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Mattotti, tutti i colori dell’infinito


Sfogliare un fumetto di Lorenzo Mattotti è innanzi tutto un viaggio nell’immaginario profondo dell’artista, attraverso una trama, certo, ma dove ogni illustrazione parla da sé, con l’espressione intensa del colore e la traccia dei pastelli, relegando il lettering o il balloon a un dato quasi accessorio. Lui stesso lo confida in un’intervista : “Ho l’impressione che le immagini si raccontano da sole, liberamente, che sono indipendenti da qualunque frase che avrebbe potuto accompagnarle”.

Pittore, illustratore, autore e grande viaggiatore, Mattotti sviluppa dagli anni ’70 un’opera proteiforme riconosciuta e apprezzata nel mondo e non solo quello dei fumetti. I suoi disegni illustrano le copertine dei più famosi giornali e di festival internazionali, reinterpretano la letteratura (Edgar Allan Poe, i fratelli Grimm, Carlo Collodi, Mark Twain, R.L. Stevenson, Dino Buzzati, Henri Michaux…), seducono editori e musicisti (Lou Reed, René Aubry et Jean-Jacques Goldman...).
La minuzia del tratto e il suo senso del colore gli hanno valso prestigiose collaborazioni con registi come Wong Kar-wai, Michelangelo Antonioni o Steven Soderbergh.
Numerose le mostre consacrategli in Europa e Stati Uniti ma mai fino ad ora in Francia, paese d’adozione, dove l’artista bresciano vive a Parigi dal 1998.
Il Fondo Hélène & Édouard Leclerc a Landerneau gli ha consacrato per tre mesi una retrospettiva appassionante che metteva estremamente ben in valore tutti gli aspetti della sua arte. La scenografia sposava magistralmente l’opera di Mattotti con un allestimento espositivo cromatico e vivace, orchestrato in stretta collaborazione tra l’artista autodidatta e il curatore della mostra David Rosemberg.
Trecento opere tra tavole originali di fumetti, disegni, bozzetti, illustrazioni, quadri, diari di viaggio e progetti d’animazione ne rivelano la sua misteriosa e variopinta bulimia grafico-poetica, in un percorso “balisato” da unità tematiche evocatrici : Là-bas, Métamorphoses, Anges, Psyché, Déréliction, Obscure clarté, Envol, Amour, Attirance…
Nell’opera di Mattotti, gli individui, le idee e le cose non cessano di trasformarsi in balia delle circostanze casuali o di strani fenomeni. La gamma dei colori varia alla maniera di una composizione musicale, oscillando tra eleganti e futuristiche strutture narrative o precipitando dall’equilibrio all’astrazione.
Così accade ad esempio nella sessione “Ravages”, illustrata dalle tavole di “Fuochi”, un album che esplora il tema della guerra e della distruzione, modulando ibridamente le immagini tra fumetto e pittura.
Da “Caboto”, album realizzato per il 500° anniversario della scoperta dell’America e ritracciante la figura storica del navigatore veneziano, si evince la vasta ispirazione figurativa dell’autore, con chiare influenze luminose di eco caravaggesco.
Un’atmosfera alla Otto Dix [1]. si evince invece nel suo “Dottor Jekyll & Mister Hyde”, fumetto dove l’intrigo di Stevenson è riambientato nella Germania della Repubblica di Weimar. Un’acidità stridente del colore accentua la violenza dei disegni illustranti le pulsioni criminali del protagonista, sullo sfondo di una società malata. L’introspezione psicoanalitica d’altronde è un tema caro all’artista, come si evince anche nella serie d’illustrazioni, deliranti e fantastiche, ispirate da casi clinici freudiani, dov’è flagrante l’evocazione in chiave onirica dell’estetica felliniana.
Nella mostra, la favola di Hänsel e Gretel (nella tematica “Obscure clarté”) e l’enigmatico ciclo “Oltremai” costituiscono una rottura con il colore. Serie entrambe realizzate all’inchiostro di china, dominate da un’oscurità enigmatica ma animate allo stesso tempo dal bianco luminoso che ne rivela le composizioni, un bianco simbolicamente inteso come il senso della vita dall’artista.
La retrospettiva si rivela in definitiva come un tuffo a testa in giù nelle emozioni, sentimenti, volti o paure dell’animo umano che “Nell’acqua” (serie da cui è tratto il manifesto della mostra) provoca un’onda d’estasi : “una visione panteista, un momento di fusione con la natura”, spiega Mattotti. Un oceano blu-cielo illimitato e luminoso, sostiene i corpi in sospeso di queste opere, come in fusione o effusione, un limbo d’istanti intimi, tra sogno e ricordo. Il nome della mostra, “Infinito”, rinvia all’improvviso all’idillio di Leopardi : “Così tra questa immensità s’annega il pensier mio : e il naufragar m’è dolce in questo mare”.


[1Otto Dix (1891-1969). Pittore e incisore tedesco, associato ai movimenti dell’espressionismo, uno degli artisti fondatori della Nuova Oggettività

jeudi 21 avril 2016, par Gianni Cudazzo