FOCUS IN - Chi siamo
RICERCA
Une N° 23 Un N° 22 Une N° 21 Une N°20 Une N° 19 Une N° 18 Une N° 17 Une N° 16 Une N° 15 Une 14 Une N° 13 Une N° 12

Accueil > Primo Piano > Aria di crisi > Una recessione prevedibile

Una recessione prevedibile

Intervista a Cedric Thellier, economista presso Nataxis

Cedric Thellier La parola è tratta : “Recessione”. L’annuncio è stato fatto il 14 novembre scorso. I dati annunciati si sono allontanati dalle previsioni. L’Italia ha fatto peggio del previsto con una previsione 2009 del Fondo Monetario Internazionale (FMI) del -0,6%. Perplessità invece sull’annuncio che la Francia l’ha scampata bella grazie ad una crescita dello 0,14% durante il terzo trimestre rispetto al secondo. Persino il Ministro dell’Economia francese Christine Lagarde ha affermato che “La cifra meraviglia, dato che tutti si aspettavano un risultato negativo”. Alcuni economisti hanno risposto con maggior prudenza ai pimpanti annunci mediatici spiegando che in Francia si parla di recessione “tecnica” e che forse i dati sarebbero stati rivisti.
Per capirne, se possibile, un po’ di più abbiamo chiesto il parere di Cedric Thellier – economista presso Natixis*, specialista Italia e zona euro.

Come si spiega la maggior recessione presentata dall’Italia, era prevedibile ?
In effetti l’Italia è più toccata di quanto la maggioranza degli economisti avesse previsto. Dal -0,2% si è passati al -0,5%. E’ sorprendente, le cifre del secondo trimestre sono state riviste da -0,3 a -0,4. Non solo la recessione è molto più marcata ma contrasta con le affermazioni di Berlusconi e Tremonti. Uno dei componenti potrebbe essere la forte regressione del consumo. Ma in generale gli economisti sono stati meno pessimisti dell’FMI e non hanno previsto nessuno scenario di deflazione per la zona euro.
I fondi previsti dai Governi per salvare le banche non possono risultare fastidiosi per i risparmiatori ?
In realtà non si tratta di regali alle banche ma di prestiti con interessi che andranno restituiti. Ad oggi, lo Stato francese ha già messo a disposizione 10 miliardi e mezzo di euro. In Italia invece né Tremonti né Draghi hanno parlato di un sostegno alle banche. Comunque non in modo così esplicito. E’ semmai possibile che un tale sostegno venga ad integrarsi nel piano di rilancio dell’economia pari a 80 miliardi. Un piano ancora allo studio.

Senta, questa crisi economica sembra quasi una “scoperta”, possibile che non la si sia vista arrivare ? C’è addirittura chi grida ad un secondo ’29…
Non ha nulla a che vedere con la crisi del ’29. Per quanto riguarda invece l’annuncio della crisi è l’opportunismo politico che ne ha ritardato i tempi. Si parlava di crescita con una divergenza tra l’opinione degli economisti e quella dei politici. Stavamo infatti arrivando alla fine del ciclo di crescita e già nella seconda metà del 2007 si poteva parlare di crisi inflazionistica con l’aumento del petrolio. Una crisi che è andata accelerando.

E l’Italia come è arrivata a questa crisi ?
Nel 2006-2007 si è assistito ad un miglioramento. Il debito pubblico si è irrobustito grazie alle ricette fiscali ma non è stato fatto alcuno sforzo a livello delle spese pubbliche. Per sforzo si intendono i tagli alle spese correnti. E, a priori, ha giocato anche un’immagine negativa del tandem Berlusconi-Tremonti. Questa volta, tuttavia, sembra che si consideri il rispetto di Maastricht un fatto importante, o almeno che sia politicamente corretto dirlo.

vendredi 6 février 2009, par Luisa Pace