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Italiani nel "cuore"... della Francia

Le premier Forum des associations franco-italiennes du ©entre, organisé par Focus In dans le cadre des Journées Gastronomiques de Sologne, les 30 et 31 octobre 2010.

VAI ALL’ANNUARIO DELLE ASSOCIAZIONI ITALIANE DELLA REGIONE CENTRO

Una festa delle associazioni franco-italiane del Centro
Il Centro della Francia (anche se non ci si limita alla nozione geografica della Région Centre) non è terra d’immigrazione, rispetto ad altre regioni più vicine ai confini o più industrializzate, come la Lorena, il Nord-Pas de Calais, l’Isère, senza parlare di Parigi e dell’Ile-de-France. Eppure anche in questo che è un po’ il « cuore » della Francia profonda, si trovano degli italiani a centinaia, e dei ritals a migliaia.
I dati ufficiali parlano di circa 3 000 italiani “di passaporto“ residenti nella regione amministrativa, e dunque non saremo lontani dalla realtà dicendo che nella zona geografica allargata dovrebbero vivere più o meno 50 000 discendenti d’italiani (a livello nazionale, il rapporto medio fra italiani « di passaporto » e discendenti sembra essere di 1 a 10). Come nel resto della Francia, un certo numero di associazioni franco-italiane esistono da tempo e si sforzano di mantenere vive le tradizioni e di far conoscere meglio la cultura italiana, al di là dei cliché e dei luoghi comuni di cui si nutrono (troppo) spesso anche i nostri cugini francesi. E come nel resto della Francia, si trovano associazioni con vocazioni diverse.
Quelle basate principalmente sulla comunità di origine sono rare : come abbiamo detto, il numero di emigrati è tutto sommato limitato e raramente venivano da una stessa regione d’Italia. Eccezioni notevoli : El Fogolar de Monpy, di Guéret (Creuse), che riunisce famiglie di friulani venuti da qualche villaggio del Carso per lavorare il granito e la Grande Famiglia di Procida ed Ischia, basata a Villiers sur Loir, nel Loir-et-Cher, che ha però un’attività prevalentemente genealogica.
Ad Orléans si trova invece l’Unione degli Italiani in Francia, associazione che riuniva, in origine, solamente gli italiani emigrati nel Loiret e proponeva loro assistenza attravero il Co.As.It (Comitato di Assisitenza agli Italiani), che esiste ancor oggi ed è sovvenzionato dal Consolato, anche se col passare del tempo la vocazione dell’associazione è un po’ cambiata ed oggi una buona parte dei membri sono nati in Francia. Caratteristica di questo tipo di associazioni : le attività (pranzi, balli e altre Befane) si rivolgono principalmente agli aderenti. All’altra estremità dello spettro ci sono le associazioni a vocazione esclusivamente culturale, che sono spesso composte prevalentemente da francesi interessati ad approfondire la loro conoscenza dell’Italia o della sua lingua : le Dante Alighieri, la cui vocazione praticamente esclusiva è l’insegnamento dell’italiano, sono l’esempio classico di questa tipologia, e nel Centro ce ne sono due, una a Tours et l’altra a Orléans, anzi, quattro se contate anche Le Mans e Limoges. Ad Orléans si trova un’altra associazione, l’Acorfi, che programma durante tutto l’anno una serie di conferenze su argomenti storici o artistici. Le associazioni « culturali » sono, per vocazione, rivolte principalmente verso l’esterno : corsi, conferenze, dibattiti…
A metà strada fra questi due poli, si trovano le associazioni che chiameremo “generaliste“, che praticano una specie di “grand écart“ organizzando Befane, pranzi sociali, gruppi corali, ma anche conferenze, corsi di lingua o di cucina italiana, eccetera, sforzandosi di mantenere un equilibrio fra le loro diverse vocazioni. I loro membri si dividono in tre categorie, il cui peso specifico sta cambiando col tempo : gli italiani di nascita, una volta i più numerosi, diminuiscono in seguito alla diminuzione dell’emigrazione, per lasciare il posto ai “rital“ (nipoti o pronipoti d’immigrati) ed ai francesi innamorati dell’Italia. Nella regione che ci interessa possiamo citare, tra le associazioni “generaliste“, l’ACFIDA di Blois, France-Italie du Cher a Bourges, Sole d’Italia di Clermont Ferrand o l’Amicale Italiana Angiò.
Citiamo infine due associazioni atipiche, nel senso che non rientrano nelle categorie citate. La prima è l’APIOT (Association des Professeurs d’Italien de l’Académie d’Orléans-Tours). Di “API” ce ne sono in tutte le regioni e riuniscono i professori di italiano dell’Education Nationale (tra i quali anche una percentuale di italiani “di passaporto“ o di discendenza). Operano a sostegno della diffusione della lingua italiana, conducendo battaglie ferocissime in sua difesa, organizzando giornate di promozione ed informando genitori e studenti. Per la cronaca, la « lista di diffusione » nazionale che via mail informa, consiglia e fa discutere su temi di attualità pedagogica i professori di tutta la Francia, è nata e continua a crescere al Liceo Grandmont di Tour, dove il suo ideatore (Michel Morel), ora in pensione, aveva una cattedra. La seconda associazione atipica è La Boscaglia, con sede a Blois, filiale francese dell’associazione-madre italiana. Propone camminate in Francia ed in Italia lungo sentieri poco battuti e secondo una filosofia del camminare quasi zen. La newsletter (da più di un anno anche in francese), cui ci si può iscrivere gratuitamente, raccoglie tutte le iniziative dell’associazione. Gli aderenti di queste associazioni, se sono piuttosto francesi, hanno in comune un doppio obiettivo : l’Italia e la sua lingua ed un mestiere o una passione.

Comunicazione e visibilità

Se le associazioni “atipiche“ comunicano ai soci tramite tecnologie ultramoderne, a nostra conoscenza, sono principalmente le associazioni “generaliste“ a pubblicare dei bollettini a paruzione regolare, che tendono a diventare dei veri e propri “giornalini“ : Le Quattro Stagioni di Bourges è il veterano (il suo 51esimo numero è appena uscito), ma anche il Pappagallo di Blois esce già da parecchi anni e gli angevini hanno il loro Venticello.
Questo fenomeno dei “giornalini“ è interessante perché, se testimonia di una certa vitalità delle associazioni che li pubblicano, riflette da un altro lato uno dei problemi tipici dell’associazionismo nel centro della Francia : in mancanza di grosse agglomerazioni (come sono Parigi, Lilla o Marsiglia), gli aderenti sono sparsi in generale su dei dipartimenti a vocazione agricola : il bollettino è un modo di tenerli uniti, facendo circolare le informazioni sulle attività, che in genere si concentrano nel capoluogo.
E poiché abbiamo cominciato a parlare dei problemi che incontrano le nostre associazioni “provinciali“, citiamone ancora due fra i più grossi : l’invecchiamento medio degli aderenti e la loro “francesizzazione“.
I due fenomeni hanno una causa principale in comune, alla quale abbiamo già fatto cenno : l’immigrazione italiana, se sussiste ancora nelle grandi aree metropolitane, dove è nutrita anche dal nomadismo degli studenti, è quasi completamente sparita nella Francia profonda. Una causa collaterale è anche l’allungamento del periodo di attività lavorativa (argomento quanto mai all’ordine del giorno !) : in generale sono i pensionati a consacrarsi al volontariato in seno alle associazioni.
E come in una spirale fatale, poiché la maggioranza dei membri attivi sono pensionati, le attività che organizzano si rivolgono spesso, per le loro tematiche, ma anche per i loro orari, ai pensionati, che diventano così ancor più numerosi in seno all’associazione.
Altra conseguenza : il carattere autenticamente italiano delle associazioni ha tendenza a perdersi, il caffé diventa sempre più allungato ed ai pranzi sociali il coq au vin rimpiazza sempre più spesso le lasagne. Più seriamente, il carattere culturale italiano dei contenuti diventa sempre più confuso o allora sempre più elitista.
Il rischio è dunque che, fra qualche anno, l’associazionismo franco-italiano sparisca da questi territori, per mancanza di combattenti, o allora si trasformi in una specie di club dove si chiacchiera delle ultime vacanze in Italia, sorseggiando un thé o un bicchiere di vino… della Loira !
La soluzione, ci sembra, non può venire che da una più grande circolazione delle informazioni e da una mutualizzazione dei mezzi di comunicazione che permetta l’accesso anche a quelli che vivono nelle realtà più isolate. In questo senso, qualche tentativo era già stato fatto, nel corso delle riunioni regionali che si erano svolte in Sologna, poi a Bourges, ma purtroppo non ha portato i frutti sperati, se non nel senso di una migliore conoscenza degli attori locali dell’associazionismo.
La proposta che facciamo per riprendere il filo di questo discorso all’occasione delle giornate italiane di Romorantin (ancora la Sologna !) ci sembra una buona occasione per rilanciare l’iniziativa. Un’occasione che, speriamolo, nessuna delle associazioni interessate vorrà perdere.
Nel frattempo, il mezzo più diffuso per tenersi in contatto è diventato internet : la maggior parte delle associazioni di cui abbiamo parlato hanno il loro sito, dunque termineremo dandovene la lista, così potrete far direttamente conoscenza con la ricchezza delle loro realtà.

vendredi 1er octobre 2010, par Franco Lombardi