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Per chi suona il campanello ?

A che cosa serve la scuola francese ? Ma questa non è forse la domanda che permette le risposte giuste. Allora chiediamoci : a chi serve il sistema scolastico francese ? Perché questo, lo sappiamo. Il sistema scolastico è stato organizzato da sempre da e per la classe borghese, anzi l’alta borghesia. Come mai ? Perché è il sistema, pubblico e gratuito, che porta alle classes préparatoires e alle Grandes écoles i futuri dirigenti della nazione, siano essi politici o economici. La scuola non è giusta, e anche questo lo si sa assai bene. Non è giusta sin dall’inizio perché l’idea che tutti i giovani francesi debbano avere lo stesso insegnamento non tiene conto del ruolo culturale della famiglia in cui vivono. Chi entra in Sixième e appartiene ad una famiglia che lo ha fatto viaggiare, prendere lezioni di uno strumento di musica al conservatorio, una famiglia che legge libri, che sa l’inglese, ecc., va avanti tranquillamente. E gli altri gli corrono dietro. Non si possono negare tutti i vari dispositivi che da anni sono stati creati per far finta di migliorare il sistema e tutte le « zone » prioritarie. Ma i risultati concreti di tali dispositivi non mirano assolutamente a modificare il sistema generale, bensì a farlo sopravvivere. O piuttosto miravano. Perché non dobbiamo negare che l’attuale politica educativa ha il vantaggio di chiarire la situazione. Come in altri campi della vita sociale, i nostri dirigenti ormai in un certo modo « tradiscono » il proprio ceto : dire che il numero di alunni in una classe non ha conseguenze fondamentali sull’insegnamento o proporre di ridurre le materie insegnate ad un cosidetto « socle », cioè una specie di minimo vitale, è come affermare ad alta voce che chi non ha l’orologio di marca d’oro a cinquant’anni è un fallito. Erano cose che da sempre hanno pensato i nostri dirigenti ma che non dovevano esser dette pubblicamente. Adesso non è più così.
Ovviamente le riforme, la riduzione del numero degli insegnanti, la cosidetta « mastérisation » dei concorsi che porta tra l’altro a sopprimere la formazione dei professori, non modificheranno minimamente l’insegnamento nei grandi licei pubblici delle grandi città francesi in cui si ritrovano tutti i figli dell’alta borghesia, né il sistema delle classes préparatoires o delle Grandes écoles. Perché bastano pochissimi insegnanti a mantenere efficiente l’obiettivo classista del sistema e questi, sempre, si troveranno. Invece negli altri licei di Francia, si sa che per i ragazzi, per i milioni di alunni, essere in dieci, in venti o in trenta cambia tutto.
Della sopravvivenza del sistema siamo anche complici, anzi colpevoli noi, gli insegnanti, dalle elementari all’università. Forse perché il sistema ci fa vivere e quindi cerchiamo anche noi di far vivere il sistema. Forse anche perché il sistema lo conosciamo bene, dall’interno, e siamo in grado di mandare i nostri figli nelle classes préparatoires, anzi nelle grandes écoles. Non solo : quando un mio studente vince il Capes o l’Agrégation provo una gioia vera, sincera come se avessi contribuito a salvarlo, a far sì che non sia più tra il 5% degli studenti delle università di Sciences humaines della nostra grande nazione che cadono nella prostituzione per pagarsi gli studi. Ma contemporaneamente continuo a far funzionare l’intero sistema. E se la gente non prova più rispetto per noi forse non è perché abbiamo due mesi di vacanza (che in realtà, spesso non lo si sa, non ci sono pagati), non perché abbiamo uno stipendio che non ci permette di comprarci l’orologio dei cinquantenni, ma perché si accorge che non è giusto il sistema, e ci giudica colpevoli di perpetuarlo.

Jean-Luc NARDONE
Professeur des Universités

vendredi 8 octobre 2010