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Musica matriarcale

Da “L’Antro magico”, scritto negli anni ’80, all’ultimo spettacolo in musica, ancora in preparazione, Silvia Malagugini mette in scena delle donne.

Lo spattacolo "Malgun" di Silvia Malagugini. Immagini di Alessandra Laneve

Delle donne un po’ strane, un po’ visionarie, che attraverso il canto ritrovano l’equilibrio interiore (è il caso, per esempio della tarantolata de “L’Antro magico”) oppure esprimono le loro visioni come succederà nello spettacolo in preparazione, “Malagun”, che evolve intorno ad una ricerca più personale sulla donna.
Senza voler rivelare i segreti di fabbricazione, possiamo dire che la donna in scena sarà una sorta di sciamana, “vecchia di 2000 anni ma anche bambina, ragazza, donna di mezza età” e che canta diversi momenti della femminilità. Attraverso la sua voce prende forma un’Italia nello stesso tempo popolare e colta, un’Italia di poeti e di proverbi popolari, in cui un canto verdiano si intreccia a un lamento tradizionale siciliano, o lo stornello della fidanzata che vuole eliminare la genitrice dell’innamorato mammone (“accoltellatela questa mamma”) si fonde con un’aria classica sulla gelosia. Dal tormento amoroso, dall’abbandono, dal tradimento la sciamana si rialza con quell’atteggiamento, tipico delle donne, che consiste nel rimboccarsi le maniche e nel dimostrare di essere forti, di essere quelle che tirano avanti la baracca e che si esprime, tra l’altro, nei canti di lotta e di lavoro come quelli delle mondine. “Quando la donna canta : ‘addio bel morettin ti lascio’ perché è finito il lavoro nelle risaie ed ha un altro amante a casa, la mondina gli sta dicendo che è lei ad avere il potere sull’uomo e non viceversa”, dice la Malagugini. Da un uomo ci si aspetta una cosa del genere, da una donna no e soprattutto non a quei tempi. Ma le donne forti sono sempre esistite e anzi, ci assicura Silvia, la musica popolare è prevalentemente matriarcale.
In fondo, le tappe della vita sono scandite dai canti delle donne, dalle ninnenanne dell’infanzia ai lamenti funebri in alcune regioni d’Italia. Che ne abbiano approfittato per tirare un po’ la coperta dalla loro parte, mi sembra il minimo. Lasciatele cantareee…

mercredi 18 mars 2009, par Patrizia Molteni