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Identità nazionale : il devoto oli va in tilt

Carta di identità, passa-porto (…di mare ?), carta di soggiorno (...o salotto ?), visto (…ma da chi ?).
Si può ironizzare su tutti questi titoli di riconoscimento che, per esempio, i britannici per tradizione non sono costretti a possedere, almeno all’interno del loro territorio. Ma quanto prezioso invece è un tale “papier” per quelli che ne sono sprovvisti tanto da identificarli ormai con l’epiteto di “sans-papiers”, come se appartenessero ad una categoria ben determinata, ad un paese a parte, a un territorio senza nome (e non solo senza documenti) ma con tanti, troppi abitanti, i quali tuttavia sono impiegati, che dico ? sfruttati, in molti settori dell’economia come niente fosse, come se in fondo anche quel “sans-papiers” fosse divenuto un documento, una categoria.
“Regolarizziamo” dicono alcuni, presupponendo quindi una regola. Ma quale ? Come ? Secondo quali criteri ? Tutti o nessuno ? Credo che sia questo l’aspetto più contro natura della nostra società che oggi crede di permettersi il lusso di dibattere sull’identità nazionale. Cosa significa essere francesi, essere italiani, essere stranieri in terra francese, o meglio non essere francese in terra di Francia con o senza “papiers”…magari con dei vecchi “papiers” di paesi lontani la cui lingua è più esotica che riconosciuta, le cui tradizioni sono agli antipodi di quelle del paese accogliente (chiamiamolo così). E poi ci si può aggiungere addirittura la religione, magari quella meno praticata o una che per ignoranza o comunque scarsa conoscenza incute diffidenza o addirittura paura : in altri termini un francese basta che sia francese per sentirsi in perfetta sintonia con il mondo circostante ? O deve giustificare anche la sua origine e magari pure il suo modo di vivere ? E se invece di andare la domenica in chiesa, va il sabato in sinagoga o il venerdì alla moschea ? Ma che dice mio “bon Monsieur, la République est laïque”.
E’ vero, è laica, certo, ma ci si chiede sempre o si vuol sapere, quando non si vede in modo lampante, che cosa fa il vicino di casa, anche perché un ex primo Ministro che divenne poi Presidente della Repubblica, ora in pensione dorata, affaccendato (si fa per dire) a mettere in risalto la sua Fondazione, non si trattenne dal compatire pubblicamente “quei suoi compatrioti che dovevano subire gli odori e i rumori ‘di gente venuta da altri orizzonti, con altre abitudini, con altre cucine’”, come se certe leccornie “made in France”, la choucroute per esempio o la raclette fossero piatti del tutto inodori. Ognuno ha, cioè, una propria identità, o almeno deve cercarsela, procurasela, anche se non sa con precisione che cosa si intenda esattamente per “identità”.
Identità : “rapporto di esatta uguaglianza o coincidenza” canta il Devoto-Oli, ma subito precisa, quasi per correggersi, tale definizione riguarda la filosofia, il principio fondamentale della logica : A=A. Per l’individuo invece “identità” significa : “il complesso dei dati caratteristici e fondamentali che consentono l’individuazione o garantiscono l’autenticità, specialmente dal punto di vista anagrafico o burocratico“. Peccato, avrei preferito quel principio di uguaglianza cui fa allusione il Dizionario italiano e tanto invocato dalla République Française. Proviamo ad aggiungervi allora il concetto di “nazionale” : identità nazionale. Il bravo Devoto-Oli va in tilt, non sa che pesci prendere, che parole scegliere, preferisce far finta di niente e non azzarda nessuna definizione. Quanto alla République Française sta sul chi vive : quei due termini “identità”e “ nazionale” messi insieme sembrano fare a pugni tra di loro. Allora si è deciso di discuterne, di lanciare una vasta campagna con tavole rotonde e seminari “tous azimuts” su tutti gli orizzonti, dimenticando però che quelle due parole erano già state appiccicate ad un ministero, ad un ministro, un ex, sì un ex socialista. Eric Besson, ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale. Ma se non si sapeva ancora con esattezza che cosa significasse “identità nazionale” perché allora aver voluto affidare un tale ministero ad un tale ministro ? Forse lo sapremo dopo, a conclusione dei lavori.
Eppure in tempi in cui si vorrebbe, o si dovrebbe, dare sempre più spazio alla sovra-nazionalità, all’Europa, agli scambi internazionali, all’idea che un individuo nato in Africa o in Europa vale quanto colui che si trova in Asia o in America questa nozione di identità nazionale mi sembra davvero contro natura e corro col pensiero ad un certo Socrate, il quale più di due mila anni fa ebbe l’impudenza di dire : ”Non sono un ateniese o un greco, ma un cittadino del mondo”. E’ vero però che poi fu costretto ad ingoiare la cicuta.

vendredi 15 janvier 2010, par Ruggero De Pas