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Vincenzo Cescut, uomo informato, mezzo salvato

Lo incontro al pranzo dei garibaldini, rue des Vinaigriers. Sto preparando un dossier sui partigiani, annuncio. Mi dà il suo numero di telefono ma mi avverte : “non ci sono quasi mai”. L’aspetto, la vitalità e questa informazione mi fanno dubitare della sua partecipazione alla Resistenza. Ma no, ha proprio 85 anni e l’ha fatta, lui come i suoi genitori e tutta la sua famiglia, nei garibaldini di Villejuif.

Vincenzo Cescut

Il padre era già stato in Francia, subito dopo la prima guerra mondiale, poi era tornato nel 1928. Non era un bel periodo per gli italiani in generale, per gli antifascisti, poi… Chi criticava anche solo a parole il fascismo veniva pestato, gli si faceva bere a forza dosi da cavallo d’olio di ricino e veniva portato lontano da una qualsiasi parvenza di bagno. Dolore ed umiliazione, quando non si aggiungeva la tortura.
Osvaldo Cescut era quindi dovuto venire in Francia. La moglie, con i figli, Vincenzo (detto Nino) e Nora, sono arrivati qualche anno dopo, nel 1931. Vincenzo aveva solo 6 anni.
Tramite i colleghi di lavoro, Osvaldo era entrato a far parte del MOI-FTP, con lo pseudonimo di “Alfred”. Era responsabile del gruppo degli italiani e spesso le riunioni si svolgevano a casa Cescut. Davanti a casa c’era un bar-drogheria, i partigiani entravano lì e uscivano dal retro bottega. In caso di soffiata, c’era ancora un’altra uscita, dal giardino posteriore della casa. Il più piccolo, Gilbert Cescut (che aveva all’epoca 7-8 anni) giocava fuori dal bar con gli altri ragazzini, per controllare che non arrivasse la polizia. Si prestava anche volentieri a portare volantini ai vicini : i bambini non erano mai controllati. Più tardi diventarà un campione di catch, forse proprio grazie a questa infanzia formativa.
A partire dal ’43 si intensificano le “operazioni” dei gruppi F.T.P.. “Alfred”, organizza dei commando a Villacoublay e Orly, il deragliamento di treni nella regione di Evreux, il trasporto d’armi, attacchi a mano armata ai convogli tedeschi nella regione di Dreux. “Ha combattutto con coraggio ed onore” certifica un attestato rilasciato il 17 marzo 1950 dall’Association National des anciens Combattants des Forces Françaises de l’Intérieur Franc-Tireurs et Partisans français.
Manifesto fascista che fa parte del kit "giornata della memoria" di Cescut Nell’aprile del ‘44 Osvaldo e la moglie sono arrestati, davanti ai bambini, dagli Ispettori della Polizia di Vichy. Una “retata” che ha fatto arrestare un’ottantina di italiani nella zona sud di Parigi. Vincenzo era già “grande” (16 anni) e fortunatamente al lavoro quando sono venuti a prenderli.
Lo racconta così la sorella Nora, in una lettera pubblica in cui chiede giustizia per l’affare Touvier, Papon e i loro complici : “Per cominciare hanno messo sottosopra la nostra modesta casetta, cercavano dei documenti relativi alla Resistenza perché eravamo stati denunciati […]. Poi l’interrogatorio, davanti a me e mio fratello di 8 anni […] ogni volta che i miei genitori rispondevano, giù botte. Poi li hanno portati via lasciandoci da soli. Un’angoscia ! Davanti alle lacrime di mio fratello, gli hanno promesso che sarebbero tornati la mattina stessa. Quel giorno non sono tornati, i giorni dopo, neanche. Gli amici ci hanno aiutati e dopo un bel po’ abbiamo saputo che si trovavano alla Prefettura di Parigi, nelle mani di carnefici e che subivano sevizie e torture […] Minacciavano la mamma di fucilare i suoi tre figli se non parlava […] Inutile descrivere la sofferenza, marcata sul corpo e sui volti […]”.
La mamma è tornata dopo tre settimane, “perché non aveva parlato”, dice Cescut con fierezza e dolore : dopo le torture era irriconoscibile, ridotta in uno stato veramente pietoso. Il padre invece è rimasto alla prigione della Santé fino all’agosto dello stesso anno, quando fu liberato dall’F.F.I.. Poco prima della Liberazione un gruppo di prigionieri ha organizzato un’evasione e voleva far evadere anche i prigionieri politici ma i secondini, che ormai sentivano la fine del fascismo vicina, li hanno sconsigliati di seguirli, a ragione poiché gli evasi erano “attesi” e sono stati tutti fucilati a qualche metro dalla prigione.
Vincenzo lavorava come falegname per una ditta che faceva i cantieri per i tedeschi : con tutte le case e gli uffici confiscati c’era sempre qualcosa da costruire, da riparare, della manutenzione da fare. Per lui, munito di un lasciapassare speciale, era quindi più facile avere informazioni e passare inosservato.
Nel ’43-’44 tra Ivry e Vanves era pieno di stranieri, gli italiani stavano piuttosto tra la Porta d’Ivry e la Porte d’Italie. Il sabato sera i giovani andavano al cinema o a ballare, nonostante la guerra, e a una certa ora c’erano fiumane di stranieri che tornavano a casa, a piedi. Con un’amica Vincenzo andava ad attaccare i manifesti oppure, facendo finta di baciarsi appassionatamente, facevano scivolare dei volantini sotto i banchi del mercato, per la mattina dopo. Il messaggio principale : “A bas les boches !”.
All’arresto del padre il suo datore di lavoro gli ha trovato un posto per nascondersi, in una fattoria di sua proprietà. Cescut ha continuato da lì a portare volantini ed informazioni, facendosi tutta la periferia sud in bicicletta.
Poi è rimasto nell’associazione dei garibaldini di Villejuif (ribattezzata “Amicale Franco-Italienne”) di cui oggi è presidente, come è rimasto membro attivo di altre associazioni di combattenti e reduci. E’ lui il portabandiera nelle cerimonie ufficiali come la commemorazione delle vittime dell’Affiche Rouge al cimitero di Ivry. Con altri 5-6 (“siamo rimasti in pochi”, dice), partecipa attivamente alle “giornate della memoria” nelle scuole medie e nei licei in cui va a raccontare ai ragazzini com’era la guerra. Mi fa vedere il “kit” : manifesti fascisti in tedesco e francese, manifesti e volantini distribuiti dai resistenti, libri antichissimi con storie vere di grandi e purtroppo ignoti personaggi della resistenza, giornali d’epoca. Storie che lasciano esterrefatti i ragazzini. “Li faccio anche ridere però, con le storie del mercato nero e dei balli, per interessarli”, dice da gran pedagogo.

dimanche 7 juin 2009, par Patrizia Molteni