passato ci sia pegno dell’avvenire. Noi veneriamo le persone esperimentate da lunghe prove. Noi combatteremo l’influenza d’ogni ordine privilegiato, d’ogni casta qualsiasi. Cercheremo spregiudicatamente il merito, ovunque si trovi, e massimamente in quelle professioni che educate all’applicazione e al lavoro presentano maggiori guarentigie di sapienza pratica, di tendenze e virtù democratiche.”
Non sono parole di ieri o della settimana scorsa scritte in reazione al programma elettorale (sic) di un Bossi qualunque o di qualche politico dei molti che girano dalle parti di casa nostra. In ogni caso non le ha scritte un bolscevico, un comunista né un dirigente dell’Associazione Nazionale Magistrati. Sono dell’11 gennaio 1849, e il suo autore è un giovane di 22 anni. Si chiamava Goffredo Mameli.
Ed è proprio con quello sguardo, con lo sguardo dell’autore dell’inno nazionale italiano che dovremmo vedere quanto sta avvenendo nel “mare nostrum”. Dovrebbe oggi sentirsi in imbarazzo chi ha preteso di interpretare i rapporti tra l’Occidente e il mondo arabo attraverso lo schema dello scontro di civiltà. Tanto più che, proprio in Italia e in Francia, i leader politici che hanno agitato questo spettro sono stati fino a qualche ora fa gli amici fidati di logori e spietati dittatori. Non aver visto il bisogno di democrazia, l’urgenza dei diritti umani, la richiesta di cambiamento mostra quanto sia miope e deleterio ragionare attraverso vecchi schemi per riflettere su nuove realtà. Il rischio è di guerreggiare con fantasmi, se non addirittura di finire grossolanamente dalla parte sbagliata : quella del tiranno piuttosto che del suo popolo.
L’altra faccia della medaglia è un terzomondismo che, pur di innalzare il proprio vessillo consunto, spiega tutto con il determinismo dell’interesse e non esita a sostenere o a farsi sostenere da regimi tutt’altro che democratici.
Che dire poi della irresponsabile indifferenza che pensa al tornaconto meschino di casa propria, una casa da difendere dallo straniero ?
Nell’accelerazione degli eventi sarebbe più che mai necessario lo sforzo di riflettere alla luce dei valori universali e soprattutto di imparare a distinguere. Perché l’esercizio prudente e accorto della distinzione è certo uno dei fondamenti della democrazia e della lotta comune contro la violenza. Ne hanno bisogno le rive del Mediterraneo… e non solo. A guardar bene, a guardare quanto sta avvenendo in “casa nostra” sono pochi i politici che ci danno un po’ di conforto. Meno male che esisti, nonno Napolitano !

samedi 11 juin 2011, par Ruggero De Pas