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Ti ghe parli berlusconeis ?

Dizionario interattivo del berlusconiano illustrato da Jef Martinez

Il professor Zagrebelsky, nella sua nuova rubrica del sito “Giustizia e Libertà”, ha cominciato a raccogliere le espressioni del populismo. Da “mettere le mani nelle tasche degli italiani” a “ghe pensi mi, lunedì”. In effetti, il potere di Sua Emittenza, è fortemente fondato sulle parole, o meglio gli slogan, che martella incessantemente ai cittadini attraverso i suoi canali : televisione, giornali e periodici.
Vi proponiamo alcune espressioni che hanno avuto più successo : se volete potete inviarci le vostre !!

L’idea è la seguente : davanti ad un conflitto o alle possibili critiche dei cittadini – e probabilmente consigliato da una folta e competente squadra di comunicatori – il Premier e tutta la sua “squadra” lanciano una parola d’ordine o uno slogan che provano per qualche giorno. A volte funziona, ed allora l’espressione vincente entra in quello che sembra un lessico di parole obbligate, da piazzare ad ogni incontro pubblico e mediatico. A volte invece non funziona. E’ stato il caso della contrapposizione odio/amore subito dopo il lancio del souvenir del Duomo ad opera di Tartaglia : l’odio era quello dimostrato da alcuni bizzarri personaggi (non per niente l’attentatore era uno psicolabile) nei confronti di Lui, magnanimo e generoso, pronto a perdonare, mosso solo dal sentimento dell’amore. Il “partito dell’amore”, che ricordava un po’ troppo la Cicciolina, ex-ministro pornostar degli anni 90, ha provocato non poche battute ed infatti questa espressione ha avuto vita breve.
Catalogate, queste espressioni rivelano alcuni campi semantici molto evidenti : Lui, Silvio Berlusconi, con espressioni che fanno leva sulle sue doti personali e politiche ed un tic grammaticale che gli fa usare il superlativo in maniera sproporzionata (quelli che hanno arrestato più mafiosi, che hanno il deficit pubblico più basso, che hanno abbassato di più le tasse, passeremo alla storia come il miglior governo e così via) ; gli Altri, con parole ed espressioni che tendono a criminalizzare chiunque ; Lui e gli altri, per il quale fa una distinzione tra quelli che lo amano e che lo hanno scelto (il popolo) e quelli che ce l’hanno con lui - un’assurdità date le doti di cui sopra (la sindrome della vittima che ha funzionato così bene con Le Pen). Ma vediamo alcune delle parole/espressioni che hanno avuto maggior successo :

Andare avanti. Lo sta dicendo da mesi, intendendo che nessuno gli impedirà di “portare a termine il mandato” e di “attuare il programma” per il quale è stato votato. L’andare avanti del Premier è un po’ come il suo “scendere in campo” in politica, con una forte connotazione di energia e determinismo, come nelle accezioni “Avanti miei prodi !” o “Avanti popolo” (questa non l’ha inventata lui, però). Da non confondere con alcune espressioni idiomatiche piuttosto negative come “tirare avanti” (sopravvivere alla meno peggio, come stanno facendo gli italiani) o “mandare avanti” (favorire un raccomandato, mantenere una famiglia o un’azienda). E come non citare il famoso “Avanti, cretino” ripreso da Walter Chiari negli anni ’60 ? Niente di tutto questo per il Presidente del Consiglio che invece infonde all’espressione un senso di “a tutti i costi”. Ultimamente lo contrappone a governicchio, alludendo agli “ominicchi” del detto napoletano, “uomini, ominicchi e quaraquaquà”. Gli ominicchi sono uomini che non valgono nulla (ogni allusione a Fini e i suoi seguaci è del tutto casuale) mentre i quaraquaqua valgono ancora meno. Da governicchio a Repubblica dei Quaraquaquà il passo è breve...

Catto-comunisti, Andava per la maggiore quando Berlusconi si è accorto che ai “comunisti” (quali poi ?), suo insulto preferito, si è aggiunta anche una buona fetta dei cattolici, con addirittura strani abbinamenti come Nicky Vendola che è cattolico e comunista. Di recente si è aggiunta una nuova categoria improbabile : gli arbitri. I comunisti leggono La Repubblica, Il Manifesto e L’Unità, i cattolici Famiglia Cristiana e Avvenire. In tivvù guardano Anno Zero, Ballarò e Che tempo che fa. Li accumuna una sola cosa : rovinare la giornata al Premier.

Complotto. Non basta una persona per complottare : possono essere quattro o cinque, ma nel caso di Berlusconi, si contano a centinaia, forse migliaia. Il complotto contro il Premier è democratico (va dai ceti sociali più alti - imprenditori, industriali, top model, escort - a quelli più bassi - i catto-comunisti, i pensionati -, senza dimenticare le fasce più deboli : gli psicolabili, gli immigrati) ; non è sessista (dalla D’Addario, una donna di facili costumi che aveva registrato gli effluvi amoroso-commerciali del Presidente del Consiglio al mafioso che lo implica nei suoi loschi affari), è trasversale (da destra a sinistra) e persino internazionale. Giustifica qualsiasi azione del premier e del suo entourage anche grazie al fatto che i il complotto è segreto, ordito da persone sconosciute, invisibili (il famoso, “chissà chi c’è dietro ?”) e quindi ancora più spaventosi. Questa fitta rete di temibili sovversivi è scongiurabile solo con un efficace repressione, basti ricordare le famose “leggi speciali” che davano più potere alla giustizia e alla polizia. Secondo questa teoria, Silvio Berlusconi non complotta : a) perché è da solo e tutt’altro che invisibile e b) perché, al contrario, vuole togliere potere alla Giustizia.

Eversivo/Sovversivo. Aggettivo che spesso definisce magistrati, opposizione e giornalisti, vuol dire, letteralmente, andare controcorrente, in un altro verso, per abbattere o distruggere. E’ usato in genere per atti di terrorismo, rivolte civili e colpi di stato. Da qui l’equazione : chi va contro lo Stato = criminale. A conferma di questo il fatto che abbia dichiarato di recente che la crisi di governo sarebbe un “delitto”. Che l’opposizione sia contro il governo è insito nella parola stessa, se non fosse all’opposto farebbe parte del governo. Magistrati e giornalisti, invece, non hanno come funzione quella di remare contro lo Stato, ma è il loro mestiere indagare su qualsiasi cosa sembri illecito o oscuro. Non solo : “la legge è uguale per tutti” (se invece di discutere sul processo breve questi signori si presentassero in tribunale, potrebbero leggere questa scritta in ogni aula). Secondo la logica di questa definizione, i sinonimi sono : professionale, deontologico, competente, onesto. Contrari : fannullone, aggettivo che il ministro Brunetta applica ai funzionari.

Gogna mediatica & Informazione. La gogna è quel collare di ferro che indossavano i condannati quando erano esposti al pubblico, mettere alla gogna significa cioè esporre qualcuno al disprezzo della gente, al ridicolo. E’ umiliante, per un politico delegittima il suo ruolo e il suo operato. Per Silvio Berlusconi, vittima di giornalisti rossi, comunisti, eversivi, sovversivi e via dicendo, la gogna è semplicemente essere esposto contro la sua volontà. Punto. Quando i media (i pochi che non gli appartengono) pubblicano informazioni su uno dei tanti processi in cui è coinvolto o sul fatto che il suo nome sia stato citato da mafiosi, più o meno ex, più o meno pentiti, è “gogna mediatica”. Le scappatelle con tale o tal’altra velina, lo sono un po’ meno perché permettono di mettere in valore le sue doti di grande latin-lover. Anzi, le malelingue sospettano persino che sia lui stesso a mettere in giro queste informazioni per evitare che il “popolo” pensi a cose più gravi. La “cricca” usa anche “macelleria mediatica” a significare un massacro sanguinolento che mira ad abbatterli. In compenso quando “alla gogna” ci va l’ex moglie Veronica che osa mettere in dubbio la moralità della Sua persona o Gianfranco Fini, per una casa a Montecarlo che vale un millesimo dei beni della famiglia Berlusconi, non è gogna. I giornali che sbattono in prima pagina la foto di Veronica a seno nudo o della moglie di Fini, sono i “suoi” giornali e hanno i tutto il diritto di informare e di chiedere spiegazioni.

Libertà. L’aveva già fatto con “Forza Italia”, il suo primo partito che ha impedito da allora a milioni di tifosi di gridare questa espressione molto corrente negli stadi. Nel 2005 conia il termine “Casa della Libertà”, poi sostituito nel 2007, dal “Partito del Popolo della Libertà” e arrichito dal 2008 dai “Circoli della libertà”. Aveva persino proposto di ridenominare la Festa della Liberazione, Festa della Libertà. Un termine che gli piace e che definisce il suo pensiero politico. L’accezione usata dal premier è però leggermente mutilata. Esempio : se il premier passa una serata in una lussuosa villa con le escort (e poco importa se a spese dello stato, quindi del “popolo”) è libero di farlo, i giornalisti che denunciano questo atteggiamento non rispettano la Sua libertà e la Sua privacy. Le intercettazioni ? Anche quelle non rispettano la privacy. E la libertà di stampa ? Ce n’è fin troppa nel nostro paese, ha detto di recente. Tradotto : non è ancora riuscito a far tacere tutti i giornalisti.

Mettere le mani nelle tasche degli italiani. Chi mette le mani nelle tasche altrui ? Il borseggiatore, il ladro, il criminale. Questo presuppone, spiega Zagrebelski, che lo Stato che impone le tasse ai cittadini è ladro (ciò che è confermato anche dall’espressione “piove, governo ladro !”) e che tassare più di un terzo degli stipendi è una “rapina”. La conseguenza logica è che evadere il fisco non è affatto illegale, anzi, è quasi un atto di giustizia. Vero è che a nessuno piace pagarle, ma le tasse sono le fondamenta della cittadinanza, che comporta diritti e doveri di solidarietà per tutti, secondo la legge.

Il Potere. Lui li ha tutti o quasi, i poteri : il potere politico, quello economico, quello mediatico, … Eppure dice spesso “Il presidente del Consiglio non ha potere”. Ha persino citato degli pseudo-diari del Duce in cui l’uomo che, dopo Hitler, ha commesso le più gravi atrocità, spiegava che l’unico potere che gli era dato era quello di dire al suo cavallo di andare a destra o a sinistra. Chi ce l’ha secondo Berlusconi il potere ? Nell’ordine : i magistrati, i giudici, i giornalisti. Gente cioè che potrebbe limitare i suoi poteri, indagando su affari illeciti e informando “gli italiani” (non il “popolo” che tanto è impermeabile). Categorie che sono spesso associate al colore rosso, alla sovversione, al comunismo (non alla libertà che è prerogativa sua). Strana associazione anche perché se il potere è in mano agli eversivi, dovrebbe stare attento, potrebbe cadere da cavallo prima di potergli dire se andare a destra o a sinistra.

Popolo. In campagna elettorale sono chiamati “gli italiani”, ad elezioni vinte, sono il popolo, cioè la massa (ha anche una connotazione quantitativa) degli elettori che hanno votato per lui. Quelli che non votano per lui sono i “quattro gatti” che partecipano alle manifestazioni (forse 44.000 gatti, moltiplicati per 100, col resto di due) ; sono i rossi, i comunisti, gli eversivi, ecc. Insomma, quelli che dovevano andare avanti, alla riscossa, ai tempi in cui si pensava che la “bandiera rossa” sarebbe trionfata. Questi ultimi, sempre in campagna elettorale, sono stati definiti dal Premier “coglioni” (“Voto alla sinistra ? Non ci sono tutti questi coglioni in Italia” disse nel 2006), mentre il “suo” popolo è tutt’altro che imbecille, come dimostra la frase, spesso citata, “Gli italiani non sono cosi cretini da non capire…” (notare in questo caso che si rivolge anche ai futuri elettori, come indica appunto l’appellativo “gli italiani”). Storicamente il “popolo” ha anche una connotazione di “umile”, semplice, onesto, povero. Alessandro Manzoni ci racconta come Maria Antonietta informata del fatto che il popolo avesse fame, avesse risposto : “Se non hanno pane, che mangino le brioches !”, a riprova dell’abisso che separava i governanti dalla gente comune (la frase precede di poco la rivoluzione francese, a buon intenditore…). Proprio perché povero e semplice, il popolo è facilmente manipolabile : l’aveva già capito Niccolò Machiavelli, grande stratega politico quando scriveva “Il popolo molte volte desidera la rovina sua ingannato da una falsa specie di bene ; e come le grandi speranze e gagliarde promesse facilmente lo muovono”. E lui non aveva neanche la TV.

Sovranità (vedere anche “popolo”). La sovranità è del popolo, ormai è un dato di fatto. Lo era anche prima, tanto che è stata inclusa nella Costituzione. L’articolo 1 dice infatti “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” anche se Berlusconi dimentica di citare la seconda parte di questo articolo. Ma cosa vuol dire esattamente che il popolo è sovrano e soprattutto la sovranità si trasmette a vita ? Cioè quando il popolo ha scelto di eleggere un presidente del Consiglio, rendendo Lui sovrano, quest’ultimo può fare quello che vuole senza che ai cittadini sia dato di revocarne fiducia ? E se il popolo si rendesse conto di essersi sbagliato ? E se il Re, attraverso il suo operato, dimostrasse di essere una persona diversa da quello che credevano o comunque un cattivo governante ? E’ sovrano solo una volta ogni quattro anni ?

vendredi 8 octobre 2010, par Patrizia Molteni