FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Primo Piano > Natura - Contronatura > "Quando la notte" , elogio della mamma imperfetta

"Quando la notte" , elogio della mamma imperfetta

Cosa c’è di più naturale dell’istinto materno ? Eppure, come racconta Cristina Comencini nel suo ultimo libro, “Quando la notte”, mamme perfette non si nasce, né, a volte, si diventa.

"Quando la notte" de C. Comencini Ci vuole coraggio nell’Italia di oggi a fare la mamma. Nessuno sembra rendersene conto, tranne le dirette interessate che combattono in silenzio, a volte mugugnando, una battaglia contro le convenzioni e contro una società che le vuole sempre più perfette e sottomesse.
Questo ruolo di mamma perfetta e sempre presente, che concilia efficacemente vita professionale e vita sentimentale e familiare, la nuova wonder woman degli ultimi anni, capace di coccolare, viziare cucinare, è un mito resistente, uno dei nodi non risolti delle battaglie femministe.
Nell’Italia di oggi per essere questo tipo di mamma quasi perfetta ci vogliono soldi, tanti, e tempo, altrettanto : due caratteristiche che la maggioranza delle donne non posseggono. Come fare allora per non impazzire ? E non diventare assassine ?
Perché nessuno parla mai della difficoltà di essere mamma ? Del tempo che non basta mai ? Del sentimento di inadeguatezza che si prova di fronte ai bambini ? Perché si dà per scontato che il sentimento materno sia innato ? Di questo enorme non detto - ma fortemente sussurrato, a tratti bisbigliato - racconta il nuovo romanzo di Cristina Comencini, Quando la notte, che mette in luce il rapporto ambivalente di una madre con il figlio e del suo desiderio di sentirsi donna.
Scritto con un linguaggio misurato, come se fosse un giallo dei sentimenti e delle emozioni, il libro tiene il lettore avvinto alla pagina fino alla fine del racconto.
La protagonista, Marina, giovane mamma angosciata e impreparata, sta da sola in montagna lontano da tutta la famiglia : vuole cercare di stabilire un contatto con suo figlio, non vuole sentirsi in colpa perché non ha il latte e perché non riesce ad amarlo. La neomamma ha bisogno di sotttrarsi dall’affettuoso controllo del marito, della madre e delle sorelle che la opprimono con il loro consigli, inchiodandola di fronte alla propria inadeguatezza.
Manfred, il suo inconsapevole alter ego, è un montanaro solitario per scelta : è stato abbandonato dalla moglie, che si è portata via i figli, come la madre lo abbandonò da solo assieme al padre e ai fratelli così, da un giorno all’altro, senza un motivo.
Due persone diverse che lottano in modo ossessivo contro emozioni e passioni che altrimenti li devasterebbero : Marina è inconsapevolmente diventata madre e non riesce a capacitarsi di dove si sia nascosta la Marina di prima, volitiva, ribelle, indomita. Manfred non vuole ammettere che la solitudine non è una scelta sana, che gli mancano i suoi figli, che ha bisogno di tenerezza. In mezzo a loro due, un bambino, il figlio di Marina, e la montagna. Si trovano ad abitare vicini, si scrutano, si osservano o, meglio, si spiano.
Manfred intuisce che qualcosa non va in quella donna, la vuole stanare, metterla a nudo, farle ammettere le sue incoerenze e le sue debolezze perché una notte ha salvato Marina dal baratro in cui era caduta senza rendersene conto.
Marina, non si piega. Gli tiene testa, accetta le sfide e anzi vuole piegarlo lei, obbligarlo ad ammettere il suo bisogno di calore e tenerezza. A sua volta una notte sarà lei a salvargli la vita.
Incapaci di parlarsi senza ferirsi, attratti violentemente l’uno dall’ altra proprio perché si rispecchiano nelle loro differenze e debolezze, si rincorrono spietati. Dal loro incontro-scontro usciranno entrambi vincenti perché non si sono fermati. Sono andati fino in fondo, hanno ucciso i loro fantasmi e sono risorti come uomo e come donna, fieri di esserlo nonostante le loro debolezze. Anzi, forse proprio in virtù delle loro imperfezioni… fieri di esserlo, senza vergogna e senza paura.
Buona lettura.

vendredi 15 janvier 2010, par Tiziana Jacoponi