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La mamma di Giacomo Leopardi

Il successo del recente film di Mario Martone, “Il giovane favoloso” ha portato alla ribalta in questi giorni il personaggio e la storia di Giacomo Leopardi, proprio mentre in Francia esce in libreria la traduzione della sua biografia che Pietro Citati ha scritto nel 2010 [1] . Leopardi, l’infelice poeta in cui generazioni di adolescenti si sono identificate, l’autore di straordinarie poesie che gli studenti della mia generazione hanno studiato a memoria, non è dunque tramontato nell’immaginario collettivo. Recentemente mi sono interessata a lui, in occasione di un congresso di psicoanalisi sul tema della “Madre”. E la madre di Giacomo Leopardi non lascia certamente indifferenti ! In una pagina del suo Zibaldone il poeta ci trasmette l’illustrazione sconvolgente di una madre fredda, bigotta, sprovvista di affetto nei confronti dei suoi figli. Lo Zibaldone è un’opera di più di quattromila pagine, una specie di diario ricco di riflessioni filosofiche che ha attirato l’attenzione di molti studiosi e uomini illustri come Schopenhauer e Nietzsche. Se la sua opera desta tanta ammirazione, la sua vita, i suoi tormenti fisici e morali producono piuttosto un sentimento di pietà. La natura non era stata generosa con lui : era deforme e gobbo, basso di statura e con un viso dai tratti ingrati. Egli stesso aveva orrore del suo corpo e si teneva lontano dai compagni per non essere preso in giro, preferendo la compagnia dei libri dell’infinita biblioteca paterna.
Rifugiato per lunghi anni in quelle stanze tappezzate da più di ventimila volumi, il ragazzo leggeva e studiava, sperando nello stesso tempo che la morte lo liberasse rapidamente dalla sofferenza. Giovane uomo solitario e introverso, lungo tutta la sua breve vita non fu amato da nessuna donna, anche se lui, segretamente diverse volte si innamorò.
Chi fu dunque la madre di questo bambino e adolescente introverso e infelice ? La madre descritta da Giacomo Leopardi nello Zibaldone, anche se l’autore non lo precisa, è riconosciuta da tutti i critici come la vera madre del poeta : la marchesa Adelaide Antici. Questa era una donna severa, moralista e rigida, amministratrice avara del patrimonio domestico. Il padre di Giacomo, il conte Monaldo, era stato interdetto legalmente di amministrare i suoi beni, dopo aver dimostrato la sua incapacità di gestione e aver lapidato il patrimonio familiare. La contessa, religiosa e devota, considerava il dolore come una virtù purché fosse offerto a Dio. Così si rallegrava quando i bambini si ammalavano e, se poi morivano, non c’era da rattristarsi, anzi bisognava considerare con gioia che erano andati dritti in cielo senza macchiarsi dei peccati terreni. Senza dimenticare, diceva ancora questa madre, che i bambini che volano in paradiso erano anche un bel vantaggio per i genitori liberati dall’obbligo di mantenerli !
Anche i molti tormenti del figlio Giacomo erano da lei considerati come altrettante sofferenze da offrire al Signore e la difformità del figlio era in fondo un mezzo che lo avrebbe destinato a Dio, preservandolo dai piaceri colpevoli. Infatti la Contessa voleva fare di Giacomo un prelato. Se il ragazzo era nano, con una gobba davanti e una dietro, con problemi respiratori, dolori agli occhi e depressione profonda, non era cosa grave per la madre che anzi vedeva in queste sofferenze una via privilegiata che immolava il figlio sulla croce di Cristo. Inoltre, dice l’ultimo biografo del poeta, Pietro Citati, le malattie dei figli erano per la madre un dono che lei stessa faceva a Dio, meritandone così la ricompensa [2].
“Dio mio” pregava la Contessa “Voi siete il Primo Padre dei miei figli e nipoti : io ve li raccomando con tutto il cuore (...) Illuminateli… (ma) fateli morire, piuttosto che permettere che vi offendano”I [3] .
Banditi erano quindi dal comportamento materno tutti i gesti di affetto : mai una carezza, un bacio, un’effusione. L’educazione doveva essere severa e votata al sacrificio. Si può sostenere, come è stato a volte detto, che fu il padre di Giacomo a fare “da madre” al figlio ? Il conte Monaldo, uomo reazionario, possessivo e simbiotico nel suo modo di amare, fu, in effetti, l’educatore dei figli, ma sviluppò verso Giacomo una forma di passione tragica : era disperato per le malattie del ragazzo e gli augurava, anche lui, una morte precoce per non vederlo più soffrire.
Quale destino è riservato a Giacomo ? Che cosa egli riuscirà a fare di queste sue singolari circostanze biografiche ?
Il giovane Leopardi sceglierà di realizzare il sogno che il padre aveva nutrito per se stesso senza mai riuscirci : diventare un grande erudito. Il desiderio di sapere salvò il ragazzo dall’augurio di morte dei genitori : immerso nella grande biblioteca paterna fino a rovinarsi gli occhi alla luce di una candela, Giacomo trovò nei libri e nella scrittura il senso della sua esistenza. A 15 anni conosceva il greco, l’ebraico, il sanscrito, il francese e l’inglese ; e si dedicava alla filologia, alla letteratura e alla filosofia.
Non scriverà più nulla su sua madre, ma mi sembra interessante che fra le sue prime opere di adolescente, ne troviamo una restata incompiuta : la tragedia di Maria Antonietta, la regina decapitata cinque anni prima della nascita di Giacomo e che era diventata rapidamente una sorta di icona, di regina martire, anche grazie alla restaurazione dei Borboni sul trono di Francia. Il piccolo Giacomo sognava di questa decapitazione (!) e piangeva sulla fine tragica di Maria Antonietta. Nel suo poema egli immagina che la figlia della regina vuole salvare a tutti i costi la madre proponendo alle guardie di essere uccisa lei al suo posto. La scena del supplizio della Regina-Madre e della disperazione della principessa sono portate alla massima enfasi dalla penna del poeta. Ma alla fine, la morte della madre permetterà alla figlia di conquistare la libertà.
Ci si può domandare quale risonanza abbia avuto la storia di Maria Antonietta sul giovane Leopardi. Come questa tragedia si è articolata ai sentimenti conflittuali del bambino verso una madre, la sua, che augurava la morte al figlio ? Non mi sembra di forzare troppo l’interpretazione, limitandomi soltanto ad osservare che non si “sogna” mai innocentemente la decapitazione della Regina-madre ! E non occorre scomodare Freud per capire che qui, come non mai, il sogno serve a realizzare i desideri repressi e proibiti.


[1Citati Pietro, Leopardi traduit par Brigitte Pérol, Gallimard 2014 ( en italien : Citati Pietro, Leopardi, Oscar Mondadori , Milano 2011

[2Cf Citati Pietro, Leopardi, Oscar Mondadori , Milano 2011 pp.16-17

[3dem, p.16

dimanche 7 décembre 2014, par Cinzia Crosali