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Una risata li ha seppelliti

Non loro, le vittime delle stragi del 7, 8 e 9 gennaio, lo ha detto per tutti i disegnatori e giornalisti di Charlie Hebdo, la figlia di Wolinski : “papà se ne andato, non Wolinski”. No, piuttosto i “terroristi”, vittime anche loro della povertà e dell’emarginazione, vite ridotte ad avere come unica gratificazione e come unica speranza la gloria di un gesto pazzesco in nome di un profeta le cui parole sono arrivate loro di seconda o terza mano, se mai sono arrivate.
Dice Vinicio Capossela nel testo che ha scritto a caldo : “Nel disegno satirico […] gli uomini cessano di essere orribili, prepotenti, arroganti, e diventano piccole, ridicole caricature”. Si capisce perché hanno voluto colpire la Francia colpevole di “interferire” con le sue missioni nei paesi in guerra e soprattutto perché gli autori di Charlie Hebdo : ma come loro, i fanatici, mettono a fuoco e fiamme l’oriente e sgozzano in mondovisione gli ostaggi, e nessuno li prende sul serio ?
Focus in dedica questo primo piano a Charlie Hebdo e alle 17 vittime di quei giorni, senza nessuna intenzione di far diventare simboli (eroe/antieroe, buono/malvagio) chi, come Charb, Cabu, Wolinski, Honoré, Tignous, si è sempre battuto contro i simboli di ogni genere, né chi, poveretto, non lo merita.
Ci siamo concentrati invece non tanto sulla libertà di stampa, ma sulla libertà tout court - perché di questo si tratta - e sul dopo-Charlie, cercando di capire, per dirla con il seminario delle ACLI, “cosa non abbiamo visto, cosa non abbiamo capito” e che cosa dobbiamo fare ora.
Il sociologo Pietro Pisarra ci invita ad uscire dalla “dittatura dell’evento”, che provoca indignazione e reazioni immediate che poi finiscono lì. Ci parla delle “parole gelate” - identità, sicurezza, scontro di civiltà - che hanno bisogno di umanità per essere “riscaldate”, perché abbiano di nuovo senso. Ci esorta ad uscire da logica dei binomi e dei contrari (amico/nemico ; banlieue=immigrato) e ad aprirci alle identità multiple.
Anche Erri de Luca, ci parla di parole, nel suo saggio-difesa, La parola contraria, scritto in occasione del processo contro di lui per istigazione a delinquere. Con la sua puntigliosa e divertente acutezza ribalta l’accusa : è la lingua italiana la vittima, sabotata nella giustezza e privata della molteplicità dei significati. Erri de Luca si addossa la responsabilità civile di farsi “portavoce di chi non ha ascolto” ma non quella penale che punisce la parola contraria, la libertà di espressione, pur garantita dall’articolo 21 della Costituzione.
Da magistrato (anticorruzione) Mario Vaudano si interroga sul sistema carcerario francese come scuola per la criminalità organizzata mentre la psicanalista Cinzia Crosali spiega il ruolo della “satira” dai tempi dei tempi, insieme sfogo, sovversione, liberazione, modo ideale per creare legami sociali.
Da italiani in Francia, abbiamo voluto infine capire la differenza di cause e conseguenze nei due paesi (“Se fosse successo in Italia ?”) ma al di là di diverse forme di laicità, della gestione politica dei temi di sicurezza e di immigrazione, del trattamento riservato a questi “eventi” da una parte e dall’altra delle Alpi, dai valori fondanti delle nostre due culture, così vicine e così diverse, rimane il fatto che ognuno di noi deve imparare ad usare il suo diritto di parola contraria, riscaldata, libera e sensata per far sì che universi Altri possano coesistere nello stesso pianeta.

In onore di Charlie Hebdo, il primo piano è quasi esclusivamente illustrato da vignettisti italiani (e non solo).
Hanno contribuito : Altan, Mauro Biani, Giuseppe De Lauri, Ruben De Sousa, Fogliazza, Gianni Carino, Giulio Laurenzi, Mav, Munoz, Sergio Staino, Uderzo, Vauro…
Dossier a cura di Patrizia Molteni. Contributi di Pietro Pisarra, Mario Vaudano, Vinicio Capossela, Cinzia Crosali.

mercredi 18 février 2015, par Patrizia Molteni