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Lotta con classe

Il manifesto del comunista dandy di Francesco Forlani

L’autore inizia subito tratteggiando i tratti identificativi del comunista dandy : o meglio, nel cercare di spiegare in che modo riconoscere un comunista dandy per strada confuso tra la gente, deve ammettere che « tale individuo non sarà mai in strada, confuso tra la gente. Tutt’al più confuso, ma sempre elegantemente vestito ».
E’ già qualcosa comunque, anche perché poi lentamente scopriamo molte cose di questo individuo : indossa « calze lunghe piuttosto che calze corte, nere piuttosto che chiare » che hanno sempre « il buco all’altezza dell’alluce comunicante con il tallone d’Achille » e « non fanno mai il paio ed ecco perché, per ogni lavatrice compiuta, sola sopravvivrà una delle due, la sinistra » ovviamente. Per il comunista dandy, per cui « molta lotta nella classe è necessaria, tanta classe nella lotta è imprescindibile », « quanto guadagna sarà sempre e comunque inferiore rispetto a quanto spende » e « avendo Marx parlato di distribuzione delle ricchezze e non credendo il comunista dandy alla potenza salvifica della violenza, la strategia da sviluppare consisterà nel contrarre debiti con persone ricche e non onorare tali debiti ». Egli poi « non è depresso e men che mai ipocondriaco », ma ha lo spleen, che è solo di due tipi : pre coitum o post coitum : la malinconia è dunque strettamente collegata « all’unica esperienza, insieme alla rivoluzione, per cui la vita valga la pena di essere vissuta : fare all’amore ».
Ma l’uomo, comunista dandy, non è solo : esistono le donne comuniste dandy per le quali la calza sfilata « è una cicatrice a guardia dell’ingiustizia e del sopruso » ; e c’è ovviamente anche il bambino comunista dandy, chiamato più agevolmente BCD, il quale perviene « alla posizione eretta in tarda infanzia poiché gattona più del previsto per il solo desiderio di sporcarsi ed essere cambiato d’abito di frequente ». Non mancano poi gli animali domestici : il cane del comunista dandy che « non dice bau bau, ma warf warf perché la sua matrice è anglosassone » ; e poi il gatto (in numero variabile da uno a quattro di solito) che « al Whiskas, di vago sentore alcolico, e al Kitekat meccanicamente postfordista, preferisce Sheba che fa esotico e avventuriero allo stesso tempo ». (Lo zoo privato del dandy comunista può prevedere anche un pappagallo e una blatta, chiamata Gregor, ça va sans dire).

La classe : « L’ho letto tutto d’un fiato e mi sono divertito moltissimo » Stefano Rodotà

Forlani crea una vera e propria mitologia del dandy comunista che crede nell’oroscopo, ama Kant e non si sposa, almeno nella versione maschile (di quella femminile non si sa nulla in proposito, anche se c’è la curiosità di sapere eventualmente con chi convolerebbe a giuste nozze) ; ne approfondisce i rapporti con il denaro, il tango, il kitsch e il fuoco di sant’Antonio. Segue il comunista dandy in albergo, ai cocktail party, al cinema, a tavola (dove apprendiamo della sua predilezione per la parmigiana e le tovaglie rosse), dallo psicanalista e persino durante una seduta spiritica : « si procederà con un sommesso canto partigiano che creerà un magma lirico onirico su cui il medium, detto anche Marshall McLuhan, diventerà portavoce ufficiale ».
Addirittura l’autore inventa la “Dadapedia”, l’enciclopedia del comunista Dandy, dal quale riporta alcuni estratti della voce “Breve storia e geografia del segmento”, ovviamente secondo Forlani : del resto, quale elemento geometrico più adatto del segmento, per un testo così deliziosamente frammentato ? Peraltro quest’aspetto del volumetto – in cui persino le regole di layout di ogni manifesto vengono sovvertite e piegate all’estro dell’autore perché è suddiviso in capitoletti chiamarti articoli ma numerati in ordine sparso, con saltuari rimandi da uno all’altro – si presta a una lettura anarchica che forse piacerebbe al più trotzkista dei dandy : dall’apertura a caso di un pagina al salto del paragrafo in paragrafo. La consistency (cfr. Italo Calvino e le sue Lezioni americane) del testo non è una priorità per l’autore (e del resto non lo era più nemmeno per Calvino al momento delle Lezioni) e quindi può non esserlo anche per il lettore.
E in mezzo ai vari articoli dedicati alla definizione del comunista dandy, Forlani inserisce poesie, riflessioni, citazioni di autori famosi, da Gobetti a Céline e da Camus ad Anais Nin (i testi in lingua straniera tutti tradotti tranne quello di Raymond Russel e quello di Topor, lasciati in francese, seconda lingua di Forlani) e ancora interventi diretti dell’autore (su tutti le pagine dedicate al rapporto tra il fumo e la letteratura e gli scrittori), foto e disegni e pubblicità, richiami a testi di architettura, filosofia, arte. Tutto dominato da una lingua viva e da un sapiente ricorso al calembour, al gioco di parole, (« i comunisti dandy amano e frequentano i saloni […], ed evitano i soloni da salotto ») alla sciarada, senza disdegnare l’uso - si badi bene, l’uso e mai l’abuso - acrobatico della retorica : dall’allitterazione alla metonimia, dalla sineddoche alla sinestesia.
Il “manifesto” si presenta alla fine come l’opera di una vita costantemente in progress, ma con uno sguardo attento sul presente e sul contingente ; questa versione è un update (lo dice lo stesso sottotitolo al libro) di quella del 2007, e l’editore lo sottolinea bene nel sito dedicato all’opera e specifica che : « venticinque anni di articoli, esperienze, stratificazioni, hanno possibilità combinatorie ed espressive (quasi) infinite ». E c’è quasi tutto il mondo di Forlani dentro questo testo, l’attenzione al linguaggio, il bilinguismo, alcuni dei suoi autori preferiti, una certa irrequietezza intellettuale, un’intelligenza vivace e arguta che mantiene un che di fanciullesco, l’istrionismo letterario e teatrale, l’ironia accompagnata a una sottesa malinconia di fondo e forse anche la nostalgia per qualcosa che poteva essere e non è stato : « A dispetto dei nuovi soloni dello status quo (qui e ora), il comunista dandy non solo crede ancora alla purezza, ma che per essa, e soltanto, valga la pena vivere. La purezza dei disertori contro i nuovi palestrati della mente, dai muscoli messi in mostra sulle terze pagine ».

mardi 4 août 2015, par Seia Montanelli