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Vittime di un sogno ?


Partono a centinaia dai loro villaggi, da luoghi sperduti nell’Africa, pagano somme esagerate, fanno debiti, a volte tutto il loro villaggio si tassa per pagare il loro progetto, e la direzione di questo viaggio è un’incognita senza garanzie, carica di pericoli e minacce, tra i quali il rischio della morte è fin troppo frequente. Arrivano sulle coste della Sicilia, della Sardegna, della Calabria e della Puglia, attraversano mari in tempesta stipati nelle stive di improbabili barconi. Prima di arrivare al mare, hanno attraversato il deserto, sono stati rinchiusi in baracche insalubri, hanno atteso il loro turno, pagato dai 1500 ai 2500 euro a testa per la traversata. Ammassati nei barconi, uomini, bambini, donne hanno sfidato le peggiori condizioni di sopravvivenza. Sono i nuovi migranti clandestini della modernità. Da dove vengono ? Dall’Eritrea, dalla Somalia, dalla Nigeria, dal Sudan, dall’Etiopia, e poi ancora dalla Tunisia, dalla Libia, dall’Egitto e dalla Siria. Dove vorrebbero andare ? Alcuni si fermano in Italia, molti vogliono raggiungere i paesi del nord dell’Europa : Francia, Germania, Olanda, Inghilterra. Quando arrivano ai punti di imbarco e vedono lo stato fatiscente dei barconi, spesso i migranti non vogliono più partire. Sono costretti con le armi e la forza ad imbarcarsi. La catena dei profitti economici non deve e non può interrompersi. I trafficanti di merce umana sono feroci e gli scafisti terrorizzano i migranti con violenze, torture e sevizie per garantire la loro totale sottomissione. Il governo italiano recupera dal mare i cadaveri e i superstiti dei frequenti naufragi, i centri di accoglienza si affollano e diventano ingestibili, l’Italia chiede aiuto all’Europa, ma nessuno sa come arginare questa nuova piaga che dilaga nel Mediterraneo. Nel 2014 si è registrato il record delle vittime di questi viaggi : 3600 circa tra i migranti affogati e quelli morti nella traversata del deserto o dei paesi di transito.

Nelle acque del mare tra le isole di Lampedusa e di Malta, decine di questi barconi, troppo carichi, troppo vecchi, troppo fatiscenti affondano con il loro carico umano di disperazione e di speranza. Perché questi, sono infatti chiamati, “i viaggi della speranza”. Una speranza e un sogno destinati, quasi sempre, a trasformarsi in un incubo. Questa migrazione clandestina, che ormai è paradossale chiamare clandestina, tanto essa si svolge sotto gli occhi di tutti, produce più vittime delle guerre e di certe catastrofi naturali, ma non ottiene la stessa risonanza.

Un futuro migliore ?

Alcuni dei migranti hanno lasciato moglie e figli in un paese lontano minacciato dalle guerre o dalla miseria. Sono partiti inseguendo l’idea di un futuro migliore, pensando di mandare soldi a casa. L’approdo sulle coste italiche, dopo traversate perigliose, ha inaugurato nuove disillusioni. L’Italia della crisi, delle illegalità, delle politiche fragili, risucchia questa umanità allo sbando, e nella migliore delle ipotesi la riversa nelle file del lavoro nero, nei campi e nei cantieri dove si lavora dieci ore al giorno senza protezione sociale e sanitaria. La trappola è scattata. Non si può tornare indietro : non solo perché mancano i soldi per farlo, ma anche perché non si può, dopo mesi o anni di fatiche, tornare da perdenti nel luogo di origine, quello da cui si è partiti per seguire un sogno di riscatto. Ci si chiede come sia possibile che questi flussi migratori siano sempre più numerosi a dispetto delle informazioni catastrofiche sul loro esito. Che cosa spinge, queste persone a sfidare anche la morte pur di giungere in Europa ? Le guerre e la miseria diffuse nei loro paesi sono l’unica ragione valida ? Molti migranti arrivano sulle coste dell’Europa attratti dalla promessa di un diritto a un benessere che li sollevi dalla loro vita di stenti. Poi, come per innumerevoli altre migrazioni della storia dell’umanità, questa promessa è disattesa. Chi ha fatto loro questa promessa di felicità ? La pubblicità di caroselli consumistici, attraverso la televisione, internet e i cellulari, arriva nei più reconditi e poveri angoli del mondo e crea sogni e speranze di Eldoradi a portata di mano. Tuttavia, i modi di godimento non si mescolano così facilmente. Lacan lo ha preconizzato nel 1967 quando prevedeva una ascesa esponenziale del razzismo e delle segregazioni, proporzionale allo sviluppo dei mercati comuni [1] . La segregazione in questo senso sarebbe il risultato della riorganizzazione dei gruppi sociali attraverso il processo di universalizzazione promosso dal discorso della scienza [2] Ma come un processo di universalizzazione può produrre segregazione ? Sembra un controsenso. Eppure è proprio il discorso della scienza, e principalmente quello delle scienze economiche a stabilire questo legame. Le scienze economiche gestiscono i mercati e i modi di consumazione, controllano quindi i modi di godimento. Nessuna eccezione viene tollerata, tutto è “scientificamente” previsto e controllato : la produzione dei beni e degli oggetti così come i bisogni dei consumatori. Alla base del razzismo non c’è lo scontro delle civiltà ma lo scontro dei godimenti. La diversità dell’Altro, così difficile da sopportare è prima di tutto diversità del suo modo di godere : di far la festa, di mangiare, di divertirsi, di amare. Ogni tentativo di normalizzare il godimento dell’altro, del profugo, dell’emigrante, del diverso, produce effetti di segregazione e razzismo. Ecco dunque apparire i nuovi campi di concentramento della modernità creati per “accogliere” i migranti clandestini che arrivano dal mare : i terrificanti Centri di accoglienza e di identificazione, circondati da filo spinato, sbarre e polizia, dove si ammucchia questa merce umana così insituabile e così scomoda.
I nuovi campi di concentramento esprimono la difficoltà che abbiamo a sopportare chi gode in modo diverso da noi. Al tempo dei godimenti egocentrici risulta difficile confrontarsi con il tempo dell’Altro, con l’imprevisto, con l’impensabile, con il rischio. Il migrante clandestino rappresenta tutto questo, è animato da un’urgenza e da una diversità che fa esplodere ogni calcolo di garanzia, di sicurezza e di previsione.
L’incontro con la diversità dell’Altro, e con il suo modo differente di godere, sempre eterogeneo, è un’occasione per gli esseri parlanti di rompere con la necessità di un godimento super-egoico ripetitivo e illusoriamente illimitato per accedere alla contingenza sempre imperfetta, incompleta, e per questo inedita.
L’odio per il diverso, l’immigrato, lo straniero, si sviluppa quando egli si avvicina troppo a noi, con i suoi modi diversi di godere. L’intolleranza dell’Altro comporta qualcosa di più dell’aggressività. Essa diventa odio perché punta al reale nell’Altro. E’ odio aggravato anche dall’idea che l’Altro ci abbia rubato un po’ di godimento. Così i migranti clandestini che arrivano nelle città italiane o europee, sono misurati sul costo che hanno per la collettività, si valuta quanto pesano sul bilancio nazionale, quanti posti di lavoro porteranno via ai nativi, quanto approfitteranno dell’assistenza, degli aiuti senza fare fatica, infine quanto e come godranno alle spalle degli altri. Ogni volta si tratta di un po’ di godimento rubato. Eppure questo furto di godimento è lo specchio di ciò che è già dentro di noi. Secondo lo piscoanalista Jacques Alain Miller è questa la ragione del razzismo : “L’Altro è l’Altro all’interno di me. La radice del razzismo è l’odio del proprio godimento. Nient’altro che questo” [3] .
La storia ci mostrerà se i nuovi migranti clandestini sono destinati a occupare il posto di vittime sacrificali o se il loro incontro con gli “ospitanti” potrà intaccare i malintesi e le contraddizioni di ciascuno, aprendo strade d’invenzione e di scoperta.
L’Italia, per ora paga lo scotto di una politica completamente inadeguata ad assorbire la complessità di un fenomeno che non sembra pronto a esaurirsi.


[1Cf. : Jacques Lacan, « Proposition du 9 octobre1967 sur le psychanalyste de l’École », Autres écrits, Seuil, 2001, p. 257

[2cf. : Idem.

[3Miller J.-A. 1985 Extimité 22.11 1985. Inédit.

dimanche 24 mai 2015, par Cinzia Crosali