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Interviste ai candidati

La rivoluzione civile di Caterina Avanza

Residente in Francia da 8 anni, Caterina Avanza ha aperto, insieme a Ludovica Guerrieri, un concept store che distribuisce prodotti 100% made in social (Libera Terra, Made in Jail ecc.). Questa tornata elettorale la vede candidata nella Lista «Rivoluzione civile» (Ingroia).

Perché candidarti con Ingroia ?

Perché è l’unico vero voto utile in quanto mette come priorità assoluta la lotta alle mafie e alla corruzione che costano agli italiani rispettivamente 130 miliardi di euro e 60 miliardi di euro l’anno. Allora come giustamente dice la campagna lanciata da Libera, alla quale io ho aderito come candidata, "Senza mafie e senza corruzione riparte il futuro". Ecco perché è fondamentale che un movimento come Rivoluzione Civile entri in Parlamento per portare una nuova classe politica che non sia scesa a patti con le mafie per la conservazione del potere. E’ questo quindi il primo punto del mio programma: verso una Politica con la P maiuscola e per una maggiore giustizia sociale: inserendo la riforma della norma sullo scambio elettorale politico-mafioso (416 ter) entro i 100 giorni di legislatura; sanzionando non solo lo scambio contro denaro ma anche in cambio di denaro; introducendo la confisca e il riutilizzo sociale dei beni per chi è stato condannato per corruzione e migliorando il processo di recupero dei beni sequestrati oggi troppo lungo e burocratico - mi sembra sia venuto il tempo di punire anche i delitti dei colletti bianchi; ripenalizzando il falso in bilancio e facendo una legge sul conflitto di interessi; riflettendo ad una soluzione per l’emergenza carceri, in particolare rivedendo la legge Bossi-Fini riguardo al delitto di clandestinità; cambiando la legge elettorale per dare maggiore stabilità al governo del paese ma permettendo agli elettori di scegliere i loro rappresentanti.
L’altro motivo fondamentale per il quale ho deciso di appoggiare il movimento Rivoluzione Civile e poi di candidarmi è che conosco troppa gente e, in particolare troppi giovani come me, che da quando votano hanno sempre votato senza entusiasmo, per il meno peggio. Lo dico con sincerità, io mi sono stufata di votare il PD tappandomi il naso. Ci vuole un’alternativa che sia in grado di dire no con fermezza all’agenda Monti. Il Fiscal Compact sta facendo dei danni gravi all’economia sulla schiena della gente. Ma vi sembra normale che in un solo anno con tutti i sacrifici che il governo Monti ha chiesto agli italiani il rapporto deficit-pil sia salito di 6 punti superando il 126%? Quindi si fanno tagli dolorosi, si tagliano i servizi, la sanità, si aumentano le tasse in nome della riduzione del debito per rispettare il patto fatto con Bruxelles e invece il debito continua a salire a causa degli interessi. Rivoluzione Civile, alleata ad altre forze politiche europee, si batterà per una rinegoziazione di questi accordi che stanno portando tutta l’Europa in una recessione tremenda. L’accordo fra Monti e Bersani è ormai certo e visti i risultati drammatici al quale ha portato, direi che è assolutamente da scongiurare.

La rappresentanza degli italiani all’estero

Va migliorata, ovviamente. Attraverso una una riforma del voto all’estero per garantirne la legalità, esplorando la pista del voto elettronico sul modello Svizzero. Visti i brogli e i sospetti di mancanza di legalità ad ogni scadenza elettorale c’è qualcuno che osa proporre di eliminare il diritto del voto all’estero. In un paese democratico si dovrebbe tendere a legalizzarlo al posto di pensare di eliminarlo! Sono però a favore della cittadinanza europea che del resto risolverebbe questo problema del voto all’estero.

La riforma dei Comites

I Comites non sono eletti dal 2004 e da quanto garantisce il Console Generale Andrea Cavallari, saranno rinnovati nel 2014. Il presidente attuale è succeduto a quello precedente senza passare attraverso il suffragio universale come vorrebbe la legge. Secondo punto grave: i Comites di Parigi, per esempio, non hanno presentato un bilancio quando invece ricevono finanziamenti statali. Chiediamo quindi che queste istituzioni siano gestite con maggiore trasparenza. Ma c’è una domanda fondamentale che sorge spontanea: a che servono? Nel concreto la grande maggioranza degli italiani residenti in Francia non ne conosce l’esistenza e in particolare gli italiani della nuova emigrazione, che forse sono quelli che ne avrebbero più bisogno. Io credo che i Comites debbano divenire delle piattaforme di incontro per la comunità italiana, mettere in relazione associazioni e cittadini, imprenditori italiani con investitori (ma non solo per le grandi aziende anche per le piccole e medie), associazioni e scuole. Cioè fare da tramite per tutte quelle energie che su piani diversi si battono per far conoscere l’Italia, la sua cultura, la sua storia o il suo patrimonio.

Gli italiani all’estero e le Istituzioni

Gli Istituti italiani di Cultura svolgono un importante lavoro di rappresentanza e di diffusione della cultura italiana a largo spettro. Nella mia esperienza con Ethicando ho riscontrato un deficit di collaborazione fra gli Istituti di Cultura e le associazioni o anche i singoli che diffondono la cultura italiana sul territorio. Sarebbe auspicabile lavorare insieme facendo delle riunioni trimestriali, unendo i planning e soprattutto unendo le forze di comunicazione al posto di lavorare ognuno nel proprio angolino. Per esempio quando Ethicando, Focus In, Libera e Flare hanno organizzato « Libero Cinema in libera Terra » qui a Parigi, l’Istituto di Cultura ha partecipato poco nonostante la presenza di Ettore Scola.
Sarebbe auspicabile una maggiore coordinazione e spartizione dei fondi tra le istituzioni e la rete associativa per remare tutti nello stesso verso e lavorare insieme per obiettivi comuni. Anche nel campo economico. Francamente, nella mia esperienza di giovane imprenditrice, per essermi avvicinata all’ICE e alla camera di commercio ho trovato queste istituzioni piuttosto inutili, soprattutto per i piccoli e medi imprenditori.

Giovani e meno giovani : lavoro e ricerca

Anche nel mondo accademico il “pensare mafioso” ha fatto e fa i suoi bei danni. Qui non stiamo parlando di mafia nel vero senso della parola, ma di comportamenti legati alla cultura dell’appartenenza, cioè quando la domanda “a chi appartieni” vale più della domanda “cosa sai fare e cosa vuoi fare”. La cosiddetta fuga di cervelli non è solo dovuta agli scarsi investimenti nell’Università e nella ricerca, ma è dovuta anche ai criteri “di appartenenza” che sono applicati nelle assunzioni, nella progressione di carriera e nell’attribuzione dei fondi di ricerca. Quindi non ha senso solo aumentare i fondi destinati alla cultura, all’Università e alla ricerca se non si cambiano anche profondamente i criteri di spesa di questi fondi. Non c’è una soluzione magica, ma alcuni provvedimenti potranno contribuire a cambiare la situazione nel giro di 5-10 anni. Per esempio raddoppiare i fondi per l’istruzione avanzata e la ricerca pubblica, come volano per l’economia. Quindi assumere, a ogni livello della carriera, ricercatori, professori che operino all’estero, per trasferimento, ma senza distinzione di nazionalità in Europa. Questo darebbe una boccata di ossigeno alle accademie stagnanti e romperebbe le logiche di appartenenza. Le procedure di valutazione devono essere aperte, cioè con seminari e lavori anche loro pubblici. E assumere anche almeno una parte dei lavoratori precari della ricerca, ovviamente con procedure trasparenti e di merito, magari coinvolgendo il nuovo personale dall’estero.
In più si dovrebbe agevolare l’inserimento nel mondo della produzione del personale che ha svolto ricerca, in modo da avere un flusso continuo d’idee dal mondo del lavoro a quello della ricerca e viceversa. Per esempio sgravi fiscali per un certo periodo di tempo per le aziende che assumono permanentemente chi ha svolto attività di ricerca, o l’equiparazione dei dottorandi a lavoratori a tempo determinato, come richiesto dalla Commissione Europea nella carta dei lavoratori della ricerca, che illustra diritti e doveri di questi lavoratori.

Stipendi «giusti»: la creazione della Fondazione Rivoluzione Civile Europa

Trovo che i salari dei Parlamentari siano scandalosamente alti e che vadano ridotti drasticamente. Chi va in Parlamento ci deve andare come un dovere civico, come servitore dello Stato. Come tale deve ricevere un salario ma che potrebbe essere paritario a quello dei magistrati e non tre volte superiore. Ma visto che una tale riforma non si farà in brevi termini, mi impegno a creare una fondazione Rivoluzione Civile Europa dove verserò la metà del mio salario per finanziare borse di studio per gli italiani all’estero e/o borse di alloggio per pagare le agenzie immobiliari quando si affitta casa.

Dopo il voto, quale maggioranza ci potrà essere?

E’ difficile dire quale risultato darà il voto. Io temo soprattutto in un grande astensionismo come è successo in Sicilia. L’antipolitica è pericolosa e nemica della democrazia. Non andare a votare significa non partecipare al dibattito per il bene comune perché la politica, quella vera, è gestione collettiva del bene comune. Quindi ai giovani disgustati dalla politica ho voglia di gridare, forza fatevi avanti, proponete delle soluzioni e andate a votare, interessatevi ai candidati, soprattutto in Europa dove si ha la possibilità di scegliere il candidato. Auspico che il centro-sinistra possa governare e che Bersani rinunci ad un’alleanza con Monti. Rivoluzione Civile in questo quadro sarà la forza garante di una nuova politica, pulita e onesta e per una maggiore giustizia sociale.

CATERINA AVANZA
32 anni, nata a Brescia da una famiglia emigrata in Svizzera, ho frequentato le superiori a Parigi, complice una zia che ci viveva. Mi sono laureata in Scienze Politiche a Bologna e ho seguito un master alla Sorbona sulle politiche europee. Ho lavorato come consulente in comunicazione per svariati anni. Nel 2010 ho realizzato il mio progetto – ETHICANDO. Si tratta di un’impresa sociale con l’obiettivo di sensibilizzare contro il crimine organizzato, di educare alla legalità e di informare sulle nuove mafie anche promuovendo i prodotti di cooperative sociali italiane che lavorano le terre confiscate alle mafie, e di cooperative di reinserimento per detenuti e malati psichici. Sono sposata con Romain e mamma di Charlotte 4 anni e Lino 1 anno.

Il sito di Rivoluzione Civile - Caterina Avanza: www.caterina-avanza.eu/

martedì 5 febbraio 2013, di Patrizia Molteni