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Une belle fin : Il valore della vita delle persone

John May è un meticoloso impiegato del Comune incaricato di trovare i parenti di coloro che sono morti in solitudine. Quando il suo reparto viene ridimensionato a causa della crisi economica, John dedica tutti i suoi sforzi al suo ultimo caso che lo porterà a compiere un viaggio liberatorio e gli permetterà di cominciare a vivere davvero la propria vita.


Opera seconda di Uberto Pasolini, da 30 anni in Inghilterra come produttore cinematografico, “Still Life” è stato presentato in anteprima internazionale al Festival di Venezia nel 2013 e ha avuto un enorme successo di critica - che come afferma il regista “l’ha trattato in modo strabiliante e in certi casi, dico sul serio, senza giustificazione oggettiva” - e un incessante passaparola.
Chi è John May ? Chi è l’uomo che assiste solitario a tutti i funerali, in piedi, giù in fondo, mentre si compie l’estremo rituale ?
Restituire a chi non c’è più la dignità di una storia che nessun altro potrebbe più raccontare : John svolge il proprio lavoro con una scrupolosità maniacale. Raccoglie le loro foto in un album dei ricordi, come fossero i suoi. Del resto John non ha nessuno, anche lui sembra morto, rispetto ai vivi mostra però più cuore e passione.
Pasolini ci accompagna dentro l’ossessione buona di quest’uomo senza morbosità ma con profondo rispetto e sensibilità. Sospeso su una nuvola di leggerezza, affidato a un’efficace poetica degli oggetti (la “Still Life” del titolo), il film è un delicato valzer degli addii.
Con la disarmante semplicità della messa in scena, l’ineffabile malinconia del sonoro, la sensibile performance attoriale, il film penetra la materia dura e ottusa dell’esistenza con una forza e un sentimento rari rendendolo un’opera autentica, emozionante e profondamente conciliante.
Ex banchiere e poi produttore e regista, comincia una gavetta vecchio stile : s’intrufola e sfida la produzione di “Urla del silenzio” di Roland Joffé (1984), portando il the agli attori. Seguono la nascita della casa di produzione inglese che punta su “Palookaville” (1995) con Vincent Gallo, il botto con la produzione di “Full Monty” (1998) che porta a casa diverse candidature agli Oscar e l’opera prima da regista, “Machan” (2007).
Still Life, sottolinea il regista, non è un film sulla morte, ma sulla vita, sul valore della vita degli altri. Affronta un tema, quello dell’isolamento, che ha avuto ricadute personali sullo stesso regista : “Quando ho divorziato (l’ex moglie è il compositore premio Oscar Rachel Portman, che ha firmato anche la colonna sonora di “Still Life”) e dopo aver vissuto per 15 anni con tre figlie ora qualche sera torno a casa e la trovo buia, provando un certo tipo di solitudine : mi sono proiettato in quella che deve essere la vita di chi non sperimenta tre ore di solitudine, ma ogni giorno. Dopo questo film, ho conosciuto i miei vicini : sì, Still Life mi ha cambiato la vita”.

mardi 4 août 2015, par Cristina Morello