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Governo a punti

Da quest’estate si parla in continuazione dei cinque punti di Berlusconi. Approvati sia alla Camera che al Senato il 29-30 settembre scorso, con un voto di fiducia, saranno questi a regolare la politica dei prossimi mesi. Vediamoli.

Le liste numerate fanno sempre un bell’effetto : servono per definire le priorità, sono facilmente comprensibili e danno un’impressione di chiarezza. Questo vale per tutti… o quasi. Come si può notare dal progamma del PDL riprodotto di fianco, l’allora leader del partito, Silvio Berlusconi, aveva fatto campagna su 7 punti, ridotti a 5 in questo tormentato periodo di crisi. Ne mancano però ben 4 del programma originale : rilanciare lo sviluppo, sostenere le famiglie, più servizi ai cittadini, piano straordinario di finanza pubblica. In compenso “più sicurezza, più giustizia” è diventato due punti distinti, concentrati rispettivamente sulla lotta all’immigrazione e alla clandestinità (sotto-punto del programma cui il nuovo partito di Gianfranco Fini tiene molto) e sull’impunità delle alte cariche politiche (assente dal programma originale ma molto presente nel quotidiano dell’uomo più processato d’Italia). In entrambi i casi non si parla più di potenziare i mezzi e le risorse per le forze dell’ordine e per la giustizia, come d’altra parte non è più di attualità rilanciare il mezzogiorno attraverso “leggi obiettivo speciali concentrate su turismo e beni culturali, agroalimentare e risorse idriche, infrastrutture e logistica, poli di eccellenza per la ricerca e l’innovazione”, né si parla del piano strategico di riconversione dell’industria chimica pesante (impianti petrolchimici e centrali termoelettriche) ispirato alle nuove tecnologie, né di tanto altro. Così come per il Federalismo è sparita la “garanzia della massima trasparenza ed efficienza nelle decisioni di entrata e di spesa”, o di “giusto equilibrio tra solidarietà ed efficienza” : senza questo punto la Lega non ci starebbe e a loro frega ben poco di queste quisquilie. E se i punti che rimangono sono alterati o mutilati, ne è spuntato fuori un altro - il fisco - per il quale il governo mette già le mani avanti : imposte e tasse scenderanno solo se sarà possibile senza creare maggiore deficit sui bilanci pubblici, cioè mai. Inutile dire che della lotta all’evasione fiscale non si parla più. Nonostante le differenze però, la maggioranza continua a sostenere di dover finire il mandato per “attuare il programma per il quale è stata votata”.

samedi 2 octobre 2010, par Patrizia Molteni