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Vivere il territorio : il bello dell’Italia

Focus in dedica questo primo piano all’Italia sostenibile, quella che abbiamo visto durante l’Expo omonima del 13-14 giugno scorso, punta dell’iceberg di un Belpaese e dei suoi belpaesani che sono molto più belli di quanto si possa pensare. Una serie di esempi virtuosi che - per mancanza di mezzi - rimangono confinati in un locale senza sbocchi, quando l’internazionalizzazione è l’unica via di sopravvivenza. “Internazionalizzazione” forse non è la parola giusta, di fronte a realtà fortemente ancorate al territorio. Viene in mente piuttosto la “glocalizzazione”, secondo la definizione di Roland Robertson, “l’universalizzazione del particolare e la particolarizzazione dell’universale” : in parole povere mentre la globalizzazione tende a uniformare, a rendere tutto omogeneo, dissimulando il locale, la glocalizzazione considera le peculiarità del territorio e la diversità elementi fondamentali di un’identità globale.
Tra le strutture che abbiamo potuto conoscere a Italia sostenibile, da diverse regioni d’Italia (l’Appennino tosco-emiliano, il Molise, la Calabria, la Sicilia), a cavallo tra il turismo e l’enogastronomia, emerge un filo conduttore : il territorio. Che è tutto : risorsa agricola ed economica, fattore determinante di cultura e di socialità (i montanari non sono come i valligiani), collante tra persone, storia e memoria. Un territorio che è stato anche vilipeso e straziato, che si è vendicato prima di cominciare ad essere trattato con il dovuto rispetto.
Le cooperative presenti a Italia sostenibile hanno fatto questo : hanno dimostrato che si può lavorare “con” il territorio, che è insieme la terra e le comunità che la abitano con i loro antichi saperi, le loro tradizioni e le loro forme di socialità. “Quello che per decenni è stata definita arretratezza - ad esempio la scarsa cementificazione o la generosità delle persone - sta diventando valore”, dice Roberto Li Calzi (Galline Felici), fautore di una “rivoluzione gentile” in cui finalmente gli interessi della “rete” verranno prima su quelli dei singoli, superando gli individualismi e gli egoismi della società attuale. Da qualche lustro, in Italia ed un po’ dappertutto, si ritorna a forme di economia cooperativa, al villaggio “glocale” inteso come comunità e solidarietà, come illustra tra l’altro il film “Varvilla” di Valerio Gnesini. Forse un ritorno alle origini, ma aggiungendoci quel rispetto e quella dignità frutto di lotte, di sacrifici, a volte di morti. Anche il turismo prende sempre più la forma di “ospitalità diffusa” per visitare, oltre alle bellezze naturali del paese anche la sua “anima”, fatta di popoli, di culture e di tradizioni.
Lo spopolamento delle zone rurali a vantaggio di agglomerati urbani economicamente più promettenti ha influito sull’emigrazione interna e soprattutto estera. Ancora oggi uno dei problemi principali è di “far rimanere i giovani” e far tornare “i pezzi di comunità che la Storia del ‘900 ha separato”, come dice Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Ai giovani che hanno il coraggio di resistere in Italia, sono dedicati, per esempio, tutti gli sforzi di Service Coop Molise, fondata da uno, l’On. Franco Narducci, che da più di 40 anni vive all’estero e che ha voluto fare qualcosa per la propria terra, per chi ci vorrebbe rimanere e per chi ci vorrebbe tornare.
Questo secondo semestre del 2015 punta i riflettori sulla necessità di cambiare stili e comportamenti di vita, con il “nutrire il pianeta, energia per la vita” di Expo 2015 e la conferenza mondiale ONU sul clima di Parigi (Paris Climat 2015). Un appello a far rete, al mutuo soccorso e alla solidarietà, al rispetto per la terra e i suoi abitanti … un po’ in contrasto con quello che sta succedendo alla Grecia, culla della cultura e della democrazia europea. Speriamo che oltre alle paillette e cotillon dei soliti noti, possano trovare voce e spazio anche queste piccolissime e validissime realtà glocali.


Dossier a cura di
Patrizia Molteni, Antonio Canovi, Francesco Forlani.
Foto : Orazio Sparano, Cristina Morello e Mariachiara Verrigni. Immagine a sinistra : Sabrina Melella.

mardi 4 août 2015