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Moi, Caravage

Mentre a Roma si rende omaggio al pittore lombardo a quattro secoli esatti dalla sua morte misteriosa, un altro lombardo, Cesare Capitani lo fa rivivere in uno spettacolo dal titolo “Moi, Caravage”, scritto ed interpretato da lui stesso con la regia di Stanislas Grassian.

Moi, Caravage di Cesare CapitaniCaravaggio è uno dei geni della pittura italiana, tanto da aver creato accoliti (caravaggisti) e provocato fiumi di scritti per ogni suo quadro. Della sua vita però si sa poco o niente : le poche vaghe certezze sono date dagli atti ufficiali (nascita, morte, le condanne) o dedotte da fatture o da documenti da cui si evince che nel tale periodo soggiornava in questa o quella città. Pur essendo chiaro fin dall’adoscenza che Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, era dotato di uno staordinario talento per la pittura, l’uomo era rissoso, irascibile, frequantava gente di strada. Buona parte della sua vita, finita a soli 38 anni, l’ha passata a scappare da Venezia, a Roma, a Malta, in Sicilia, per evitare la prigione (aveva ucciso persino un uomo in una delle sue risse) e affetto da malaria. Muore in attesa della feluca che gli porta la grazia del Papa e non si sa neanche esattamente come sia morto e dove sia il suo corpo.
A parte la lombarditudine, l’attore e il personaggio non hanno niente a che vedere : Cesare ha la faccia d’angelo (e mi scuserà di citare la pubblicità per il roquefort in cui pregustava, con grande classe, una tartine su uno sfondo onirico lacustre), è educatissimo, non farebbe male a una mosca. Il libro galeotto che ha fatto incontrare queste due persone così diverse è francese, La Course à l’Abîme (2003) di Dominique Fernandez, da cui è in parte tratto lo spettacolo. Fernandez, grande specialista dell’Italia, ha romanzato la vita del pittore maledetto partendo dai pochi elementi conosciuti e dall’interpretazione dei suoi quadri. Leggendo quel libro (Il colore del sole di Camilleri non era ancora uscito), Capitani, che già da anni aveva una passione per la pittura del Caravaggio, decide di metterlo in scena, come uomo. Poco importa se il libro di Fernandez sia vero, verosimile o completamente inventato. E’ il personaggio che conta.
Lo spettacolo comincia con la frase “Mon corps on l’a jamais retrouvé” : un morto che parla, tono onirico, con un alter ego rappresentato dal canto e dalla voce di Martine Midoux, e che racconta a ritroso la sua vita. Di volta in volta Capitani interpreta i personaggi di cui ci racconta il fantasma del pittore : il suo alter ego, Mario, che l’ha sempre seguito o il giovane amante raffigurato in alcuni dei suo quadri (il Mondafrutto, il Bacchino malato, il Ragazzo morso da un ramarro). Mentre Martine rappresenta la bipolarità perenne dell’uomo Caravaggio. Molte cose si sono dette sul suo conto : era omosessuale ? Era bisessuale ? Era un genio o un assassino ? Vittima o carnefice ?
Cesare mi mostra i quadri del Caravaggio da un libricino stropicciato che riproduce tutte le sue opere – “è quello su cui lavoriamo, ce l’ho sempre con me”, mi dice – mi parla degli autoritratti (è il primo ad aver concepito l’idea dell’autoritratto ma“camuffato” in testimome di un crimine o in vittima), mi mostra il pittore in Golia, la vittima che viene uccisa da Davide (Davide con la testa di Golia), mi mostra altre vittime (La flagellazione di Cristo, Il martirio di San Matteo) con un atteggiamento che non è di sofferenza ma quasi di apertura, di seduzione tra vittima e carnefice. Cesare lo immagina nel momento della morte, aprire le braccia e buttarsi in mare o farsi uccidere dalla persona che ama (Mario) per non finire ammazzato dalle guardie o dalla malaria.
“La cosa che ti affascina di più di Caravaggio ?” chiedo. “Il fatto che sia un genio e al tempo stesso un ribelle. Ogni suo dipinto era un affronto alla convenzione : usava come modelli della gente presa dal popolo (anche perché con la vita che faceva non poteva permettersi di pagarli), così hai un Saint Gerolamo in una strana posizione con le unghie sporche, un gesù adolescente con tutti gi attributi dell’adolescente in grandezza naturale e ben visibili, ogni tanto si dimentica l’aureola sui santi, le ‘vergini’ sono prostitute, in una natura morta ci mette una mela bacata forse a rappresentare il verme, la malaria o il suo carattere, che lo rode da dentro, solo una volta firma il suo lavoro ….”. Molti dei suoi quadri sono stati rifiutati dai suoi committenti, scioccati da questa irriverenza. L’esempio più famoso è quello della Vergine, il cui modello è stato probabilmente una prostituta incinta trovata morta nel Tevere.
E la luce ? Uno degli elementi principali della pittura di Caravaggio ? “Importantissima”, risponde Capitani, “giochiamo noi stessi in scena con una serie di paraventi e di faretti per creare dei giochi di luce a seconda dei quadri o dei momenti”. Originale ed affascinante.

Tutte le date :
Istituto Italiano di Cultura di Marsiglia - 6, rue Fernand Pauriol 13392 Marseille
Il 16 giugno 2010

Festival d’Avignon (Théâtre des Amants)
Dal 18 al 31 luglio 2010

Cesare CapitaniCesare Capitani è diplomato al Piccolo Teatro di Milano, lavora tra la Francia e l’Italia come attore, regista ed autore. Al teatro è stato diretto, tra gli altri, da Giorgio Strehler , al cinema da Jacques Rivette (Va savoir) o Mimmo Calopresti (L’amore non esiste). Come autore e regista ha realizzato L’aigle de Canossa. Come regista ha messo in scena “La traversée de la nuit” di Geneviève de Gaulle Anthonioz e adattato “Il nome della rosa” d’Umberto Eco e “Pinocchio” di Collodi.

vendredi 2 avril 2010, par Patrizia Molteni