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Liste e candidati : domande frequenti

6 le liste finora presentate, 3 nella circoscrizione di Parigi, di cui una per la sola zona di Lille, e una lista unitaria nelle circoscrizioni di Metz e Marsiglia e nell’ex-circoscrizione di Chambéry. Alcune nella continuità dei Comites uscenti, quando, nonostante tutti i limiti, l’esperienza è considerata positiva, altre in completa rottura con le pratiche del passato. Si ripropongono però per tutte gli stessi dubbi e le stesse polemiche. Vediamo quali.

Fondi e trasparenza

I presidenti dei Comites uscenti sono unanimi : non ci sono i mezzi per operare. Eppure quelli che hanno voluto darci le cifre delle sovvenzioni parlano di decine di migliaia di euro, come conferma una nota della Farnesina : nel 2011 si va dai 26.960€ di Parigi ai 10.140€ di Mulhouse, nel 2012 il contributo si abbassa ma continua ad essere 19.370€ per Parigi e 7.290€ per Mulhouse. Detta così a qualsiasi associazione abituata a far miracoli con pochissimi fondi viene da sognare sui mille progetti che potrebbe realizzare, magari a malignare sulla vera destinazione di questo malloppo. Per fugare ogni dubbio abbiamo chiesto ad alcuni presidenti. Intanto la legge non prevede rimborsi né pagamenti per i consiglieri, quindi no, i soldi non se li è intascati nessuno. A Parigi sono andati a pagare un affitto piuttosto costoso, a Metz il contributo andava per 2/3 ancora nell’affitto e subaffittavano una stanza ad un’associazione italiana “per dividere i costi” (a partire da gennaio 2015 verrà inaugurata la “casa Italia” che permetterà di ridurre ulteriormente le spese) … Ora, chiunque gestisca un’associazione sa quanto sia importante avere una sede, tanto più per i Comites che dovrebbero poter ricevere i cittadini e addirittura mettere a disposizione i locali per associazioni più povere. Non solo il locale ma anche la localizzazione è importante : il Comites di Parigi per esempio non era particolarmente frequentato anche se era raggiungibile a piedi attraversando il “périphérique” (vabbé ammetto che non è allettante come prospettiva), ma si trovava in una sorta di no man’s land in cui anche il parcheggio era difficoltoso. All’inizio, come gli enti di assistenza scolastica, avevano sede nel Consolato di riferimento, ma una legge ha poi vietato al Consolato di ospitare le associazioni, a maggior ragione se ricevono dei fondi dallo Stato. Forse è più trasparente così : non si rischia di dovere favori, né di carpire informazioni top secret, ognuno a casa sua e ci si vede per sessioni di lavoro precise. Exit quindi la soluzione gratuita per il locale. Si poteva provare la pista locale : un comune, una Maison des Associations, un foyer, un locale in cambio di servizi … ma ecco che ci si mettono i formulari di rendicontazione del Ministero che prevedono le voci “affitto”, “cancelleria” e poco altro. “Se non si spendono per l’affitto non si possono spendere per altro, non c’è la voce” mi spiega Sebastiano Urgu, candidato al Comites di Lille.

Prima battaglia quindi sarà quella di operare con forme di richiesta e di rendicontazione che permettono di gestire i fondi in base alle linee progettuali del territorio.
Segue a ruota una campagna per la trasparenza : i conti del Comites, come di qualsiasi ente finanziato al 99,9% dallo Stato dovrebbero essere pubblici, in teoria lo sono. In pratica nessuno ha voluto mandarci i bilanci, i Consoli ci dicono di rivolgerci ai presidenti in carica e sul sito del Ministero degli affari esteri, nella sezione “amministrazione aperta”, le spese della rappresentanza all’estero non sono contemplate. Possiamo fare che sul sito di Consolati e Comites si pubblichino annualmente i bilanci : eviterebbe polemiche e inutili scetticismi.

Patronati sì, Patronati no

Ad ogni tornata elettorale si riapre la polemica del ruolo e partecipazione dei Patronati agli organi di rappresentanza. Sono accusati di fare man bassa dei “posti vacanti” nelle liste elettorali e di avere facili voti poiché ogni operatore vede decine, a volte centinaia, di persone al giorno.
Che i candidati siano 16 o 22 già ci dice che la lista non è una squadra di calcio, non ci sono stipendi mirabolanti, né un comites-mercato sul modello del calcio-mercato. Non c’è nessun potere in gioco, anzi spesso i consiglieri rischiano di essere considerati dei rompiscatole dai Consolati e in un paese come la Francia in cui un abitante su due è consigliere di qualcosa, come cittadini qualunque.
E meno male che i Patronati ricevono decine e centinaia di persone al giorno : vuol dire che fanno il loro lavoro di “tutela” (per riprendere lo slogan della campagna contro i tagli ai Patronati) ai più bisognosi. Sembra allora assolutamente naturale che persone che fanno di mestiere gli operatori sociali mettano la loro esperienza al servizio della comunità tutta e si impegnino nella tutela dei cittadini anche al di fuori dei loro orari di lavoro. Il fatto poi che in tutte le liste in cui ci sono questi candidati coesistono tutti i patronati presenti nella zona (ACLI, INAS, INCA-CGIL, ITAL-UIM) è un’ulteriore prova che non ci si candida per portare più clienti al proprio mulino.

L’invisibilità dei Comites

Se si facesse un sondaggio alla speciale TG in cui si va a chiedere alla gente davanti al Consolato, per esempio, se sanno cosa sono i Comites e cosa fanno, avremmo non poche risposte, a caso, e facce stranite. Eppure esistono da quasi trent’anni, sono ascoltati sia dai Consolati che dalle autorità locali, lavorano, non sempre nella giusta direzione, ma lavorano. “Allora perché io non li conosco ?” direte voi. Lasciamo perdere i non-iscritti all’AIRE per i quali spero che proprio i Comites facciano una vera e propria campagna di iscrizione. Ma gli altri ? Quello che è sempre mancato, nonostante gli sforzi di qualche Comitato negli ultimi anni è la comunicazione : dei siti che funzionino veramente, la presenza nei social network, newsletter regolari sui dibattiti in corso e progetti futuri, l’interattività e la partecipazione dei cittadini che rappresentano. Intendiamoci : non è malafede, né incompetenza. E’ facile entrare nel vortice del fare e accorgersi nel solo momento in cui si alza il naso dal manubrio che non abbiamo avuto tempo di comunicare che, rispetto al fare, è sempre e a torto considerato secondario. Ma non c’è solo l’auto-comunicazione, c’è anche l’informazione che viene dai Consolati, se e come questi presentano il Comitato locale. In Svizzera per esempio pare che i nuovi iscritti all’AIRE ricevano una mail di benvenuto dal Comites che gli spiega anche chi sono e cosa fanno. La grande sfida per il prossimo mandato è senza dubbio questa : la comunicazione e la partecipazione. Io sono ottimista.

Altri dubbi esistenziali sulle elezioni del Comites ? Scriveteci e chiederemo per voi …

lundi 1er décembre 2014, par Patrizia Molteni