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Resistenze universitarie

Nell’ultimo numero avevamo segnalato le letture della “Princesses de Clèves” e di autori italiani quali Dante e Calvino come forma di protesta di professori e studenti contro le Riforme della scuola e dell’università. Insieme ad un articolo più “serio” di Christophe Mileschi, ci è sembrato opportuno dedicare un articolo alle nuove forme di protesta che vedono gli italianisti in prima linea.

La "ronde des obstiné" dell'Hôtel de Ville © Matteo Pellegrinuzzi

Mentre impazza in Francia la caccia al manager, con sequestri di direttori e presidenti di grosse società da parte di operai esasperati, futuri disoccupati e cassaintegrati, i professori e gli studenti delle Università parigine e francesi hanno lanciato una serie di offensive forse meno pericolose ma altrettanto mediatiche.
Hanno cominciato con le letture pubbliche della Princesse de Clèves, grande classico francese, contro il quale il Presidente della Repubblica Sarkozy si era scagliato. A che serve studiare i classici per entrare nel mondo nel lavoro ? Avete chiesto a una sportellista della posta se ha letto La Princesse de Clèves ? aveva chiesto in un discorso offendendo con una sola frase la Pubblica Istruzione, i classici e le povere sportelliste. Chi fa da sé fa per tre.
Le letture, che si sono alternate per circa un mese nella piazza del Panthéon, non erano solo una risposta insolente ai propositi del presidente. Protestavano, in forma diversa, contro il piano di riforme che trasformerà completamente - ed ovviamente in peggio - le Università e tutto il sistema educativo francese.
Hanno continuato, con le “ronde degli ostinati”, molto diverse dalle ronde cittadine di cui tanto si parla in questi giorni. Un misto tra girotondisti, dannati dell’inferno e “prigionieri in un bagno penale”, come dice Jean-Charles Vegliante. Hanno camminato per oltre mille ore, giorno e notte, nella piazza dell’Hotel de Ville, ribattezzata per l’occasione “place de Grève”, antica piazza parigina dove avevano luogo le esecuzioni capitali e dove si radunavano le persone in attesa di lavoro (da cui appunto il termine grève, inteso come sciopero). Da allora continuano in luoghi improvvisati, annunciati nel sito “rondes infinies”. Giovani, vecchi, ricercatori, studenti, bambini, lavoratori, impiegati, funzionari, casalinghe, ogni tanto si accoda qualcuno, qualcuno se ne va promettendo di tornare al prossimo giro. La gente li guarda stupiti, i turisti li fotografano : sono pazzi questi francesi avrebbero detto i romani parafrasando l’insulto preferito di Asterix il Gallo. Ostinati perché vogliono il ritiro puro e semplice delle riforme.
In una rivista letteraria online (www.formafluens.net), Vegliante cita la “Ronda dei Conversi“ di De Signoribus : “un’arena serale in cui una schiera / d’umani in bianchi becchi e d’oro / continuamente passa / mutanti solo gli abiti, gli accenti, / vessilli pezzati sui fondali / smontati e rimontati come in fiera”. Ricorda anche Ostinato, l’ultimo libro di Louis Réné Des Forêts, frammenti autobiografici di uno scirttore che è stato uno dei pilastri delle edizioni Gallimard (ha partecipato alla creazione della Pléiade e della Nouvelle Revue française, per dire) e commenta : “anche il vecchio Louis Réné Des Forêts fu “Ostinato” a resistere, contro la violenza istituzionale : e che altro ?”
Prima e dopo le ronde ci sono stati i “die-in”, varianti dei più tradizionali “sit-in” in cui invece di bloccare la strada sedendosi per terra, professori e studenti si fingevano morti, a voler significare che la riforma sta uccidendo l’Università e la ricerca. Poi il lancio di palloncini rosa, scarpe e pantofole sul Ministero della Ricerca (ossia, Madame Pecresse). Un’altra volta hanno annunciato di voler bombardare il Ministero dell’Università e della Ricerca. Quando sono arrivati all’ora prestabilita, polizia e celerini erano più numerosi di loro ma non hanno esitato un attimo a lanciare … una miriade di aereoplanini di carta.

Il linguaggio dei sordi


Jean-Charles Vegliante legge Dante al Pantheon. © Matteo Pellegrinuzzi Il mio “informatore” è Jean-Charles Vegliante, docente universitario a Paris III Sorbonne Nouvelle, ricercatore, critico, scrittore, poeta che mi ha inserito nella sua mailing list per questo tipo di operazioni. Devo dire che queste mail mi mettono di buon umore, lancio subito un “geniale !” e vedo se Matteo Pellegrinuzzi, ormai specializzato in foto di contestazione insolita, può andare a fare delle foto. In vista dell’articolo ho chiesto a lui, Vegliante, di spiegarci il senso di tutto questo. Lo ha fatto con la sua consueta cultura ed ironia.
Innanzitutto, perché ? chiedo. “Perché siamo condannati, da un potere sordo, come prigionieri senza voce in un bagno penale, a forme da ergastolo, appunto, con la passeggiata quotidiana o l’ora d’aria” in cortile. Lo so, è un po’ triste”.
Sì, insisto, ma perché trovare forme sempre molto originali e divertenti per farsi vedere e sentire ? “Divertenti, ecco la parola giusta”, approva, “visto che nella società del consumo di immagini (e di soldoni virtuali), soprattutto dopo il dilagare delle “telerealtà”, quasi nessuno ha più voglia e tempo per riflettere. Ora, l’alternativa alla riflessione e alla critica (appunto nostro lavoro di insegnanti-ricercatori, fino a oggi...), lo sapeva già Pascal, è il divertimento. E bisogna pur farsi sentire, da qualcuno...”. Ma che non si dica che ormai le manifestazioni e gli scioperi non fanno più paura a nessuno, che non hanno più nessun effetto. “Tutt’altro ! Anzi, questo è stato il discorso, poi miserabilmente smentito, del nostro Napoleone il Piccolo : ‘Plus personne n’en parle, des manifestations ; plus personne ne s’en aperçoit, des grèves’ ... I buoni vecchi sindacati hanno risposto, come si dice in buon francese : ‘Chiche !””. I risultati si sono visti nelle ultime manifestazioni che hanno potuto contare su centinaia di migliaia di persone. Senza contare le occupazioni che da febbraio stanno bloccando le università in tutta la Francia.
Ma allora sono più efficaci queste operazioni divertenti ? Oppure sono il frutto del loro appartenere ad una classe “intellettuale” (che uso tra virgolette perché non ho nessun intento peggiorativo) ? “Intellettuali, ma in un modo nuovo,”, spiega Jean-Charles, “assolutamente inverso di quello degli ex ‘nouveaux philosophes’, ben inseriti nella società dello spettacolo (vedi BHL ed altri). E’ questo il nostro statuto, no ? Eppure, ogni tanto, per chi non legge solo i giornali nazionali, per chi segue ad esempio i siti di Sauvons la Recherche, il blog di Sylvestre Huet (un vero giornalista, lui, per “Libération”) e qualche altro - oppure, ‘sul terreno’, sia abbonato a una delle tante liste di mailing militante locale -, per questi pochi ancora militanti dunque, non è affatto vero che non succedono più azioni di stampo tradizionale. Vedi le occupazioni : la Sorbona, la sede dell’ANR, i locali dell’AERES, la sede del CNRS, le varie Presidenze di Università, e di recente addirittura quello stesso Ministère de la Recherche, con cartelloni e striscione “Sauvons la Recherche et l’Université”, col risultato di ottenere che ricevessero una delegazione della Coordination Nationale des Universités riunita proprio allora a 600 metri in Sorbona. Mica male”.
Una forma di resistenza al potere “sordo” ed autistico che usa non solo l’originalità della protesta ma anche, in tutto i il loro splendore, i nuovi mezzi di comunicazione : blog, siti, magari hanno anche un gruppo su facebook, come quelli, citati nell’ultimo numero, che in poche ore radunano centinaia di migliaia di adesioni. C’è da chiedersi però, se Loro, al governo, sappiano che esistono nuovi mezzi e nuove forme di protesta e se capiscano il messaggio di questa geniale resistenza. O se, invece, continueranno a caricare sui protestanti con le baionette.
Intanto lo sciopero è stato sospeso per permettere agli studenti di fare gli esami.-A Tolone erano persino in sciopero della fame : “che razza di nome si merita un Potere capace di disperare la sua gioventù ?” si intristisce Vegliante. -Già.

Per saperne di più
Il sito "rondes infinies"
Il sito "Sauvons la recherche"
Il Blog di Libération

dimanche 7 juin 2009, par Patrizia Molteni