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I misteri di Pavia

Molti conoscono Pavia, quella cittadina universitaria a mezz’ora da Milano che fu capitale del regno longobardo ; chi l’ha visitata ne conosce le torri, le chiese, il ponte coperto sul ticino, il castello e lo splendido borgo basso da sempre sommerso durante le alluvioni.
Pochi sicuramente conoscono le leggende e i misteri di una città impregnata di storia e di bellezza. Pavia è una città dove, nel corso dei secoli sono nate leggende molto interessanti e su cui vale la pena di soffermarsi.

La corona di spine de Cristo


©matteopellegrinuzzi.itAll’interno del Duomo, ad esempio, si dice che sia contenuta la corona di spine che è stata posta sul capo di Cristo in Croce. Secondo la leggenda, le spine si trovano in una cassetta d’argento finemente lavorato, chiusa da tre serrature diverse : la prima posseduta dal parroco, la seconda dal vescovo e l’ultima dal Sindaco. Solo la presenza delle tre personalità contemporaneamente permette l’apertura dello scrigno.
Per volontà del vescovo, dal 1645 e per più di duecento anni, fino al 1867, nella ricorrenza della Pentecoste, la reliquia è stata portata in processione. A causa della soppressione delle spese per il culto da parte dell’amministrazione comunale, anche questa tradizione si è persa e mai più è stata istituita di nuovo. Le Spine non sono mai più state esposte al pubblico e questo possedimento pavese è caduto nell’oblio, fino a diventare leggenda.

Cristoforo Colombo è sepolto a Pavia ?


Sembra che in una piccola teca piramidale, chiusa nella cassaforte della Biblioteca universitaria di Pavia, tra libri, pratiche e documenti, riposa Cristoforo Colombo. O, almeno, ha trovato accoglienza qualche piccolissimo frammento di osso.

L’uomo murato


Esistono documenti che proverebbero che da qualche parte, all’interno del castello vi sia un uomo murato. Si tratterebbe del cremonese Pasquino Capelli, segretario di Gian Galeazzo Visconti. Fu accusato di tradimento nel 1398, dopo la sconfitta subita dai Viscontei sotto il Serraglio di Mantova, avvenuta a seguito di una falsa lettera del Duca che ordinava al capitano dei ducali di presentarsi subito a Pavia. Fu avvolto nudo in una pelle di bue ancora calda e murato fino alla testa nel Castello di Pavia. Gian Galeazzo lo fece nutrire per 20 giorni, sino a che la pelle, seccandosi, non lo stritolò. Ogni giorno il duca andava a trovarlo, chiedendogli di confessare. Quando morì la sua testa fu spinta nella nicchia aperta nel muro e questo richiuso con mattoni.
Quando il Visconti stabilì col signore di Mantova una tregua di dieci anni, seppe che i mantovani avevano usato lo stratagemma di falsificare il sigillo e la lettera ducale. Si disse che il duca fu scosso dalla morte ingiusta del suo segretario, ma lo lasciò dentro il muro, forse per non far sapere a tutti che si era grossolanamente sbagliato. Dunque il corpo dello sventurato si troverebbe ancora lì, ma non si conosce il punto esatto per scalpellare il muro e tirar fuori i resti di Pasquino Capelli.

La Città delle Cento torri


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©matteopellegrinuzzi.it

Pavia viene definita la Città delle Cento torri. Di queste sono ancora esistenti : alcune mozzate, inglobate in edifici, altre sono state accorpate mantenendo la loro dimensione. Le più celebri sono le tre torri universitarie in piazza Leonardo da Vinci.
Sembra che siano state costruite in seguito ai consigli dispensati da un’anziana veggente che avrebbe detto che il potere della città sarebbe stato preso da chi avesse costruito la torre più alta. Così nel corso degli anni le alte costruzioni si sono moltiplicate all’interno del centro storico.

Il vampiro di Piazza Cavagneria

Il vampiro di Piazza Cavagneria, invece, era un soldato dell’esercito austro-ungarico, nipote del conte Ferecz, l’ultimo vampiro arso vivo in Transilvania. Siamo nel 1842 quando questo soldato comincia a uccidere giovani fanciulle con un colpo di baionetta alla giugulare. Dopo lunghe e complicate indagini e non senza qualche colpo di fortuna, il leggendario commissario Ferrari riuscì a incastrare Ferecz che fu giustiziato.
Sono solo alcune delle leggende che sono giunte ai nostri giorni della città in cui Francesco I e Carlo V si sono disputati il potere nel 1525 con la battaglia di Pavia che ha visto soccombere il sovrano francese, imprigionato e che proprio in questa occasione ha pronunciato la celebre frase “Tout est perdu, hors l’honneur”.
Poco considerata dai turisti, anche a causa della mancanza di un’adeguata accoglienza, questa città merita una deviazione per vederne le bellezze medievali.

Foto e testi di Matteo Pellegrinuzzi. Le immagini in alta definizione sono nel n° 9 di Focus In, edizione cartacea

mardi 4 janvier 2011, par Patrizia Molteni