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Diritto d’amore

"La battaglia migliore che si possa fare"

Un libro rincuorante, che mette in evidenza il fatto che le leggi possono anche non essere contro di noi e che anzi i legislatori possono concepire concetti come la vita, l’amore, la nascita, la morte. Ce ne parla il costituzionalista Stefano Rodotà, autore di Diritto d’amore, sorta di capitolo mancante o seguito de Le regole e la vita.

Diritto d’amore, un saggio che dimostra che non necessariamente la legge è contro la società.
E’ stata anche contro, in materia d’amore ha giocato moltissimo contro, però c’è un momento in cui può diventare strumento di liberazione, o almeno fare cadere quei vincoli che essa stessa aveva imposto. All’inizio del libro c’è questa domanda : se queste due parole, amore e diritto, sono incompatibili. L’incompatibilità si ha quando il diritto pretende di impadronirsi dell’amore, legarlo a regole costrittive, chiuderlo in un perimetro ristretto, limitare l’autonomia e la libertà di decisione delle persone. Però una coabitazione non artificiosa è possibile, anzi è necessaria, primo per eliminare i vincoli impropri imposti dal diritto, secondo per creare il contesto, l’ambiente propizio o necessario perché l’amore si possa effettivamente sviluppare.
L’elemento che adesso io colgo - particolarmente in Italia, ma non solo - è che le difficoltà economiche per le persone più giovani sono diventate un vero impedimento all’amore. In che modo ? "Io non posso lasciare la casa dei miei genitori", "Io non posso permettermi di sposarmi perché non ho la possibilità di affittarmi un appartamento e meno che mai di comprarlo", "Non mi posso permettere di avere un figlio"… Ecco, non è una cosa astratta perché non lavorano tutti e due, non hanno i servizi sociali adeguati, allora tu vedi che un ruolo attivo, di sostegno, anzi io preferisco dire un "obbligo" dello Stato di creare il contesto favorevole perché l’amore si possa manifestare, nelle forme che poi le persone decidono, questo mi pare oggi il tema.

Oltre all’economia, anche la Chiesa influisce sul diritto d’amore. E’ per questo che l’Italia è così indietro ? Perché c’è la Chiesa ?
Anche, certamente. Lo vediamo in questo periodo in cui si vota al Parlamento sulla questione delle unioni civili : c’è stata una presa di posizione pubblica (meno forte di quella che ci sarebbe stata con i Papi precedenti e già questo è un fatto positivo), un sostegno forte di una parte almeno delle gerarchie ecclesiastiche che ha poi portato a manifestazioni pubbliche, riferimenti di parlamentari che hanno detto "noi dobbiamo seguire gli insegnamenti della Chiesa" e questo gioca in Italia, per tante ragioni storiche e anche strumentali. Nel momento in cui delle forze politiche cercano consenso speculano un po’ su questo loro presentarsi come i veri rappresentanti politici della Chiesa. Adesso per fortuna il Papa questa sorta di rappresentanza non la delega, ma fino a ieri il cardinale Ruini ha avuto un ruolo molto pesante e comunque c’è una sedimentazione sociale e culturale che certamente gioca, che provoca poi in Italia questa specie di isolamento culturale rispetto ad altri paesi.
Si discute tanto, anche in modo aggressivo, delle unioni civili, ma io dico, scherzando, l’Italia è circondata : Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Slovenia, Inghilterra… E quindi tutta una serie di argomenti per cui si dice il matrimonio è - perché è scritto nella Costituzione - una "società naturale", vuol dire che tutte le legislazioni di questi paesi sono contro natura ? Che era l’espressione che veniva usata per tutte le forme di omosessualità, comportamenti "contro natura". Questo rende l’Italia arretrata da un punto di vista giuridico, un riflesso di un’arretratezza culturale, che però viene anche in qualche modo secondata anche dalla politica per ragioni tutte strumentali. Non si vuole avere l’apertura che sarebbe necessaria. Io comunque in questo libro arrivo alla situazione italiana ma non è un libro solo sulla situazione italiana, parte dall’Europa, parte da tempi lontani.

Sì, in particolare per quanto riguarda il ruolo della donna, l’altro asse portante del saggio.
E’ un punto chiave, soprattutto nel capitolo "corti d’amore". Quando si dice che l’amore è stato compresso, addirittura negato dal diritto, se poi noi andiamo a guardare chi è stato messo nella condizione di difficoltà è la donna. Se ancora nel 1961, in Italia, la corte costituzionale - che pure ha avuto un ruolo importantissimo - ha confermato la diseguaglianza che c’era nelle legislazioni in materia di adulterio : quello della donna era considerato un reato, invece l’adulterio del marito non lo era. Semmai - dal punto di vista giuridico - poteva produrre delle conseguenze se veniva esibito, il che vuol dire la donna poteva finire in galera, il marito no. Perché viene fuori questa storia delle corti d’amore ? Perché mi ha colpito molto il fatto che tra il XII e il XIII secolo, in Francia, certo in una zona ridotta, tra Provenza e Aquitania, e per un periodo storicamente molto ristretto, però ci si pone il problema di chi deve giudicare delle questione d’amore : le corti d’amore sono presiedute da donne, composte quasi esclusivamente da donne che giudicano sulle questioni d’amore. Si ritiene che in materia d’amore ci sia una competenza femminile molto particolare che rende molto più eclatante l’esclusione delle donne dall’area dei diritti. Naturalmente non per tutte le donne questo valeva, era limitato alle classi privilegiate… Ma mi è sembrato un riconoscimento storico che, ricostruendo questa esclusione della donna dai diritti d’amore, era una rottura significativa, anticipatrice di quello che accadrà poi. E poi in Francia Napoleone, nel momento in cui "laicizza" il matrimonio sottraendolo alla competenza della Chiesa, lo fa introducendo una norma che si apre con le parole "il marito è il capo della famiglia". In Italia rimane così fino al 1975. Pensa che quando ci siamo sposati io e Carla nel 1960, ci hanno letto questo articolo, cioè nel momento in cui tu ti sposavi si diceva alla donna : "guarda che da questo momento in poi tu sei sottomessa all’autorità del marito… Bel modo di fare gli auguri alla moglie !!

Carla che ha detto ?
Ha riso, abbiamo riso. Per fortuna il costume è andato avanti, ma abbiamo dovuto aspettare il ’75. Il 1970 per il divorzio, il 78 per l’aborto.

Delle conquiste che hanno colmato un po’ delle diseguaglianze che affliggevano l’Italia, sebbene con un po’ in ritardo…
Sono stati gli anni ’70 che hanno un po’ liberato la società italiana. Il matrimonio indissolubile, per esempio, aveva effetti molto pesanti, anche sui figli perché i figli nati fuori dal matrimonio non potevano essere riconosciuti dai genitori effettivi, questo era un problema di inciviltà. Quando il padre non poteva dare il cognome al figlio, perché era nato fuori dal matrimonio, questi figli chiamati illegittimi, altra parola orrenda, sui documenti, c’era scritto "NN, Nomen nescio, non conosco il cognome", poi nella realtà il nome si sapeva benissimo. Zeffirelli, che non è l’ultimo venuto, nella sua autobiografia ricorda le sofferenze di un ragazzo che si vedeva marchiato con l’N.N.. La negazione del diritto d’amore aveva effetti devastanti sulla vita delle persone.
Il riconoscimento del diritto d’amore non è tanto una riconciliazione tra diritto e amore ma è anche l’eliminazione di intollerabili diseguaglianze. Ed è sempre un problema di uguaglianza : la donna nel matrimonio, la donna sottomessa al marito, i figli considerati in maniera diversa dagli altri… adesso sono le unioni tra persone dello stesso sesso, e malgrado la legislazione vada avanti le resistenze continuano ad esserci. …

L’articolo integrale è nel N°30 di FOCUS IN
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samedi 9 avril 2016, par Patrizia Molteni