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La carta dei mondi migliori

"Dondolo" di Fiabian Negrin, su gentile concessione dell'editore GallucciBenedetto Croce sosteneva che non esistesse una letteratura per l’infanzia e che i bambini scegliessero autonomamente libri dallo scaffale familiare (L’Orlando Furioso, Don Chisciotte, Robinson Crusoe, magari l’Iliade e l’Odissea) e che questi diventassero così dei libri per bambini senza che ci fosse bisogno di una “letteratura per l’infanzia”. Chi cita questa frase di Croce è Gianni Rodari (“Scrivere oggi per bambini” in indire.it), forse il più grande autore per l’infanzia, che commenta : “a quei tempi, la maggior parte dei bambini non aveva libri. Aveva in mano attrezzi di lavoro”.
Croce è nato l’anno della pubblicazione di Cuore di Edmondo De Amicis, nel 1866. Da poco si è diffuso in Europa il concetto di scuola per tutti : oltre al sussidiario scolastico, la letteratura per ragazzi tenta allora di inculcare ai giovani i valori delle classi dominanti, virtù civili quali l’obbedienza, il risparmio, la capacità di sopportare i sacrifici…
Arriveranno per fortuna anche i “bambini cattivi” : Pinocchio (1883) e Gianburrasca (1920), per citare solo i due più grandi classici del genere. Il burattino di legno di Carlo Collodi, le cui Avventure sono state, nel XX secolo, il secondo libro più venduto in Italia dopo la Divina Commedia di Dante, rappresenta l’inizio di una nuova era per la letteratura d’infanzia : sono i bambini e non più l’intento didascalico-pedagogico ad essere al centro del racconto, la loro fantasia, la loro voglia di avventura, i loro problemi e le loro esigenze. In Pinocchio rivivono le fiabe toscane, quelle francesi (Collodi era il traduttore di Perrault), quelle di Andersen e dei fratelli Grimm, un ritorno cioè al racconto fantastico in cui il bambino si riconosce e si diverte e magari riflette su questa Italia che è appena nata (vogliamo parlare dei carabinieri ?).
In quanto a fiabe l’Italia vanta un illustre precursore, Giambattista Basile, che tra il 1634 e il 1636, pubblica Lo Cunto de li Cunti ovvero lo trattenimento de peccerilli (l’intrattenimento dei piccoli). Scritte in napoletano colto, ispirate al Decameron, tanto che l’autore è stato anche definito il “Boccaccio partenopeo”, le fiabe, raccolte dalla tradizione popolare, sono raccontate da dieci vecchiette, tutte con un difetto fisico. In questa galleria di mostri troviamo Zeza sciancata, Cecca storta, Meneca gozzuta, Tolla nasuta, Popa gobba, Antonella bavosa, Ciulla musuta, Paola scerpellata, Ciommetella tignosa e Iacova squarquoia. E’ alla sua “Gatta cenerentola” che Charles Perrault si ispirerà per Cenerentola. Negli anni ’50 un altro grande scrittore italiano, Italo Calvino raccoglierà in 3 volumi le fiabe italiane, traducendo dai vari dialetti i racconti popolari di tutta la Penisola.
E se la fiaba ha spesso un proposito “moralistico”, le sue radici popolari fanno sì che non ci siano intenti propagandistici. La struttura e i personaggi sono così esemplari di qualcosa che può avvicinarsi ai vizi e alle virtù dell’epoca ma il “messaggio” passa attraverso la fantasia, il grottesco, l’irreale. Un mondo, insomma, pensato da adulti, ma a misura di bambino.
Cosa rimane oggi di questa eredità ? La letteratura per l’infanzia è ancora, come diceva Croce, una letteratura di serie B ? Dalle cifre dell’editoria, certo minori di quell’industria francese o anglofona, si direbbe di no. “La produzione di libri per ragazzi è in crescita costante”, dice Marco Polillo, presidente dell’Associazione Editori Italiani” : “nel 2007 sono uscite 2003 novità”. Un mercato fatto anche “di una miriade di piccoli editori che dimostrano una grande creatività”, rincara Fortunato Tramuta, direttore della Tour de Babel che gestirà lo spazio Italia al Salone.

I classici odierni


Tra gli autori per ragazzi, alcuni hanno a loro attivo decine se non centinaia di titoli (Piumini ha superato i 300) e hanno raggiunto una certa fama. Vediamoli, a partire, appunto, da Roberto Piumini. “Uomo di parole” come ama definirsi, ha scritto racconti, romanzi, filastrocche, poesie, ballate. Ha tradotto per i ragazzi testi classici e mitologici. Ha scritto per il teatro, per la radio, per la TV. Insieme a Bianca Pitzorno, altra grande autrice classica e soprattutto grande assente del Salone per ragazzi di Montreuil, ha curato la trasmissione per ragazzi l’Albero Azzurro. Con Ersilia Zamponi, come lui maestra elementare, ha curato un libro fatto di giochi e di parole, I draghi locopei, e una guida alla lettura del testo poetico, Calicanto. Ed è proprio il linguaggio, la poesia, la qualità verbale e ritmica del testo quello che Piumini ricerca, qualunque sia il formato finale dell’opera. Perché ? Perché la poesia è orale, perché un testo con un certo ritmo e che usa un linguaggio poetico, in una forma più giocosa, più corporea, più circense, è quello che fa appello al lato para-immaginario del lettore e che può quindi più facilmente liberare la sua immaginazione.
Anche per Giusy Quarenghi, “la cura dello scrivere, la qualità del linguaggio, la qualità poetica e ritmica sono fondamentali”. Prima di scrivere per ragazzi si è occupata di pubblicità, cartoni animati, cinema, fumetto, attività in cui se la parola è coadiuvata dall’immagine, dev’essere breve, incisiva, divertente. Eppure la storia, per lei che scrive “per gratitudine”, “perché è stata raccontata, da piccola, in un paesino di montagna senza la televisione, è altrettanto fondamentale e “funziona” solo quando il piccolo lettore si ritrova e fa un passo oltre, verso la “sua” storia (che è poi un passo oltre la comprensione).
Silvana Galdolfi usa una lingua anch’essa pura, evitando accuratamente il linguaggio e le mode degli adolescenti. Nessun elemento della società contemporanea : storie ambientate in epoche antiche e paesi diversi che le vengono in gran parte dai suoi viaggi. La scimmia dispettosa che descrive ne La scimmia nella biglia, per esempio le viene da un viaggio in Nepal, dove è stata morsa da una bertuccia. Conseguenza del viaggio, la Gandolfi è dimagrita vertiginosamente a causa di una misteriosa malattia, proprio come il personaggio del libro successivo : Pasta di drago. Storie reali che si intrecciano con la scrittura e con la fantasia per parlare dell’infanzia in maniera universale.
Ed è ancora il viaggio che motiva le storie di Angela Nanetti che dice : “scrivere storie è come fare dei viaggi con la fantasia”. Il suo libro più famoso, Mio nonno era un ciliegio, è un omaggio/ricordo dei nonni adottivi in cui l’autrice riflette sulla morte e, attraverso l’albero, vivo ed animato, su quello che resta della vita di ognuno.

Il Fantasy all’italiana


L’Italia non ha avuto la fortuna di un Harry Potter, la cui traduttrice Beatrice Masini sarà comunque presente al salone come scrittrice per ragazzi, ma la vena fantastica non è assente dalla letteratura per l’infanzia nazionale. Il più conosciuto è Ulysses Moore, alias Pierdomenico Baccalario, avvocato di professione ed autore della serie di avventure che hanno come protagonista il luogo di Kilmore Cove e i tre ragazzi, Jason, Julia e Rick. Tutto inizia con La porta del tempo : i tre ragazzi penetrano in una villa in riva la mare e trovano una porta nascosta in un armadio, che dopo molte difficoltà riescono ad aprire. L’avventura prosegue nei libri successivi in cui i tre ragazzi si trovano nella Venezia del ‘700, in posti incredibili e a contatto con strani figuri. Non ci sono poteri magici alla Harry Potter, piuttosto piccoli Sherlock che usano l’inchiesta per affrontare avventure fantastiche, sulla scia, semmai, di Lewis Caroll.
Nessun potere magico neanche per Silvana De Mari, anche lei autrice di fantasy eroici popolati da orchi, angeli della morte, elfi, draghi, un misto tra gli eroi epici maschili e le eroine delle fiabe. Medico di professione che definisce la chirurgia come la parte “epica della medicina”, la De Mari è abituata a vedere bambini che soffrono, che perdono nonni, genitori, familiari e che si chiedono : perché ? che male ho fatto ? Che male hanno fatto ? Ai tempi di Cuore, la tubercolosi e il reumatismo cardiaco facevano sì che i bambini erano confrontati subito alla perdita di un caro, a funerali in cui si piangeva tutti insieme. Oggi spesso non si sa nemmeno su che spalla andare a piangere, spiega l’autrice nel suo blog. La morte è molto presente nel genere fantasy ma proprio perché non è la realtà muoiono solo i cattivi. “Il dolore raccontato su una pagina, protetto dal lieto fine obbligatorio è una possibilità di consolazione che invece non sempre può esserci nella letteratura storica e realistica” scrive la De Mari.
La lettura come elaborazione del lutto, come sfogo, ma anche come impegno civile per denunciare le carestie, la fame, le guerre, le cose che ha vissuto come medico e come persona. “Ognuno di noi costruisce la società a cui appartiene”, dice. E forse quella del fantasy affascina proprio perché “la cavalleria arriva sempre prima del massacro e alla fine c’è la certezza che il mondo sarà salvato”.

Educazione civica e culturale


C’è quindi, nel fantasy ma anche nella letteratura per ragazzi in generale, un impegno civile da parte dell’autore o dell’autrice a far riflettere sui grandi temi che preoccupano i ragazzi – la vita e la morte, la guerra, la fame, il pianeta – e che dovrebbero preoccupare ancora di più gli adulti. E magari coltivando la parte “ribelle” di ogni bambino, l’adulto di domani sarà un pochino più responsabile e un pochino più rispettoso dell’Altro e della Terra ; “Mi piace raccontare storie in cui i ragazzi e le ragazze agiscono e affrontano la realtà, provano a capire, vogliono cambiare le cose”, dice Paola Zannoner, scrittrice per i più piccoli (la serie di avventure “Mia”) ma anche per ragazzi (Xché 6 qi titolo quanto mai adolescenziale), “perché io credo che dentro ciascuno di noi ci sia un ribelle con una giusta causa, quella che si contrappone alla superficialità dell’immagine, all’apparire che ci vorrebbe tutti a rincorrere soldi e a consumarli il prima possibile”. Zannoner usa il linguaggio dei giovani e molta musica, perché è uno degli elementi federatori giovanili mentre Federica Iacobelli, che viene dal giornalismo e dal teatro e fa parte dell’équipe editoriale di una delle più attive e fornite librerie per ragazzi, la Giannino Stoppani di Bologna, usa l’arte, le immagini, i sogni, per attivare la fantasia dei suoi lettori.
Che questo impegno si esprima attraverso la qualità della lingua, l’esoticità dei viaggi e degli incontri, mondi ed esseri fantastici, immagini, sogni o il linguaggio e i modi dei giovani d’oggi, l’obiettivo è uno solo : offrire una visione della vita diversa da quella che purtroppo ci propone la realtà.

lundi 19 octobre 2009, par Patrizia Molteni