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L’Italia in cattive acque

Approvato il ddl Ronchi che prevede, all’articolo 15, la privatizzazione dell’acqua in Italia. A Parigi, invece, dove l’acqua è stata privatizzata 25 anni fa, si ritornerà al pubblico. SPQR.

Il pretesto : gli obblighi comunitari da attuare, che includono la liberalizzazione di servizi pubblici locali tra cui quello idrico. Il “decreto Ronchi” stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando così spazio ai privati. Sarà quindi necessario bandire delle gare per l’affidamento dei servizi da parte degli enti locali. Vietata anche, salvo in casi eccezionali, l’assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall’ente locale affidatario. Per approvare il ddl, il governo è ricorso, per la ventottesima volta, al voto di “fiducia”, e persino i leghisti hanno votato a malincuore, nella speranza, come sempre, di trovare l’inganno che permetterà, a loro, di aggirare la legge appena fatta.
In Francia, dove l’acqua è privata da un quarto di secolo, il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoé, ha deciso di riappropriarsi di questo bene. Perché ? Prezzi troppo alti, servizi inadeguati, abusi, corruzione, mancanza di trasparenza contabile… Sembra di sentire uno dei resoconti del “problema” dello smaltimento dei rifiuti nel napoletano, gestito per l’appunto da società legate alla Camorra.
Non è la prima città ad aver seguito la strada del ritorno al pubblico : Grenoble l’aveva fatto nel 2001 e Cherbourg nel 2005. Altre città ed aree urbane come Tolosa, Lione e l’Ile de France (insieme a più di 40 comunità), ci stanno pensando molto seriamente.
Con questo ritorno alla gestione pubblica, Parigi risparmierebbe 30 milioni di euro, fornendo inoltre un servizio meno caro e di migliore qualità. La ville lumière è già impegnata, attraverso controlli di qualità e diverse operazioni in questo senso, in una campagna per un’acqua che sia veramente potabile. Poter bere l’acqua del rubinetto riduce tra l’altro lo smaltimento della plastica e usare questo bene primario in modo eco-responsabile ridurrebbe i rischi ecologici.
E siccome i francesi, si sa, hanno il palato fine, c’è perfino un “Museo dell’acqua” che ha una mostra permanente e almeno una temporanea, un sala per conferenze, spettacoli o film - documentari ma anche cartoni animati di natura acquatica -, uno spazio “classe” per attività pedagogiche di sensibilizzazione e angoli di degustazione del prelibato “Château du Robinet de Paris”. Attualmente, dopo la mostra su “Bob la spugna”, che si rivolgeva ai più piccoli, è la grande piena che nel 1910 fece esondare la Senna e causò moltissimi danni nella capitale che ha aperto la programmazione del 2010.
L’acqua, l’aria, la terra sono gli unici elementi che dobbiamo rispettare per forza : è un diritto fondamentale dell’uomo respirare e non morire di sete. Che si debba pagare quelle che dovrebbero essere funzioni biologiche naturali, mi sembra già un’aberrazione. Ma che l’acqua non sia più un bene pubblico e che venga data in pasto all’ingordigia di società private (e in Italia ne sappiamo qualcosa) è veramente il colmo.

vendredi 15 janvier 2010, par Patrizia Molteni