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Italiani in fuga

I dati sono inferiori agli arrivi in Italia di bastimenti carichi di migranti in cerca di un po’ di pace e serenità e non c’è di che creare un “Europa nostra”, ma un piccolo stato di allerta per l’esodo in massa di giovani e meno giovani che tornano ad espatriare c’è : se ne sono accorti politici, esperti e associazioni che stanno organizzando conferenze e studi per capire questo fenomeno, relativamente nuovo. Tra accuse, sensi di colpa e definizioni semplicistiche, si cominciano ad intravvedere piste sulle quali lavorare, come ci piega Mariachiara Prodi (“Cittadini mobili : un tema di attualità”). Solo cercare di definire queste nuove ondate di partenze diventa difficile : non sono più “emigranti”, termine che viene associato alla valigia di cartone, ma neanche “expat” tacciata di essere una parola riservata ai viaggiatori bianchi ed occidentali mentre i più “colorati” rimangono “immigrati”.
In questo primo piano abbiamo cercato di capire, attraverso quattro interviste e una serie di questionari somministrati via mail quali fossero le motivazioni per la partenza (per altro raccontate anche da Maria Chiara Verrigni, un’ormai-non-più-giovane trentaseienne sbarcata a Parigi da una settimana), se e perché la Francia sia stata una scelta, i lati positivi e le prime difficoltà (alloggio, lavoro, la lingua, l’amministrazione, la vita sociale), i rapporti con le associazioni e le istituzioni italiane in Francia e come e dove vedessero il proprio futuro.
Un primo studio piuttosto parigicentrico e in cui mancano intere categorie di nuovi migranti ma che spera di arricchirsi di racconti, commenti, idee e progetti nei prossimi mesi, da tutta la Francia e da tutte le tipologie di giovani e diversamente giovani italiani che da qualche anno preferiscono lidi europei, forse più grigi e umanamente freddi ma meno statici in termini di opportunità di lavoro e di gratificazioni. Per contribuire : redazione@focus-in.info
Chiude questo primo piano un’intervista a Fabio Geda di Francesco Musolino (“Per ritrovare noi stessi dobbiamo avere il coraggio di perderci”, citazione dall’ultimo libro dell’autore, Se la vita che salvi è la tua. Non è la prima volta che Geda si interessa al viaggio, anzi fa sua la teoria della “serendipity”, il trovare qualcosa per caso, cercando tutt’altro. Tra le “ossessioni che ogni scrittore persegue” annovera “l’identità, il dialogo tra generazioni, l’educazione, la comunità”. Un testo non autobiografico, come gli interventi e le risposte di questo numero ma che mette il dito su una serie di questioni sollevate dai nostri interlocutori. E se, come dice il figlio del protagonista del romanzo “Il futuro è nella fuga”, il titolo, “Se la vita che salvi è la tua” ci dice anche che la fuga, se accompagnata da una presa di coscienza e da un cambiamento di se stesso e di se stesso nei confronti degli altri, è più utile.

Dossier a cura di Patrizia Molteni, Maria Chiara Prodi,
Cristina Morello, Mariachiara Verrigni e Francesco Musolino.

dimanche 24 mai 2015