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Accueil > Primo Piano > I Comites : Il tuo voto conta ! > Piccola storia della rappresentanza all’estero

Piccola storia della rappresentanza all’estero

La storia della rappresentanza democratica degli italiani all’estero è lunga, difficile, e riflette i flussi e le vicende della nostra emigrazione nel mondo. La prima idea di un simile organismo si trova nella legge consolare del 26.1.1866, che prevede l’istituzione di : “una rappresentanza della colonia da rinnovarsi per mezzo di elezioni”, da stabilire presso i Consolati “nel Levante e fuori d’Europa, quando sia richiesto dal voto dei nazionali e Governo la ravvisi conveniente”. Era in corso un massiccio esodo dall’Italia, sarebbe stato utile averla, ma non successe nulla.

Nel 1936/37, per rispondere all’ondata di fuoriuscita per motivi politici e necessità si creano i COASIT - Comitati di Assistenza agli Italiani - di nomina consolare ; nel 1967, nascono i Comitati Consultivi Consolari per coordinare gli enti che operano a favore degli emigrati. Quasi ovunque i Co.Co.Co. sono condannati a fallire, dato che i loro poteri, composizione e funzionamento sono a totale discrezione dei Consoli. Nel 1975, con la piena applicazione del titolo V della Costituzione, le Regioni legiferano in materia e istituiscono le Consulte dell’Emigrazione, i cui componenti sono scelti in parte dalle associazioni all’estero. Le prime si insediano in Emilia Romagna e Lazio. Nello stesso anno si celebra la I Conferenza sull’Emigrazione Italiana che nel documento finale chiede un organismo di rappresentanza diretta. Bisogna aspettare il 1985, a 120 anni di distanza della felice intuizione del 1866, affinché, su proposta dell’allora Ministro degli Esteri, Giulio Andreotti, sia approvata la legge n. 205 del 22 maggio, che istituisce i Comitati dell’emigrazione italiana – Co.Em.It. – organismi di rappresentanza locale delle comunità, enti privati di diritto pubblico, democraticamente eletti per la prima volta in 19 paesi nel novembre del 1986 ; designati dai Consoli in Germania e Australia, dove non furono permesse le elezioni, poi consentite, mentre in Canada i Co.Em.It. stessi furono vietati dal Governo e si costituirono spontaneamente, riconosciuti dal MAE.

Il Co.Em.IT, antenato del Comites

Il Co.Em.It. è un istituto anomalo : agisce fuori d’Italia in rappresentanza di comunità con cittadinanza diversa da quella dei paesi di insediamento ; è eletto all’estero a suffragio universale dei soli cittadini italiani ivi residenti ; può cooptare degli stranieri, ma anch’essi devono essere di origine italiana. I giuristi non hanno mai approfondito lo studio di questo organo democratico, un unicum privo di precedenti nella storia delle politiche migratorie di qualsiasi paese del mondo. Al loro primo mandato i Co.Em.It. usano l’arma dell’alleanza : spuntano gli INTERCOEMIT, enti di collegamento all’interno dei singoli paesi, prima negli Stati Uniti, poi in Francia, poi, pian piano, dappertutto.
Descritto dalla legge come organismo di cooperazione, coordinamento e consultazione, il Co.Em.It. ritiene di poter agire nei campi di sua competenza, “assumendo anche idonee iniziative” (art. 2, comma 1), facendosi promotore e gestore di azioni nel campo della tutela dei lavoratori, della scuola, della cultura, dell’informazione, dello sport e del tempo libero. Ma il Consiglio di Stato risponde “No” per quanto riguarda le attività assistenziali e il MAE applica il parere per analogia, “agli altri potenziali settori di gestione diretta di attività in favore dell’emigrazione (culturali, ricreative, sportive e di assistenza scolastica)”, attribuendo però al Co.Em.It. “compiti di collaborazione con l’autorità consolare”. Tutto si sarebbe fermato a proteste frammentate, di connotazione individualistica e geografica, prive di qualunque risonanza nel mondo politico, se nel 1988 il legislatore italiano non avesse offerto ai Co.Em.It. una voce insperata, inserendo nel Comitato Organizzatore della II Conferenza Nazionale dell’Emigrazione un delegato dei Co.Em.It. per ciascuno dei 21 paesi in cui erano stati eletti o designati.
Dopo due o tre convocazioni a Roma, con la sensazione di essere stati invitati ad avallare decisioni prese in altra sede, i Co.Em.It. dichiarano fedeltà, tutti insieme, a se stessi e presentano due documenti di protesta, firmati all’unanimità, al di là delle barriere geografiche, delle eccessive sensibilità nazionalistiche, delle appartenenze di partito.
Chiedono che si restituisca al Co.Em.It. il ruolo assegnatogli dal Parlamento italiano di : “unica istituzione di indirizzo politico generale con il dovere di orientare, coordinare e promuovere tutte le attività attinenti alla vita sociale, al lavoro, alla cultura, all’assistenza, alla formazione professionale e scolastica ed al tempo libero della comunità che esso democraticamente rappresenta”. Si formano due Gruppi di Lavoro per l’elaborazione di due proposte di legge, l’una di modifica della legge istitutiva dei Co.Em.It., l’altra per la costituzione dell’organismo superiore, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Il 5 luglio 1990 è varata la legge n. 172, di trasformazione dei Co.Em.It. in Com.It.Es. – Comitati degli Italiani all’Estero, che subiranno una nuova modifica con la legge 286 del 23 ottobre 2003, ancora in vigore.

Il CGIE – Consiglio Generale degli Italiani all’estero

Il 6 novembre 1989, a meno di un anno dalla fine della II CNE è approvata la legge n. 368, che istituisce il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che inizia il suo primo mandato il 13 dicembre 1991. Ѐ composto da 65 Consiglieri eletti all’estero e 29 di nomina governativa in rappresentanza di : Associazioni Nazionali dell’Emigrazione (10) ; Partiti (7) ; Confederazioni sindacali e patronati (9) ; Federazione Nazionale della Stampa (1), Federazione Unitaria della Stampa Italiana all’Estero (1), Lavoratori frontalieri (1).
Il Presidente è il Ministro degli Affari Esteri. Le riunioni dell’Assemblea e del Comitato di Presidenza si tengono alla Farnesina, dove il CGIE ha gli uffici della propria segreteria. Il CGIE ha quattro funzioni :
1. Conoscitiva, con il compito di esaminare e promuovere studi e ricerche sui problemi delle comunità italiane all’estero ;
2. Consultiva, poiché su richiesta del Governo formula pareri su materie attinenti all’emigrazione ;
3. Propositiva, poiché può di sua iniziativa fare proposte e raccomandazioni in materia di iniziative legislative, amministrative ed elettorali dello Stato, delle Regioni, accordi internazionali e normative comunitarie, concernenti le comunità italiane all’estero ;
4. Programmatoria, poiché deve elaborare una relazione annuale con proiezione triennale da presentare tramite il Governo al Parlamento.
In realtà, fin dall’inizio si ha l’impressione che i Consiglieri di nomina governativa si ostinino a cercare di ridurre le funzioni del CGIE alla consultiva e, tutt’al più, la conoscitiva.
Al suo primo mandato il Consiglio organizza Conferenze internazionali su : Previdenza e Assistenza Sociale ; Formazione Professionale ; Informazione per le Comunità all’estero ; Insegnamento e diffusione della Lingua e della Cultura Italiana ; Primo Seminario delle Donne in Emigrazione ; Seminario sul voto nella Sala della Regina di Montecitorio. Opera per ottenere il pieno esercizio del diritto di voto in loco per gli italiani all’estero che porta alla modifica costituzionale del 2000 ed alla legge ordinaria n. 459 del 2001.
Con il procedere degli anni il Consiglio verifica notevoli lacune nella sua legge istitutiva che, fra l’altro non consente un vero raccordo con le realtà estere. Si forma un Gruppo di Lavoro, di cui ero Presidente, per predisporre una proposta di modifica. Il Gruppo di Lavoro licenzia un testo, adottato dal Governo con il Sottosegretario Piero Fassino, presentato alla Camera dall’On. Mirko Tremaglia e approvato nel 1998 con una modifica stupida, che fissa per legge una diaria minima, non rivalutabile, per i Consiglieri CGIE che operano, è bene dirlo, in purissimo regime di volontariato e un’aggiunta importantissima che istituisce la Conferenza Permanente Stato - Regioni - PA - CGIE guidata dal Presidente del Consiglio dei Ministri con il compito di “indicare le linee programmatiche per la realizzazione delle politiche del Governo, del Parlamento e delle Regioni per le comunità italiane all’estero”. Sfortunatamente, dal ’98 ad oggi è stata convocata soltanto tre volte, l’ultima nel 2009. Una stupenda opportunità perduta e - forse - non più recuperabile. Il nuovo CGIE si articola in Commissioni Continentali che si riuniscono a rotazione nei Paesi che le compongono, elegge il proprio Segretario Generale e 4 V. Segretari Generali, vede rafforzate le sue funzioni.
Il resto, come dicevo all’inizio, è storia. Ci sono state altre importanti Conferenze : La Prima Conferenza Nazionale degli Italiani all’estero nel 2000 e la Prima Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo nel 2008, preceduta da un profondo studio sulle realtà della cosiddetta nuova emigrazione, che sta mostrando insopportabili accelerazioni a causa della crisi economica del nostro Paese. Abbiamo eletto per tre volte di seguito 6 Senatori e 12 Deputati al Parlamento italiano nel 2006, 2008 e 2013, non tutti, o non sempre, bravi e all’altezza delle nostre aspettative. Noi, al contrario di quanto avviene in Italia votiamo per corrispondenza e possiamo esprimere le nostre preferenze. Peccato che i candidati siano rigidamente scelti dai vertici di partito a Roma e spesso non conoscano le vere esigenze delle comunità. Ce ne sono anche alcuni molto bravi. In media bisogna ammettere che forse sono meglio i nostri. Mentre scrivo è appena arrivata la notizia bomba che le elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es. sono rinviate dal 19 dicembre 2014 al 17 aprile 2015. Questo dopo che una serie di proroghe ha fatto rimanere in carica i Comitati per il doppio del loro mandato, che è di soli 5 anni. Vedremo. Speriamo che molti giovani, ma anche molte persone di vera esperienza entrino a far parte dei nuovi Com.It.Es. e del prossimo CGIE, per difendere con forza i nostri diritti e aprire nuovi orizzonti di costruttività. Io sono un’inguaribile ottimista.

lundi 1er décembre 2014, par Silvana Mangione