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Matera Capitale della cultura

Ormai è fatta : Matera, seconda città della Basilicata, sarà capitale della cultura nel 2019 insieme a Plovdiv, in Bulgaria. Un’occasione sicuramente ottima per il rilancio della città dichiarata patrimonio dell’Umanità nel 1993 dall’UNESCO, ma anche un punto di partenza dal quale creare opportunità per la creatività giovanile che, nell’Italia meridionale, è annosamente attaccata dalla crescente desertificazione demografica e lavorativa.


Il merito della Commissione per la cultura, patrocinata dal Comune, è l’aver identificato Matera non solo con i Sassi, forse l’attrazione più conosciuta della zona, ma come esempio urbanistico di un sistema architettonico che unisce le abitazioni rupestri con i più recenti interventi sulla morfologia cittadina.
Del resto la motivazione data dall’UNESCO identifica la città come “equilibrio tra intervento umano e l’ecosistema [che] mostra una continuità per oltre nove millenni, durante i quali parti dell’insediamento tagliato nella roccia furono gradualmente adattate in rapporto ai bisogni crescenti degli abitanti”.
La necessità, dunque, ha stimolato l’ingegno. Ad esempio, nel 1846, fu costruita una maestosa cisterna che ancora oggi si dirama sotto la parte antica della città. La “Cattedrale dell’acqua”, cosi ribattezzata, poneva fine all’antica siccità di cui tutta la Basilicata soffre, attraverso una riserva idrica pubblica che può contenere 5.000 metri cubi di acqua e che oggi può essere percorsa a piedi, passeggiando in un’atmosfera misteriosa e silenziosa tramite cunicoli, grotte e cisterne contigue. I Sassi, che richiamano ambienti lunari (specialmente di notte), paragonabili solo ai cammini delle fate della Cappadocia, sono in realtà antichi quartieri abitativi costruiti e ricavati dalla roccia calcarea. La loro disposizione a più livelli li rende simili a terrazzamenti oblunghi, un’immagine ancora viva del concetto dell’utile.
Qui si possono trovare dimore risalenti a differenti epoche storiche : nel Sasso Caveoso, uno dei due Sassi materani, si parte da semplici grotte e si arriva ai cosiddetti “lamioni”, ambienti che prolungano verso l’esterno la superficie delle grotte ; nel Sasso Barisano, che ha la stessa struttura di quello Caveoso, si trovano abitazioni dalle facciate più curate e dallo stile architettonico più evoluto. Le chiese rupestri, altro esempio risalente all’Alto Medioevo, si trovano sparse tra i Sassi, sull’altopiano della Murgia e lungo i precipizi.
A Matera tutto restituisce, citando Hegel, lo spirito dei Tempi ; tutto è preistoria e vita, cultura (nella sua accezione etica e metafisica) e sintesi. Nel giro di dieci anni i cittadini, con uno slancio davvero puro, hanno saputo individuare le proprie debolezze e i propri punti di forza. Il turista che dovesse arrivare a Matera oggi troverebbe una città preparata all’accoglienza, con vari punti informativi gestiti dal progetto turistico comunale, e una disponibilità rivelatoria che proviene, è il caso di sottolinearlo, dall’entusiasmo giovanile e forse dalla più sicura opinione di se stessi. Il “rinnovare” e “sensibilizzare” sono obbligatori.
Questi sono i temi del Manifesto di Matera per l’accessibilità che si propone, con un insieme di interventi e progettualità da replicarsi anche in altri contesti, di promuovere la praticabilità e la cultura della progettazione inclusiva, che mira a trasformare la Città dei Sassi in un volano per lo sviluppo turistico-culturale di tutte le realtà regionali, nazionali ed interne. Si tratta di un documento che sintetizza quanto emerso dalle riflessioni degli esperti di “Accessibilità Universale” che hanno preso parte il 27 e 28 settembre scorso alla due giorni "Zero Barriere - L’Accessibilità Conviene", organizzata a Matera da Officina Rambaldi in collaborazione, tra gli altri, con MIBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo), Consiglio d’Europa, Federculture, ENAT (European Network for Accessible Tourism), EIDD (European Institute for Design and Disability) - Design for all Europe, IHCD (Institute for Human Centered Design) di Boston, Regione Basilicata e Comune di Matera. Come spiega in un’intervista Simona Petaccia, presidente della onlus “Dritti Diretti” e membro del comitato Scientifico “Zero Barriere” , “siamo tutti convinti che si debba, invece, parlare di "filiera dell’accessibilità" in modo da "sviluppare territori che permettano a tutti di : Arrivare (Sistema dei trasporti) ; Dormire (Alberghi, B&B ecc.) ; Mangiare (Ristoranti, pizzerie ecc.) ; Scoprire (beni culturali, tradizioni, eccellenze territoriali ecc.) ; Divertirsi (attività sportive, ludico-ricreative ecc.) ; Fare shopping (supermercati, negozi di prodotti tipici, outlet ecc.) ; Avere sostegno (ospedali, centri dialisi, ambulatori, aziende orto-sanitarie ecc.). Soltanto la "filiera dell’accessibilità", infatti, può far sì che ogni sito culturale, così come ogni esercizio commerciale, sia caratterizzato da soluzioni fondate sulla progettazione plurisensoriale, in modo da consentire a chiunque la fruizione di spazi e servizi in modo semplice, autonomo, sicuro, originale ed esteticamente gradevole”.
A questi progetti, inoltre, si aggiunge un programma di mostre eccezionale per una realtà relativamente piccola. Dal 21 luglio al 25 gennaio 2015, infatti, il Museo nazionale d’arte medievale e moderna di Palazzo Lanfranchi ospita la mostra Pasolini a Matera - “Il Vangelo secondo Matteo” cinquant’anni dopo. L’esposizione ripercorre, attraverso filmati amatoriali e preparatori dello stesso Pasolini, un percorso d’approfondimento sul film girato proprio nei Sassi, accompagnato anche da fotografie e costumi utilizzati durante le riprese, insieme a interviste esplicative del motivo per cui l’autore friulo-emiliano abbia scelto proprio questa location. La scelta di Matera come città della Cultura non può sorprendere i più informati, ma di certo può invogliare a scoprire la città e la Regione a chi, attratto dalla bellezza, volesse fare un tuffo nel passato.

dimanche 7 décembre 2014, par Giuseppe De Lauri