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Ombre a luci spente

Paura. Paura della propria ombra...un’ombra che ci segue dappertutto, che non ti lascia mai. Peccato che non viva di vita propria, e poi è così scura. Per non vedere la nostra ombra, per dimenticare questa nostra paura, l’unica cosa da fare sarebbe di uscire di notte e senza luci... Ma allora altre ombre rischiano di raggiungerci e ci impauriscono più che mai, in questo paese che abbiamo scelto per vivere e lavorare. Ma dov’è andato a finire il piacere di stare insieme tra gente diversa, tra comunità che si intrecciano e che magari si integrano, tanto per utilizzare un termine caro ai sociologi di ogni orizzonte. E pensare che ora anche i francesi hanno paura, non solo degli altri, di chi è diverso, di chi è venuto da altri orizzonti, e quindi non esitano a rinviarli a casa loro, ma in fondo hanno paura anche di sé stessi, non per niente aumentano i braccialetti elettronici, immaginati ora anche per i mariti violenti. Ma hanno addirittura paura di perdersi, di perdere il senso della loro appartenenza alla nazione, donde mesi di dibattiti sull’identità nazionale e, fatto incredibile, hanno paura di perdere la loro nazionalità : basta infatti che, per esempio, un Georges o un Marcel qualsiasi, nato francese all’estero o in un’ex-colonia abbia smarrito il passaporto che per lui diventa difficile se non impossibile e comunque molto complicato riuscire a dimostrare che mamma e papà sono francesi e che quindi anche lui fa parte della nazione. Si finisce insomma per perdere la nozione stessa dell’essere francese. Non è certo un caso se il rapporto allarmista di Jean-Paul Delevoye mediateur de la République, ultimo ricorso per i cittadini in cerca di giustizia, mette l’accento sulla frammentazione della società francese proprio nel momento in cui si è spento un dibattito sull’identità nazionale, dibattito che è servito solo a riaccendere tensioni, come dicemmo nel precedente numero di Focus In. Secondo il mediatore della Repubblica è questa la palese dimostrazione del malessere in cui sta emergendo una società di diffidenza, caratterizzata dalla paura dell’altro e dalla paura anche di regole e regolamentazioni divenute troppo complesse in un mondo che l’individuo trova sempre più ostile a causa anche dello zelo di un’Amministrazione esigente e cavillosa.
Ma la paura esce anche dall’ombra del mio computer, il quale mi guarda perplesso. Girovagando su Internet lui, il mio computer, ha visto quanta paura incute alla Lega dei Diritti Umani la cosiddetta legge LOPPSI (Loi d’orientation et de programmation pour la performance de la sécurité intérieure). In un comunicato, la Lega dei Diritti umani ritiene che tale “legge contiene i germi di una società di sorveglianza, di sospetti e di paure, rinforzando, integrando e concentrando tutti gli strumenti disponibili per schedare, individuare e controllare la società”. Altro che spam. Il mio computer è spaventato molto di più dall’idea di una giustizia virtuale che si metta ad introdurre nei computer personali marchingegni elettronici per spiare di nascosto i singoli cittadini. Scusate ma ora sono costretto a spegnere il mio computer per evitargli lo spavento di un comunicato del Sindacato della magistratura che definisce “liberticida” la legge LOPSI II.
Ma la paura, quella che non puoi nascondere dietro nessuna ombra, è la paura di un futuro sempre più incerto, la paura di andare ad ingrossare quegli 8 milioni di poveri che conta oggi la Francia, di gente al di sotto della soglia di povertà (meno di 908 ? al mese), la paura di perdere ogni cosa, la casa, il lavoro. La paura di non avere più un punto di riferimento sociale. Allora ci si chiede di che cosa ha paura lo Stato, di che cosa possono avere paura gli uomini e le donne che ci governano : è più importante frugare sui computer altrui per iniziarsi al pericoloso e infido gioco del “Big brother” o garantire a tutti un lavoro, una casa, insomma la dignità di ogni singolo cittadino ?
Meglio lasciare in sospeso … anch’io ho paura, ho paura di conoscere la risposta.

Ruggero De Pas

mardi 6 avril 2010, par Ruggero De Pas