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Italiani all’estero & finanziaria : taglia senza cuci

La crisi si sta abbattendo anche sugli italiani all’estero, doppiamente colpiti dalla recessione - nel paese di residenza e in quello di origine.

La Finanziaria 2009 prevede infatti tagli per circa 30 milioni di euro, il 20% in meno rispetto al 2008, anche se alcune fonti calcolano che ne vengano tagliati almeno 40 : la dotazione per l’assistenza sanitaria passerebbe da 28 a 10 milioni, mentre i fondi per l’istruzione da 34 scenderebbe a 14,5 milioni. Gli emendamenti presentati il 14 novembre scorso dall’opposizione sono stati tutti bocciati e alla protesta si stanno unendo anche alcune voci della maggioranza. Si lamenta in particolare che i tagli siano stati effettuati in modo lineare su tutti i capitoli del Ministero degli Affari Esteri, senza individuare delle priorità e colpendo in particolare le Direzioni Generali più deboli : gli italiani all’estero, la cultura e la cooperazione.
Per il momento, stando alle dichiarazioni del sottosegretario Mantica, la rete consolare non dovrebbe essere ulteriormente ridotta, ma è vero che l’espressione usata, “nel breve periodo”, non lascia ben sperare. In ogni caso essa godrà di minori risorse e i cosiddetti “tagli flessibili”, cioè attenti alle priorità, non potranno essere introdotti prima del 2010.

Il messaggio del governo appare chiaro :
“Italiani all’estero non ci interessate più !”


I tagli previsti non risparmiano nessuno. Sono praticamente letali per gli enti gestori che fanno vivere i corsi di lingua e cultura italiana all’estero e che si ritroveranno nell’impossibilità di operare. E’ attraverso questi corsi che gli italiani si sono integrati nel paese di accoglienza ed ancora oggi che il problema dell’integrazione nella maggior parte dei casi sembra superato, il corso d’italiano funge da promotore sociale, creando un bilinguismo e una biculturalità spendibile nel mercato internazionale. E’ ormai riconosciuto che gli emigrati di una volta, molti dei quali diventati ormai imprenditori, politici, “persone che contano”, siano una risorsa per l’Italia e non più un problema. Ma anche le seconde e terze generazioni possono diventare persone che contano, soprattutto grazie a quel bilinguismo e a quella biculturalità che si vuole sopprimere. Come faranno allora a fare da ponte tra l’Italia e il mondo ? E, comunque, chi glielo farà fare ? Anche in termini puramente economici, che interesse avrebbero a promuovere un Made in Italy, una terra, un know-how che conoscono a stento ?
E chi lo farebbe ? Gli Istituti di Cultura sono sempre più poveri. Idem le associazioni italiane che, oltre a dover lottare contro il cosiddetto disinteresse dei giovani in questo tipo di associazionismo, non avrebbero più un centesimo per svolgere le loro attività.
Anche l’assistenza sociale subirà i colpi di mannaia della finanziaria. Un solo esempio : l’obbligo di residenza in Italia per 10 anni per gli ultrasessantacinquenni per poter ottenere gli assegni sociali. In pratica, se per caso in una vita di lavoro all’estero non hanno fatto fortuna, non sono diventati le “persone che contano” di cui sopra, possono anche crepare.
Se invece hanno mantenuto una casa in Italia, saranno gli unici a dover pagare l’ICI, la tassa comunale sugli immobili sulla quale il governo Berlusconi ha guadagnato non pochi voti. Come promesso, infatti, la maggior parte degli italiani è ormai esente dal pagamento dell’ICI. Gli italiani all’estero proprietari di unità immobiliari in Italia, invece, la dovranno pagare. Viene abrogata anche un’ulteriore detrazione applicata nella Finanziaria 2008 dal governo Prodi. Gli italiani all’estero, ricordiamolo, avevano ottenuto che la casa in Italia potesse essere considerata abitazione principale poiché in generale si tratta di una casa di famiglia in cui è vero che non si risiede abitualmente, ma che costituisce spesso l’unico legame con la città natale e unico rifugio per gli anni della pensione. Ricadendo ora nella casistica della casa secondaria, tutte le agevolazioni “concesse” agli italiani vengono a decadere. Un risparmio di pochi milioni di euro a fronte di un onere complessivo di oltre due miliardi di euro previsto per l’abolizione dell’ICI in tutta Italia.
Se continua così cominceranno di nuovo a chiedere le rimesse agli italiani all’estero. Mancherebbe solo quello !

vendredi 6 février 2009, par Anna Consonni